Dal decreto sul lavoro di Di Maio alla crisi ai confini con l'Austria. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

3 Luglio 2018 alle 17:58

Di Maio lobbista

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Poche cose, molto confuse, lodi da loro stessi, inteso come 5 stelle (mentre dalla Lega se ne sono sentite poche) e da Maurizio Landini, molte perplessità nel mondo imprenditoriale, critiche pesanti dalle agenzie del lavoro, contestazione aperta da parte delle opposizioni, trattativa da parte delle organizzazioni agricole per provare a ottenere almeno i voucher per la vendemmia. Il decreto sul lavoro ha perso pezzi, è privo di visione, sembra un intervento da schermaglia in commissione sul vecchio Jobs Act. Come dire: lascio in piedi l'impianto generale ma ti cambio qualcosa per dispetto e magari va tutto all'aria. In sostanza il decreto raccoglie, appunto, le modifiche all'attuale regime dei contratti di lavoro chieste dalla parte del Pd, minoritaria nell'era Renzi, che era più legata alla Cgil. E aggiunge alla restaurazione l'elemento che più può fare danni all'assetto generale del mercato del lavoro, ovvero il ritorno della causale dopo il primo contratto. E' una micidiale zeppa giuridica che darà luogo a un fortissimo contenzioso, intasando i tribunali e dando la possibilità di comportamenti opportunistici, di fronte ai quali l'atteggiamento delle aziende sarà molto guardingo sulle assunzioni future.

 


 

Insomma c'è da aspettarsi un bel po' di (indegne?) modifiche in aula al decreto voluto da Luigi Dignità (una specie di Philippe Egalité), e già il governo mette le mani avanti. Il prof. avv. dice e non dice, in fase di trattativa con la controparte cerca di evitare che si vada in giudizio, e quindi non vuole evocare la richiesta di fiducia ma allo stesso tempo dice di aspettarsi "coerenza da parte di una maggioranza coesa". Insomma, state coesi e non rompete la scatole. Però, coesi o no, sul fronte leghista ci sono molti dubbi e c'è da scommettere che, subito, in commissione arriveranno le modifiche più giorgettiane che salviniane.

 

E invece un entusiasta del decreto è Maurizio Landini, ex capo della Fiom, mentre dalle organizzazioni imprenditoriali che si erano sperticati in applausi a Di Maio nelle loro assemblee arrivano rispostacce.

 

Confindustria si era tenuta più distante e non nasconde la propria irritazione.

 

Ci si chiede, provate a buttarla lì a cena, alla luce di quanto letto, chi potrà realizzare le assunzioni calcolate da Di Maio in 13 milioni nel giro di 6 o 7 anni, anche perché con il decreto si mettono anche freni alla voglia di investire in Italia da parte di aziende estere, con la norma punitiva sulle delocalizzazioni. Senza senso, mal costruita, destinata a creare caos interpretativo. Intanto c'è un'invasione di campo salviniana. Il capo leghista, che pure si era trattenuto dal calpestare i piedi ai 5 stelle, non ce la fa e licenzia il presidente dell'Inps (competenza propria, gelosamente propria, del ministro del Lavoro).

 

Nel governo si sente la mancanza di qualche mamma (si facciano avanti almeno delle zie). Ah, com'è bello, anche se c'è formalismo o forse perfino ipocrisia, sentire i politici americani che, quando si riferiscono ai loro figli o a scelte familiari, dicono sempre il nome della moglie "and I". Sempre, è la regola che vale a ricordare che i figli sono sempre di tutti e due. Qui invece i figli li fanno i papà e le famiglie le guidano i pater familias (non proprio up to date, ma che c'è andato a fare alla NYU il prof. avv. Conte?)

 


 

Intanto stiamo per isolarci verso nord-est, c'è da immaginare il giubilo delle aziende della zona e dei turisti. Loro chiudono, noi chiudiamo, e succede un bel disastro. Matteo Salvini potrebbe chiedere un parere ai suoi in Veneto...

 

 


 

Questa newsletter ama credere che a cena in Italia si parli di politica interna tedesca e quindi aggiorniamo la situazione su quella che sembra una ritirata senza onore da parte del già salviniano Horst Seehofer, mentre il potere di Angela Merkel si conferma stabile e soprattutto la Grosse Koalition regge l'urto delle questioni migratorie e si prepara a concentrare gli sforzi sui temi economici ed europei.

 

Che rabbia, qui ci si era sbilanciati tifando Giappone e ora quindi non resta che mettersi en marche verso la coppa a Mosca. E invece bisogna assistere tristemente alla sconfitta dei simpatici svizzeri ad opera della sempre fortunata Svezia

 

 

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