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Il voto dell'Europarlamento su Orban e copyright. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

12 Settembre 2018 alle 18:43

Il voto dell'Europarlamento su Orban e copyright. Di cosa parlare a cena

Foto LaPresse

L'Europa fa la cosa giusta sul copyright, riconoscendo il principio del valore, intestato agli autori e agli editori, della creazione intellettuale. I grandi campioni del web, a giudizio di questa newsletter da apericena, magari strepiteranno un po' ma saranno poi lesti a cogliere l'occasione offerta e cioè la possibilità di legittimare in pieno la loro presenza sul mercato, diventando le piattaforme obbligate per tutti, e scongiurando la concorrenza di nuovi entranti spregiudicati e pronti ad approfittare, in modo ancora più violento, della ricchezza creativa di cui ci può apprezzare in rete senza pagare pegno. Semplicemente il principio è che il mondo del web è liberissimo, come nei paesi in cui vigono democrazia e stato di diritto è libera l'espressione del pensiero. Ma con un'aggiunta molto semplice: si è tutti liberi di esprimere il proprio pensiero, ma serve qualche accortezza quando si esprime il pensiero degli altri (e particolarmente se se ne ricava un guadagno economico). Fatta questa precisazione valutate le affermazioni di Luigi Di Maio e degli altri 5 stelle che attaccano il voto europeo perché portatore di censura, di controllo sul pensiero, di misteriose autorizzazioni cui verrebbe sottoposta l'espressione delle idee. Comunque se ne avete voglia leggete i passaggi fondamentali della riforma europea del copyright, così potrete rintuzzare il commensale livoroso.

 

Ma soprattutto, c'è il voto del Parlamento europeo con cui si mette in mora l'Ungheria e il suo premier Viktor Orban per essere usciti dalle regole fondamentali dello stato di diritto (e ora tenete d'occhio la Polonia).

 

Ma che succede con Luigi Di Maio? Ultimamente il capo politico sembra meno capo e troppo (o poco) politico. Si butta, come sempre, nelle intemerate contro il mondo, contro i giornali, contro il Parlamento europeo, contro la politica europea, contro le aziende, contro la libertà dei commercianti. E vabbè, fino a lì ci saremmo abituati. Diventa più interessante, e preoccupante, quando si butta contro il mitico ministro Giovanni Tria e addirittura lancia ultimatum a nome della sua grande operazione di scambio tra sostegno al reddito e sostegno politico a favore dei 5 stelle. In poche parole mette in crisi la credibilità che Tria era andato costruendo a partire dall'Ecofin di Vienna, e i mercati, sopiti negli ultimi giorni, si rifanno subito nervosi, anche perché il dato sulla produzione industriale indica per l'Italia brutti presagi e una altrettanto preoccupante tendenze a divergere dalla ripresa europea.

  

Il presidente Sergio Mattarella ricorda che "nessuno è sopra la legge", Matteo Salvini butta lì che lui andrà avanti con le chiusure dei porti (mettendosi quindi di fatto contro la legge, ma lui sostiene che anche le navi con i migranti sono contro la legge, e la cosa si ingarbuglia).

 

 

Il decretone per Genova si fa complicato, ma ci "hanno lavorato nella notte". Mentre il Milleproroghe estivo arriva al voto di fiducia, tra le proteste.

 

Tanto poi parlate di smartphone, rinnovando l'antica disputa tra amici e nemici della mela morsa.

  

   

E qualcuno certamente (magari in cene senza bambini) proporrà, in modo ridanciano, il tema del giorno. Ma attenti perché si parte scherzando ma non si sa dove si va a finire mettendo in campo bambole, sesso a pagamento, luoghi di incontri. Insomma l'effetto "perfetti sconosciuti" è in agguato.

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