L'ex spia russa Sergei Skripal

Come funziona la disinformazione russa sul caso della spia avvelenata

Redazione

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si riunisce per discutere il caso Skripal mentre 27 diplomatici di Mosca vengono allontanati dal Regno Unito. Nel frattempo l'ambasciata russa ripropone una strategia che sa usare molto bene: quella del complottismo

A mezzanotte è scaduto l'ultimatum entro il quale Mosca avrebbe dovuto spiegare come siano stati avvelenati col gas nervino l'ex spia russa Sergei Skripal e la figlia Yulia, ancora ricoverati in gravi condizioni. Per questo, la premier Theresa May ha avviato la seconda fase della controffensiva nei confronti dei russi e ha chiesto una riunione urgente del Consiglio si sicurezza delle Nazioni Unite per discutere il caso. La riunione è stata convocata per stasera e sul tavolo sarà vagliata una serie di contromisure richieste dal governo britannico nei confronti dei russi, che invece continuano a negare ogni coinvolgimento. Stamattina, May ha anche annunciato che 23 diplomatici russi dovranno lasciare il Regno Unito entro una settimana. Chi resterà nel paese, ha spiegato la premier, sarà considerato "funzionario di intelligence non dichiarato".

 

In questi giorni la crisi tra Mosca e Londra, che è la più grave degli ultimi anni, è combattuta non solo a colpi di gas nervino ma anche con una precisa strategia comunicativa. La retorica usata dal Cremlino e dall'ambasciata russa nel Regno Unito ricalca quella già usata in altre occasioni, come nel caso dell'avvelenamento al polonio di Alexandr Litvinenko, nel 2006. Un'analista della propaganda russa, Paula Chertok, ha quindi messo insieme tutti i tweet dell'ambasciata a Londra – che è stata con i suoi tweet velenosissimi uno dei principali strumenti di comunicazione e provocazione a favore del Cremilno –dall'avvelenamento di Skripal a oggi e ha proposto un'analisi interessante della strategia comunicativa russa. L'obiettivo principale di Mosca, osserva Chertok, è quello di manipolare e oscurare i fatti, usando una strategia in cui il Cremlino si è sempre considerato molto abile, quella del complottismo. L'ambasciata russa ripete quasi sempre le stesse parole o le stesse frasi. "Speculazioni", "campagna anti-Russia", "denigrazione della Russia", "demonizzazione della Russia", sono il vocabolario ricorrente usato dai diplomatici di Mosca: si nota sia nel comunicato stampa diffuso dopo l'avvelenamento dell'ex spia, sia nei tweet dell'ambasciata.

  

 

Il tutto è accompagnato anche da toni più canzonatori dei britannici, prendendo in giro i britannici. Come successo nel caso della foto di James Bond accompagnato dal post in cui l'ambasciata russa chiede con macabro sarcasmo: "Il codice di chiamata per la Russia 007 (il riferimento è al prefisso per le chiamate internazionali, ndr) fa di Bond una "spia russa"?.

 

  

Ma a parte improvvisarsi troll, continua Chertok, il Cremlino individua anche dei talking point – degli argomenti di discussione – su cui spostare il confronto, che è allontanato dal caso specifico, quello dell'avvelenamento di Skripal e di sua figlia (e forse di altre decine di casi sospetti di cittadini russi morti negli ultimi anni nel Regno Unito e da poco riaperti da Scotland Yard sull'onda dell'avvelenamento di Salisbury).

 

"Russofobia", "la Russia è la vera vittima", la necessità di "visionare le prove", "l'ipocrisia dell'occidente" sono i temi che i russi introducono nella discussione. In più tweet, l'ambasciata russa ripete quindi che "il caso Skripal segue il copione di quello Litvinenko", o ripropone formule sempre uguali (ad esempio, "i media (occidentali, ndr) impongono un'agenda all'opinione pubblica"). La strategia dell'ambasciata è anche quella di rispondere a delle accuse contrattaccando: "Che coincidenza!", è stata la provocazione di un altro tweet, "sia Litvinenko sia Skripal hanno lavorato per l'MI6 (i servizi segreti britannici, ndr). Berezovsky e Perepilichny (due cittadini russi morti in circostanze sospette nel Regno Unito, ndr) erano collegati ai servizi segreti britannici". Il messaggio di Mosca è: non siamo stati noi, piuttosto guardate meglio tra i vostri stessi agenti.

 

 

I diplomatici russi hanno anche accusato i britannici di violare il principio della "presunzione di innocenza" nel puntare il dito immediatamente contro Mosca per il caso Skripal. Rinfacciando a Londra di non rispettare la libertà di espressione, il diritto a un giusto processo o lo stato di diritto, "i russi dimenticano che si tratta di princìpi abitualmente violati proprio in Russia", nota Chertok.

 

  

 

Uno dei punti essenziali su cui ruota la contro-informazione russa è quello di insistere sull'assenza di prove, di elementi concreti che confermino il coinvolgimento russo in questi omicidi fuori dai propri confini. Senza prove, dicono i russi, non possiamo valutare le accuse che ci muovete. "Si tratta di speculazioni", twitta l'ambasciata a Londra, che sottolinea come "mancano informazioni" che restano "classificate". Ovviamente, dice Chertok, i russi sanno molto bene che i britannici non forniranno mai questo materiale classificato, proprio in quanto tale. Condividere elementi di un'indagine, per di più con un paese straniero sospettato di essere il mandante dell'omicidio su cui si indaga, rischierebbe di mettere in pericolo la vita stessa di eventuali testimoni, svelando informazioni sensibili.