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Il suicidio di un capo ultrà della Juve e lo studio secondo cui alla coppia basta un rapporto sessuale a settimana

18 Luglio 2016 alle 10:30

Il suicidio di un capo ultrà della Juve e lo studio secondo cui alla coppia basta un rapporto sessuale a settimana

Raffaello Bucci, detto Ciccio, 41 anni

DELITTI
 

Francesco Bava, 64 anni. Dentista, originario di Vibo Valentia ma residente da anni a Rovereto, quattro figli, «un brav’uomo, guascone, simpatico, juventino. Faceva ridere tutti», era partito a fine giugno per Odessa, dove voleva trascorrere qualche giorno di vacanza. Sulla spiaggia di Arcadia conobbe due cugine ucraine di 20 e 34 anni e propose loro di passare una serata insieme. Queste andarono nel suo albergo e, con l’intenzione di derubarlo, gli misero del sonnifero nel bicchiere. Prelevarono telefonini, denaro pari a 700 euro, qualche prezioso e lasciarono l’uomo a terra agonizzante. Quando arrivò l’ambulanza gli fecero il massaggio cardiaco che si rivelò inutile. Le due ragazze furono fermate praticamente fuori dall’hotel.
All’alba del 30 giugno, in un albergo di Odessa, cittadina dell’Ucraina meridionale che si affaccia sul Mar Nero.

 

Marco Mongillo, 20 anni. Pizzaiolo. Intorno alle tre del pomeriggio di qualche giorno fa, insieme al fratello Vincenzo di cui si festeggiava il compleanno, andò a trovare Umberto Zampella, 19 anni, agli arresti domiciliari, e il fratello Antonio. L’idea era di organizzare una festa per quella sera. Tra una chiacchiera e l’altra cominciarono a giocherellare con una pistola Browning 7.65 dalla matricola abrasa, comprata da Antonio Zampella a Napoli. Quest’ultimo la manovrava come aveva visto fare nei film: «Guardate, guardate come funziona». Scarrellò per due volte, puntò l’arma alla fronte di Marco Mongillo, tranquillamente seduto in poltrona. «Ora ti sparo». La pistola fece fuoco sul serio, pigliando il ragazzo in fronte e ammazzandolo sul colpo. Zampella si dice sicuro che l’arma fosse scarica: «Mi serviva per difesa personale perché qualcuno mi minaccia. Mi hanno detto che era scarica e che dovevo comprare le munizioni. L’avevo provata anche su di me ma non era successo niente».
Pomeriggio di venerdì 8 luglio, in un appartamento di via Cappuccini a Caserta.

 

Katia Dell’Omarino, 40 anni. Non sposata, viveva insieme alla madre della pensione di reversibilità del padre morto. Conosciuta da tutti in paese per il suo carattere estroverso, appassionata di ballo e di locali, che amava frequentare indossando abiti piuttosto originali. Qualche mese fa aveva commesso qualche piccolo furto, ma tutti le volevano bene lo stesso. Una sera di queste, dopo cena, salutò la madre e uscì, come faceva sempre, con la sua Citroën rossa. Al volante della macchina la videro gironzolare per i paesi del circondario, però quella sera non si fermò ai tre bar che frequentava di solito. Di sicuro intorno alla mezzanotte una pattuglia dei carabinieri la fermò per dei normali controlli. Quando intorno alle tre di mattina il fratello la cercò al telefono, saputo da sua madre che non era tornata a casa, Katia già non rispondeva più. In quel lasso di tempo aveva parcheggiato la macchina in un luogo non lontano da casa, incontrato qualcuno e con questo giunta non si sa come sul greto di un fiume. Lì l’accompagnatore l’aveva ammazzata colpendola in fronte e dietro un orecchio con qualcosa di aguzzo, poi l’aveva fatta rotolare fino alla riva del corso d’acqua, portandosi via cellulare e arma del delitto. Katia fu trovata la mattina dopo da qualcuno che passeggiava poco lontano.
Nella notte tra lunedì 11 e martedì 12 luglio, lungo il torrente Afra, in una località chiamata Ponte del Diavolo, a Sansepolcro, in provincia di Arezzo.

