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L’ondata di seriosità dei complottisti sta ammazzando la nostra comicità

I plutocrati al circolo della caccia si divertono più di noi

28 Giugno 2018 alle 06:16

L’ondata di seriosità dei complottisti sta ammazzando la nostra comicità

Scena tratta da Risate di gioia (1960)

La scomparsa del sense of humor è un chiaro segnale dell’incombente fine del mondo. Io, nel mio piccolo, faccio il possibile per resistere a questa manieristica e paradossale ondata di seriosità, e per questo ho scelto di godermi anche le più piccole gioie. Per esempio, quando Melania Trump salta da una crisi umanitaria all’altra sfoggiando tacchi a spillo vertiginosi e parka menefreghisti, tutti gridano allo scandalo, mentre io mi ammazzo dalle risate. Come può la gente non cogliere la palese comicità di ogni suo gesto? Non sarà che ci stiamo abituando a vedere tutto quel che accade attraverso le lenti della paranoia? Temo di sì, altrimenti non si spiegherebbe perché ogni cosa, anche le manifestazioni più fantasiose della creatività umana, finisca per tingersi di deprimente bruttezza. Prendiamo il complottismo. In teoria, inventarsi di sana pianta nemici superpotenti e invisibili potrebbe trasformarsi in un esercizio creativo molto divertente, e invece il complottista standard ama ricorrere a un immaginario così vecchio e tetro da rendere noiosa e unsexy addirittura una cosa spiritosissima come le società segrete. Nella sua testa, infatti, il complottista medio sogna sinistre processioni di plutocrati incappucciati che si sottopongono a umilianti riti di iniziazione per poi decidere, puntando un dito sul mappamondo, quale paese far andare in default. Nella mia testa, invece, i potenti della Terra non si incontrano in umide chiese sconsacrate. Per me è più plausibile che si diano appuntamento a Washington, in uno di quegli storici circoli della caccia con le pareti ricoperte da teste di cervo ed eleganti boiserie. E, soprattutto, secondo me questi oligarchi non sono lì per distribuire miseria, ma per spalmare sull’arida fetta di pane del mondo un’abbondante dose di LOL. Del resto, chi più di loro – vecchi, ricchi e spaventosamente bianchi – può rivendicare il diritto a dire, fare e finanziare stronzate per il puro gusto di farsi una risata? Se faccio un piccolo sforzo di fantasia, posso anche ascoltare quel che queste simpatiche cariatidi dicono tra loro.

 

“La settimana prossima”, annuncia solennemente il più anziano del gruppo, “saranno resi pubblici di risultati di uno studio che ho finanziato personalmente: ho convinto un team di ricercatori evangelici ad affermare che i figli allevati da coppie omosessuali hanno un Qi nettamente più alto della media”.

 

“Sì, però cerca di farlo uscire mercoledì”, lo prega un altro socio del circolo della caccia.

 

“Perché?”, chiede il veterano.

 

“Perché lo stesso giorno ho pagato due sociologhe femministe di San Francisco perché dalla prima pagina del New York Times lancino un appello a Bergoglio in difesa della famiglia tradizionale. Sai che casino montiamo se usciamo in contemporanea?”.

 

“Ok, però ’sto casino non facciamolo girare troppo a lungo”, puntualizza il grande vecchio. “Il lunedì successivo sono già in parola col presidente Orban: gli ho regalato una fornitura a vita di filo spinato e lui in cambio mi ha promesso che l’Ungheria sarà il primo paese a censire i froci”.

 

La sala scoppia a ridere e i soci si danno gran pacche sulle spalle. Poi, quando l’allegria va spegnendosi, si sente una voce.

 

“E per celebrare il bordello che abbiamo fatto in Italia che vino apriamo?”, domanda un ometto rinsecchito.

 

“Francese, ovviamente”, gli risponde il grande vecchio. “Direi uno Chateau Margaux dell’82. Ce lo siamo meritati”.

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