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I dubbi del Fmi sull'Italia e il tempo del grande golf. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

18 Luglio 2018 alle 18:54

I dubbi del Fmi sull'Italia e il tempo del grande golf. Di cosa parlare stasera a cena

Foto LaPresse

Finalmente un confronto nel merito, senza mediazioni spettacolari, senza tatticismi. Confindustria manda in commissione il suo direttore generale, la tosta Marcella Panucci, e per il decreto di Di Maio arrivano critiche puntuali e puntute, andando oltre alle contestazioni tecniche provenienti da Inps e Ragioneria. Ne nasce ovviamente un caso anche politico, con Di Maio che replica ( non nel merito). Ma, appunto, prima bisogna restare ben saldi, anche in eventuali conversazioni a cena, nella parte delle critiche confindustriali al provvedimento che attengono alle reali dinamiche del mercato del lavoro e delle scelte delle aziende. "Il decreto rende più incerto e imprevedibile il quadro delle regole, disincentivando gli investimento e limitando la crescita". Ecco, proprio ciò di cui non avremmo bisogno. Di Maio la butta in politica caciarona e parla di "terrorismo psicologico per paura di cambiare". Cioè fuffa dimaiana contro logica confindustriale.

 

Il tutto poi mentre, a proposito di investimenti disincentivati e crescita limitata, il Fondo Monetario esplicita nel documento preparatorio per il G20 (che poi è il formato di incontro internazionale che piace ai sovranisti più del G7) che l'Italia è più esposta di altri paesi a choc finanziari o dei mercati reali e quindi non dovrebbe adottare misure espansive attraverso il deficit (intenzione del governo) ma dovrebbe approfittare di questa pur piccola fase di crescita per migliorare i conti dello stato.

 

Ma come spiegare al G20, o al Fondo Monetario, o a chiunque altro, che nel frattempo il ministro competente si è concentrato e ha detto di voler ri-nazionalizzare nientemeno che l'Alitalia, facendo acquisire proprio un bel 51 per cento, quota di controllo assoluta, allo stato, mentre un partner operativo dovrebbe "far volare", così dice il ministro, gli aerei della compagnia. Un simpatico delirio difficile perfino da criticare, ma a tavola tenete a freno chi dovesse subito cominciare con aneddoti su inefficienze e litigate varie con personale Alitalia. Fermateli perché intanto l'Alitalia pur commissariata sta tenendo discreti livelli di efficienza e poi perché il business del trasporto aereo è difficile e in tutto il mondo, in tutte le compagnie, ci sono problemi e storie identiche di litigate e di inefficienze. Tutto questo non toglie che ri-nazionalizzare comporterebbe un rilassamento nei miglioramenti registrati ultimamente, costi micidiali, il ritorno alle perdite ripianate a fine anno a carico del bilancio pubblico. Luigi Di Maio intanto avvia le interlocuzioni con i partner che dovrebbero "far volare", forse anche facendo buoni affari, tanto c'è lo stato italiano a ripianare le eventuali perdite. Che non ci sia proprio un affarone in vista lo ricorda anche un tweet del fogliante Luciano Capone, che ricorda come nei documenti governativi si parli dei mitici investimenti ad alto moltiplicatore, per cui da X soldi pubblici dovrebbe derivare Y maggiore di X fatto da una somma di redditi, consumi, fatturato, nuovi investimenti , entrate fiscali. E' il caso di Alitalia? Una storia almeno trentennale di perdite dice il contrario.

  

Qui si era già detto, ma le occasioni non mancano mai per ricordarlo, che l'idea astratta di proroga è in cima ai nostri pensieri. Sempre sfumata la nascita di una testata ad hoc, appunto "La Proroga", ci accontentiamo di dare conto delle notizie che attengono alla nostra passione. E quindi squillino le trombe per la nascita del fratello estivo del milleproroghe, il mitico decreto annuale finora limitato a un uso annuale in gennaio.

 

A proposito di trasporti, invece di spaziare nei complicati cieli, il ministro competente potrebbe tenere un po' di attenzione ai cari vecchi Tir. Sono saltate alcune tutele e sostegni ai prezzi e il trasporto su gomma è sul punto di arrabbiarsi di brutto. Lo ricorda anche l'opposizione.

 

Si comincia a muovere sulla scacchiera della nomine, con commissioni parlamentari e Cda Rai. Ma per il nodo Cdp ancora un rinvio

 

Polemiche e non proprio utili per un corretto dibattito pubblico sulle testimonianze del dramma dei migranti nel Mediterraneo. Mentre non aiutano la causa della umanità e della ragionevolezza le espressioni sempre troppo ego-riferite di Roberto Saviano.

 

Su Donald Trump e ciò che dice, ciò che twitta, ciò che pensa e ciò che fa, e sulla incompatibilità tra questa quattro categorie ci eravamo già espressi in questa modesta newsletter da aperitivo. Tuttavia le ultime acquisizioni in materia sono meritevoli se non altro di segnalazione.

 

Ovviamente questa è la settimana in cui comincia l'Open Championship, quello che si chiama solo così, il campionato open, senza specificare un paese ospitante, perché è quello che si disputa ogni anno in pochi campi, sempre gli stessi a rotazione, in Scozia e Inghilterra. Tutti i più grandi golfisti del mondo sono presenti. Open, per informazione, vuol dire che è aperto a tutti, dilettanti e professionisti. E la caratterizzazione arrivò quando venne aperto ai professionisti, prima tenuti fuori snobisticamente dalle principali gare (il grande giocatore americano Bobby Jones fece il grande slam del golf, e fu l'unico nella storia, vincendo tutte le competizioni da dilettante, ovvero banalmente non accettando premi in denaro). Da lì poi hanno preso il nome di Open altre competizioni sportive. Comunque forza Francesco Molinari (in formissima). il campo di Carnoustie è molto secco, mai visto così, e bisognerà abituarsi a colpi molto difficili da controllare e forse a un po' di retorica sul clima impazzito (noia). L'ex numero 1 al monde Lee Westwood twitta una foto desolante dei fayrway di Carnoustie.

 

In Francia intanto si pedala. Dopo una settimana e spicci di poche emozioni finalmente è arrivato po' di pepe nella competizione. Ci ha pensato Alejandro Valverde a metterlo e Tom Dumoulin a ricaricarlo. Alla fine ha vinto Geraint Thomas, (forse) gregario di Chris Froome. Per il gallese della Sky è arrivata pure la Maglia gialla.

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