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La campagna di Francia di Di Maio e il voto in Sardegna

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

21 Gennaio 2019 alle 18:03

La campagna di Francia di Di Maio e il voto in Sardegna

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Un brivido a cena, mentre state lì a chiacchierare in questo inizio di settimana sentitevi anche parte di un rischio globale, ben identificato e ben definito come "rischio Italia". Ne ha parlato a Davos Christine Lagarde a nome del Fondo monetario internazionale, e quindi del maggiore indicatore di tendenze per gli investimenti mondiali. In cima alle preoccupazioni ci siamo noi italiani e la Brexit, siamo quelli che possono combinare più casino di tutti. Ovviamente per l'Italia, come per la Brexit a essere onesti, non sono determinanti i dati economici di base a creare incertezza e problemi ma sono esclusivamente le scelte politiche. In entrambi i casi ci si è messi nei guai da soli, per scelte caratterizzate dall'ideologia dell'anti-ideologia, cioè adottando i criteri asfittici della demagogia: chiudiamoci, stiamo tra noi, prima gli italiani e neanche tutti, piccolo è bello, gli altri sono cattivi e tutto il repertorio. La lettura, appunto, è da brividi. Ecco il testo del Fmi.

 

Cose che non portano bene, fare i cattivoni minacciosi con le istituzioni economiche internazionali quando si è pieni di debiti.

 

 

Ecco causa ed effetto messi in fila come si deve.

 

  

A proposito, da un ex del Fmi, che non ama rispondere a caldo ma preferisce guardare prima i numeri e quindi arriva con calma a replicare sulla buffonata del boom economico dimaiano:

 

 

Un caso fra tanti, e chissà poi che non abbiate a cena qualche avvocato, di danni provocati dal condono fatto con l'accetta. Potreste dire: ecco che succede quando fai i condoni con le casse degli altri. Gli avvocati spiegano che il loro istituto previdenziale non reggerebbe alla applicazione del condono "saldo e stralcio" per i contributi non pagati.

  

C'è poi la campagna di Francia di Di Maio, parallela a quella di Salvini, entrambi all'attacco del nostro secondo partner commerciale al mondo, paese in cui vivono 700mila italiani, paese amico come si è amici tra paesi, culturalmente integrato con noi nel modo in cui ci si può integrare culturalmente. E invece i due vicepremier partono all'attacco su argomenti oggettivamente ridicoli, usando la storia senza conoscerla, ammucchiando frasi senza senso sulla "moneta coloniale" Come si dice nei sommari: critiche dall'opposizione.

 

Praticamente tutti gli analisti professionali di bugie politiche e giornalistiche si sono scatenati sul florilegio di falsità attorno alla moneta coloniale francese citata da Di Maio e replicato da Di Battista davanti a un attonito e non pronto a replicare Fabio Fazio. La questione porta anche a un possibile intervento della commissione di vigilanza Rai, quasi in funzione sostitutiva del conduttore poco incline alla contestazione immediata della bugia.

  

   

Arma grillina da talk qualora si discuta di opere pubbliche e specificamente di Tav: non bisogna finanziare grandi cantieri nel Nord ma destinare soldi al Mezzogiorno. Un deputato Pd riferisce però, ed è un dato di fatto aldilà delle tensioni tra maggioranza e opposizione, che il Cipe in epoca di governo gialloverde ha bloccato proprio una importante opera in Sicilia, già approvata in passato e con cantieri già individuati.

   

 

Il voto suppletivo in Sardegna, nel collegio tra Cagliari e Villasimius, mostra la propensione degli elettori a scegliere con ampia libertà e mette in luce la poca carica di partecipazione anche in presenza di una forte mobilitazione dei leader nazionali (tutti presenti nel collegio sardo in campagna elettorale) e anche in presenza di una fase di forte comunicazione, con spesso tratti propagandistici, da parte della maggioranza. Dovrebbe colpire non tanto l'astensione in sé ma il fatto che a non votare, a non esprimere neanche un po' di sostegno, sia una delle zone d'Italia in cui provvedimenti come il cosiddetto reddito di cittadinanza e la finestra per gli anticipi pensionistici detta quota 100 possono avere notevole applicazione. Soprattutto il primo è, stando alle statistiche, uno strumento potenzialmente molto utilizzabile in Sardegna, lo stesso vicepremier Di Maio si era spinto a dire che nell'Isola più di 220mila persone ne avrebbero beneficiato. Un numero gigantesco se comparato alla popolazione sarda. Un numero che però non trova un corrispondente nella scarsa propensione al voto in occasione delle suppletive. E poco conta la delusione per il voto precedente, in cui gli elettori 5 stelle avevano mandato a Montecitorio il navigante Mura riluttante però alle attività pratiche della politica e perciò espulso dal movimento. Nella logica grillina l'espulsione e il voto riparatore che a essa è seguito sarebbero dovuto essere un'apoteosi della trasparenza e della macchina moralistica a 5 stelle: caccio rapidamente il reprobo e do agli elettori una rapida possibilità di pronunciarsi di nuovo. Invece niente da fare, gli elettori non si sono presentati, i destinatari del sussidio ai disoccupati poveri (più probabilmente, tra l'altro, stabili in Sardegna anche durante l'inverno e quindi privi anche del problema del rientro dal continente per votare) non hanno ricambiato le attenzioni e e le elezioni sono andate come sono andate, mettendo forse in evidenza anche le peculiarità del centrosinistra sardo da cui però si potrebbe imparare qualcosa anche per il centrosinistra nazionale.

 

 

I buoni prodotti italiani da tutelare, le sagre come occasione per conoscere il territorio.

 

Un po' di sassi in circolo e gli archeologi vanno in tilt.

 

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