Le battutacce di Casalino e le conseguenze del decreto dignità. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

13 Luglio 2018 alle 17:58

Le battutacce di Casalino e le conseguenze del decreto dignità. Di cosa parlare a cena

Rocco Casalino (foto LaPresse)

La correzione dei conti pubblici andrebbe fatta, intorno ai 5 miliardi, ma il pur adorabile Giovanni Tria fa finta di niente davanti alle evidenze che gli vengono mostrate dai commissari europei Moscovici e Dombrovskis. E ormai siamo a metà luglio, con un decreto lavoro che le spese per lo stato le aumenta anziché diminuirle, e pochissimo tempo per provare a dare una sistemata ai conti dell'anno in corso. Non correggiamo? Anzi, spendiamo di più? Beh, allora la manovra per il 2019 diventa una trappola micidiale per la maggioranza, i saldi peggiorano come il cosiddetto tendenziale, cioè la direzione che hanno spese e entrate a legislazione vigente. A cena buttatela più in politica però (Tria per la prima volta un po' in affanno), che se parlate di manovrina e saldi di bilancio non vi invitano più.

  

Ecco una bella proroga, ne siamo ghiotti, ma questa ha un sapore speciale, perché riflette e mette in evidenza i dissidi nella maggioranza tenuti nascosti dalla dissimulazione e dal totem del contratto di governo. I nomi per la Cassa depositi e prestiti non arrivano, forse anche un po' per un misto di diffidenza e di scarsa disponibilità di persone in capo ai 5 stelle. E quindi si proroga, si rinvia (ma c'è un'assemblea ci sono termini da rispettare, quindi più di tanto il rinvio diventa impossibile). E poi non avevano detto che la Cassa è strategica, essenziale, per i loro progetti?

 


 

Poi c'è il fantastico Ceta, l'accordo commerciale col Canada gradito a tutta l'Europa e con effetti positivi (anche se non travolgenti perché la gestione pratica non è stata ottimale) per i prodotti italiani, per la nostra  industria e anche per il settore agroalimentare. Di Maio, con toni un po' horror, lo vuole cancellare, incurante dei buoni risultati ottenuti finora. Lo spavento è nelle parole che usa contro i "funzionari italiani che in qualunque sede dovessero difendere l'applicazione del trattato e che perciò saranno rimossi". Intimidazione bella e buona, contro funzionari pubblici. Difendere come, poi? Non applicandolo? Ma come si potrebbe? Solo criticando? E allora saremmo alla persecuzione di funzionari per aver espresso, magari a cena come voi, semplicemente dei pareri personali. Se poi un funzionario pro-Ceta girasse anche col Foglio in tasca ecco che dovrebbe cercarsi un avvocato o riparare in Canada.

  

Casalino fa battute non spiritose, minaccia un giornale (quello che edita questa newsletter) e un giornalista, l'ottimo Salvatore Merlo. Parlatene, senza enfasi, ma con la giusta preoccupazione e con un grande abbraccio al grillino ignaro di quanto facciano bene a tutti i funzionari che non apprezzano ciò che decidono i governi, la stampa libera e stronza, la circolazione di opinioni e idee, la diffusione di critiche, il rigoglio delle polemiche. Approfittatene per un bell'abbonamento e per comprare un po' di Grana Padano visto che i canadesi, se stoppano il Ceta, ne compreranno di meno

 


  

Ha avuto successo, tra gli oppositori, il tweet di Marco Leonardi (a palazzo Chigi coi governi Pd) in cui si evidenzia quanto calcolato dai servizi tecnici e dalla ragioneria per stimare gli effetti del decreto di Luigi Di Maio sul lavoro. Il dato che spacca, come direbbe un millennial, è quello sulla perdita di posti di lavoro in conseguenza delle restrizioni contrattuali. Una tabella, pulita, senza fronzoli, in cui, ed è un inedito assoluto, si mostrano e si quantificano gli effetti sulla perdita di posti di lavoro. Il cambiamento.

 


 

Donald Trump, come Rocco Casalino, fa battute. In più dice cose, battutistiche, e poi le nega. Dicono che sia una tecnica negoziale, ma potrebbe usurarsi rapidamente. Insomma, dei suoi rapporti con Theresa May non si è capito niente.

Arriviamo anche a Matteo Salvini e alla sua figuraccia quirinalizia (a cena potreste ricordare che era stato lui a volere un colloquio con Sergio Mattarella e che poteva usarlo meglio).

 

Dopo Casalino che vuole chiudere giornali, Di Maio che rimuove funzionari non allineati, ecco un altro attacco alla libertà di critica, mediante sottrazione dello strumento di contemplazione delle sciagure governative. Oppure si tratta di un furto commissionato da Nicola Zingaretti e in caduta da tutta la parte del Pd che medita su una prossima intesa coi 5 stelle? 

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