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Il contrattacco di Di Maio a Draghi. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere cosa succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

26 Ottobre 2018 alle 18:26

Il contrattacco di Di Maio a Draghi. Di cosa parlare stasera a cena

Foto LaPresse

Luigi Di Maio è totalmente in confusione, vorrebbe confrontarsi con Mario Draghi, provare a contestare le scelte di politica monetaria del presidente della Bce ma non sa, letteralmente, di cosa sta parlando. Blatera di "tifare Italia" di non mettersi di traverso, tutte affermazioni senza senso. Perché rivolte a chi ha nella sua indipendenza dai governi non un semplice scudo, ma proprio l'essenza del suo mandato (non solo il suo, ma di tutta la banca, di cui il presidente non è il capo, ma una guida rigidamente inserita nelle regole statutarie). Come farglielo capire? Provateci a cena, tanto qualche sostenitore delle teoria di Savona spunta sempre. Magari fate l'esempio dell'indipendenza dei magistrati, oppure ricordate al governo del contratto che con la Bce c'è un rapporto, appunto, rigorosamente vincolato dallo statuto e dalla garanzia che quello statuto è contenuto in un trattato internazionale. Però la sensazione è che non se ne venga fuori e che il governo italiano si sta mettendo fuori dalle regole e fuori dalla prassi di correttezza e affidabilità, regole e prassi che consentono di stare ai tavoli internazionali.

  

Draghi intanto oggi parlava alla Banca centrale belga e lì ha ribadito l'elemento costitutivo dell'indipendenza per una banca centrale.

 

Attenzione poi, i due personaggi sono quello che sono, ma hanno posizioni importanti e pesano nel dibattito interno alla maggioranza, e quindi se Carla Ruocco e Elio Lannutti dichiarano totale contrarietà al decreto fiscale (cui la Lega tiene moltissimo e sul quale ha già ceduto il massimo che poteva cedere), in condizioni normali, si sentirebbe aria di crisi. Ruocco è presidente di commissione e dovrà esaminare il decreto. Allora, o le sue sono affermazioni tattiche oppure la collisione è inevitabile.

  

Distinguere il profilo vero del titolare del ministero da quelli fake non era nel contratto di governo. Urge la distribuzione a tutti gli uffici stampa e ai responsabili web dei ministeri gialloverdi di una copia di Fake Republic di Romana Ranucci per potersi orientare tra veri e falsi profili.

 

 

Anche perché, come ben documentato dal Foglio, le notizie vere, da fonti attendibili, relative al mondo reale, riguardanti fatti realmente accaduti, al Mise (ministero per lo sviluppo economico, retto, assieme al lavoro, da Di Maio e non da Di Malo) danno un po' ai nervi e si tenta di tenerle lontane. 

  

A inizio 2019, dopo un po' di trattati disdetti, si vedranno Trump e Putin. Almeno in questa occasione Putin non riceverà richieste di, né dovrà rispondere a surreali domande su, acquisto di titoli di stato di altri paesi.

 

 

E visto che stiamo parlando di Stati Uniti ecco uno sguardo alle prospettive dei candidati democratici di mid-term:

 

 

Ma sarà duretta per i dem, perché l'economia negli Stati Uniti va forte. Il dato del terzo trimestre è superiore alle attese. Gli effetti del sostanziale taglio di tasse cominciano a manifestarsi, mentre gli accordi commerciali che Trump mantiene in vita, malgrado la sua oratoria protezionista, fanno il resto. E i dati sulla crescita americana, a dimostrazione del fatto che al protezionismo del presidente in realtà non crede nessuno, hanno tirato verso l'alto tutte le borse del mondo, dando anche una mano a Milano partita particolarmente male e facendo rifiatare, per modo di dire, anche lo spread italiano.

  

 

E c'è un arresto per i pacchi-bomba anti dem.

 

 

Ma qui i guai sono ben più profondi. Ecco l'analisi di Blanchard e Zettelmeyer sulla manovra di bilancio italiana, definita un caso di espansione (delle spese) che comprime la crescita. 

 

Il grave incidente della metropolitana di Roma lascia non solo la sua conta di feriti. La figuraccia aggiuntiva con cui varie autorità italiane hanno incolpato i tifosi russi si sta rivelando sempre meno gestibile. La sindaca e il ministro dell'Interno sono le persone più esposte, per aver rovesciato sulle vittime di un guasto la responsabilità che invece è tutta di chi gestisce quegli impianti. Virginia Raggi non può pensare, nel suo ruolo di sindaca, di poter chiudere qui la vicenda.

 

 

A proposito di Roma, di sgomberi che non si fanno (Casapound) e di sgomberi efficientissimi e spietati.

 

  

Decisione che ha un certo peso, anche, anzi soprattutto, nei rapporti interni al centrodestra, e Toti apre subito un fronte polemico.

 

 

Ma il vero tema di cui parlare è logistico: orari dei treni, possibilità di parcheggio per chi volesse venire in auto, scelta di cose da vedere à coté, alberghi e ristoranti per prolungamento permanenza. Insomma tutto ciò che riguarda una massiccia partecipazione alla Festa Fogliante con tutto l'ottimismo che ne consegue.

 

 

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