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L'avvertimento di Oettinger e l'attentato in Crimea. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere cosa succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

17 Ottobre 2018 alle 17:51

Gunther Oettinger

Gunther Oettinger (foto LaPresse)

Il commissario Ue Oettinger dice che la manovra avrà bisogno di modifiche, che ci sono delle difficoltà e che si chiederanno chiarimenti a Roma.

 

Il tutto mentre i calcoli fatti bene, le precisazioni, gli eventuali cambiamenti, le considerazioni che ciascuno farà, portano a credere che tutti questi strumenti nuovi per andare in pensione prima o per avere un sostegno al reddito verranno utilizzati molto meno di quanto si pensi. Quindi avremmo il danno procurato dalla diffidenza dei mercati e insieme un beneficio molto limitato. Tanto per capirsi, secondo i calcoli (attendibili) di Tito Boeri, presentati oggi in Parlamento, uno statale a reddito medio andrebbe sì in pensione a 62 anni anziché più tardi ma con una penalizzazione anche di 500 euro al mese. Questi e altri numeri Boeri li ha presentati in commissione, prendendosi anche qualche insulto dai parlamentari seguaci del capo politico Luigi Di Maio.

  

Cercate qualche altro argomento per una critica delle modifiche pensionistiche? Ecco un dato che mostra come, favorendo i pensionamenti anticipati, si stia non solo scassando la tenuta dei conti ma anche danneggiando ulteriormente le fasce sociali colpite di più dalla povertà.

  

 

Un segnale arriva dal mercato, si esaurisce l'azione calmante delle parole di Draghi, forse si apre qualche crepa nel fronte americano che stava comunque dando una mano con acquisti di Btp, e subito c'è la risalita di spread e rendimenti. Niente di straordinario, la solita salitina che però potrebbe portare a un posizionamento intorno a quota 320 del "campo base" della cordata che sta dando la scalata alla pericolosissima quota 400. Il tutto, poi, mentre non c'è traccia di altre tensioni, che non siano quelle create internamente dal governo del cambiamento. E dire che il prof. avv., con tono appunto professorale, aveva detto che non appena gliene fosse stata data l'opportunità avrebbe spiegato la manovra ai suoi omologhi europei e avrebbe fatto capire loro in che modo si tenessero insieme deficit con riduzione del debito, assistenzialismo e sviluppo, pressione fiscale e crescita. A quanto pare, però, o la lezione non è stata ascoltata oppure il prof. non ha convinto. E ora comincia una fase malinconica di gestione della manovra, in cui assisteremo a tentativi di piccole marce indietro, a opportuni ritardi di applicazione, a ridefinizioni del campo di azione, mentre diventerà più difficile, giorno dopo giorno, mantenere quel poco di credibilità residua. Mentre si mette in discussione anche quel poco su cui confidavano gli imprenditori, a costo di spendersi in qualche atto di riverenza verso il governo. 

 

 

A proposito, leggetelo bene il sondaggio dell'Eurobarometro, anche per evitare la versione strumentale, tesa a dimostrare che gli italiani sono anti-Europa più che mai. Non è così, anzi, il giudizio negativo sull'appartenenza all'Ue, in realtà, diminuisce il suo peso. Mentre il sostegno all'euro è largamente maggioritario (se si applicassero queste percentuali nei talk show e nella scelta dei loro ospiti vedremmo programmi completamente diversi).

 

Potrebbe anche essere una buona occasione per ragionare dello sviluppo del settore (tra l'altro c'è da tremare al pensiero delle trasformazioni, ormai vicine, che porteranno a cambiare molte motorizzazioni attuali) ma si sente già ora l'odore del dirigismo e della propaganda. Anche perché le convocazioni sindacali al ministero si fanno o per i tavoli di crisi o quando c'è da sbloccare trattative. Ma sempre ascoltando entrambe le parti, rispetto alle quali il ministero si pone sempre come mediatore o come fornitore di soluzioni di mediazione (c'è una piccola differenza), e mai però come primo agente o come sostituto del dialogo tra le parti. Ne parleremo, sperando che il ministro dello sviluppo non si atteggi a visionario. 

 

Fieramente i 5 stelle rivendicano la condanna accanto al condono. Volevano il carcere per gli evasori, intanto lo ottengono per chi fa dichiarazioni mendaci nel chiedere la sanatoria fiscale.

 

E su Genova pure i dimaiani tentano di tenere assieme capra e cavoli, cioè rottura con Autostrade e velocità dei lavori (oltre al rapporto decente con il commissario Bucci).

  

Michele Emiliano (quasi) solo coi No Tap, anche se una parte dei 5 stelle prova comunque a cavalcare politicamente la protesta contro il tubone del gas. La strategia andrebbe rivelata e sbertucciata: fare due ruoli in commedia, sia i protestatari, sia i gestori pragmatici del potere. E così massimizzare il consenso nella fase dell'urlo e poi avere anche il ruolo dei realizzatori (succede con Ilva, Tap, e, nel caso di Virginia Raggi, ci si sta provando, salvo intoppi giudiziari, con lo stadio della Roma). Oppure non è una tecnica ma qualcosa che assomiglia a una specie di disturbo della personalità, come osserva Luciano Capone in uno scambio di tweet che aveva per oggetto i propositi di riduzione del deficit, enunciati nel draft budgetary plan e smentiti nello stesso documento e in altri documenti di politica economica.

 

 

Ma che roba è? Quale rimbambimento generale può portare a diffondere il nome di un bambino la cui famiglia non ha pagato il servizio mensa? Ma, come si dice a Roma, che vi dice il cervello (lasciando stare il cuore)?

 

L'orrore, con modalità solitamente "americane", dalla Crimea.

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