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Il segreto di Pulcinella sulla Tav e i risultati delle elezioni in Congo

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

10 Gennaio 2019 alle 17:53

Il segreto di Pulcinella sulla Tav e le elezioni in Congo

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli (foto LaPresse)

Ieri dicevamo, avviandoci a cena, che c'era il rischio di trovare il programma di governo nella stessa condizione degli gnocchi (oggi poi è giovedì) quando si attaccano durante la cottura, creando uno gnoccone unico ingestibile e forse anche indigeribile. Oggi la conferma, con tutti i punti controversi o semplicemente irrealizzabili tutti incollati tra loro e tutti oggetto di un rinvio tattico ovvero dell'arte in cui eccelle il governo del cambiamento (di data).

  

A tutto ciò oggi si unisce la mossa di Toninelli sulla Tav, con lo scontro ormai aperto dopo che si è svelato il segreto di Pulcinella sulla analisi costi benefici e quindi dopo che si è preso atto dell'orientamento negativo del ministro concentrato. La risposta arriva dalla città, dalle forze produttive, dalla regione, dai lavoratori delle costruzioni. Ed è durissima. Sabato c'è la manifestazione a Torino dei Sì Tav, mentre i sindacati preparano la protesta di migliaia di operai ormai molto preoccupati per il mantenimento del loro lavoro, il presidente della regione Piemonte, Chiamparino, prepara un referendum sul tema e vorrebbe chiamare a pronunciarsi i cittadini delle regioni del nord, le associazioni imprenditoriali sono schierate con tutto il fronte della protesta contro il ministro. A trovarsi in posizione scomoda, presa in contropiede, è la Lega. La sua partecipazione al governo la espone senza appello alle contestazioni dei Sì Tav e non ci sono distinzioni o atteggiamenti muscolari che tengano. Tra l'altro in Piemonte ci si prepara alle regionali e l'imbarazzo è forte nel centrodestra tra i Sì Tav senza esitazioni di Forza Italia e i Sì Tav a parole (ma al governo con i No Tav) della Lega... Va bene che il candidato, stando agli accordi generali, dovrebbe essere di Forza Italia, ma basterà? Oppure sarà, un po' a sorpresa, il Pd a beneficiare del bacino elettorale favorevole al mantenimento dell'Italia e del Piemonte nei grandi corridoi del trasporto europeo?

 

Se i governi si arrabbiano per le critiche di Moody's ora devono cominciare a temerne anche i complimenti. L'agenzia di rating si è messa a studiare i bilanci degli enti locali e ha emesso un giudizio migliorativo sulle loro emissioni di titoli. Bene, dirà qualcuno, ma girando pagina si scopre che questa inattesa promozione arriva grazie alla rimozione dei vincoli all'imposizione locale e quindi, stima Moody's, ora i comuni alzeranno le tasse di circa 2 miliardi complessivi. Bene per gli investitori, meno bene per i contribuenti. E forse pure i partiti di governo qualche pensierino dovrebbero farlo.

 

Claudio Baglioni senza farla tanto lunga, dice le cose che si devono dire sui migranti e soprattutto le pensa. La Lega e il suo capo non colgono l'occasione meravigliosa di una resipiscenza pop, che avrebbe consentito loro di ridiventare umani non con le maniere chic ma appunto col popolarismo baglioniano. E restano fuori dall'Ariston, se ci passate la metafora, sempre più arrabbiati, senza musica, senza allegria. Addirittura c'è una direttrice di RaiUno che fa l'epuratrice e fulmina il re della canzone inclusiva, facendo però male a se stessa e alla sua rete senza scalfire il mito di "Strada facendo". Parlatene, anche in preparazione delle cene per le serate sanremesi.

 

Beppe Grillo non ne può più dei grillini, ma è triste che tutto il suo risultato politico sia di essere diventato una specie di anti Casalino. La ministra omonima, ora che il fondatore del partito che la ha portata in Parlamento e poi al governo ha rivisto il giudizio sui vaccini per passare al campo della scienza, potrà mettere a frutto la elasticità semantica del suo "obbligo vaccinale flessibile" e quindi dire che lei è comunque sempre d'accordo col capo.

  

Ma soprattutto perché fare questa figura di merda andando al Tar? Ma lascia 'sta casa, elegantemente, e tanti saluti. Così invece figura da pulciara, come si dice a Roma, raddoppiata.

 

Non solo Sì Triv i norvegesi (quelli che sponsorizzano l'auto elettrica), ma pure un po' incavolati se qualcuno gli tocca gas e petrolio, pure se quel qualcuno si chiama Putin. 

 

 

In Congo vince l'opposizione.

 

  

A Parigi aria di casa, sembra di stare a Roma. Ma perché, lo chiediamo a Galli della Loggia, l'Europa con la sua storia e le sue fantastiche acquisizioni democratiche e progressiste non riesce a mettere d'accordo tassisti e Ncc?

 

 

E non ci sono solo i cinghiali tra i problemi faunistici.

 

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