 

SUICIDI

 

Raffaello Bucci, detto Ciccio, 41 anni. Capo ultrà della Juventus, da un anno consulente per la sicurezza della biglietteria della squadra. Qualche giorno fa fu chiamato dai giudici che volevano fargli domande, come testimone, nelle indagini che avevano portato, lunedì 4 luglio, all’arresto di 18 persone accusate di associazione mafiosa. I magistrati volevano che Bucci indicasse chi era al corrente che una cosca della ’ndrangheta gestiva il bagarinaggio allo stadio vendendo sottobanco tagliandi omaggio o scontati. Tra i nomi dei presunti boss e malavitosi spicca quello di Fabio Germani, storico capo ultrà bianconero. E nelle carte dell’indagine compare anche il direttore generale della Juventus, Beppe Marotta, che non è indagato. Durante l’interrogatorio Bucci disse poco o niente. Poche ore dopo la deposizione accostò con la sua auto lungo il viadotto dell’autostrada Torino-Savona, lo stesso da dove nel 2000 saltò di sotto Edoardo Agnelli, figlio di Gianni Agnelli, e come quello si buttò. Non lasciò biglietti. L’ex moglie ha raccontato agli investigatori che Bucci era finito nel mirino dei suoi ex compagni di stadio, i Drughi, dopo che la Juventus lo aveva scelto come referente. Altri, invece, fanno sapere che Bucci era cambiato da quando gli era morta la mamma ed era sopraggiunta la separazione dalla moglie. Chi potrebbe conoscere altri dettagli è un altro capo dei Drughi, Gerardo Mocciola, 52 anni, detto Dino. Convocato in Procura, sempre come testimone, è stato rintracciato martedì scorso.
Pomeriggio di giovedì 7 luglio, lungo l’autostrada Torino-Savona.

 

AMORI
 

PELE’ A San Paolo del Brasile, davanti a un limitato numero di invitati e senza sfarzi, Pelé, 75 anni, si è sposato per la terza volta. La moglie è Marcia Cibele Aoki, 50 anni, e il calciatore ha giurato: «È l’amore della mia vita». La donna è un’imprenditrice di origine giapponese. I due si erano conosciuti nel 1980 durante una festa a New York, ma hanno ricominciato a frequentarsi soltanto nel 2010, dopo un incontro casuale proprio a San Paolo. Pelé è stato sposato in precedenza con Rosimeri Choibi, con la quale ha avuto tre figli (Edinho, Jennifer e Kelly), e con la cantante gospel Assiria Nascimento, madre dei loro due gemelli Joshua e Celeste. Il calciatore ha avuto anche una figlia, Sandra Arantes, scomparsa nel 2006, dalla sua ex collaboratrice domestica Anizia Machado (Corriere della Sera 11/7).

 

MATRIMONI Amy Muse, ricercatrice dell’università di Toronto, ha analizzato le abitudini sessuali di 30mila americani nell’arco di un decennio, e ne ha dedotto che la frequenza ottimale per i rapporti sessuali è una volta a settimana. Spiega: «Sebbene si pensi che un maggior numero di rapporti sessuali sia il viatico per la felicità della coppia, le nostre ricerche indicano che, nell’ambito di una lunga vita matrimoniale, così è se non si superano i 50 rapporti l’anno». Invece Lindsey Hicks, della Florida State University, ha chiesto a 216 novelli sposi di compilare un questionario relativo alla soddisfazione su vari aspetti della vita matrimoniale, indicando anche il numero di rapporti sessuali mensili. Poi i volontari vedevano su uno schermo alcune parole e dovevano rapidamente indicare se queste esprimessero concetti positivi o negativi. Tuttavia, prima di ciascun termine, per 300 millisecondi compariva una foto: del partner, di sé stessi o di un soggetto sconosciuto. Le coppie che avevano il maggior numero di rapporti sessuali (due o più volte alla settimana) erano anche quelle che reagivano più rapidamente ai concetti positivi e più lentamente a quelli negativi dopo aver visto l’immagine del partner. Ciò, secondo la studiosa, indica una valutazione migliore del partner nelle coppie sessualmente più attive. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, dice che «circa il 30 per cento delle coppie sposate da almeno 15 anni e circa il 50 per cento di quelle che stanno insieme da trent’anni non svolge più attività sessuale, o lo fa in modo assolutamente sporadico. Nel 60% circa dei casi la colpa della freddezza è della routine coniugale. Nel 20% dei casi, invece, si riscontrano patologie che pure potrebbero essere curate». Poi ci sono i matrimoni mai consumati, e sono sempre di più, spiega Adele Fabrizi, dell’Istituto di Sessuologia Clinica e dell’università di Tor Vergata di Roma: «In una cultura ipersessualizzata come la nostra sembra un paradosso che questo fenomeno sia in aumento, eppure è così». Si tratta di coppie giovani, 35 anni o meno, nelle quali sin dall’inizio la relazione viene costruita sull’assenza di rapporti sessuali (Elisa Manacorda, la Repubblica 12/7).

 

FEDELTA’ Una ricerca condotta su un campione di mille italiani rivela che il 42% degli intervistati vorrebbe avere almeno due rapporti a settimana. Il 33% dichiara un incontro amoroso ogni sette giorni. Alla domanda sulla frequenza della masturbazione, il 40% dice di non farlo mai. Il 43% vorrebbe vivere in un’epoca caratterizzata da maggiore romanticismo; il 76% dichiara che le sue esperienze sono nate solo da incontri dal vivo e non da conoscenze fatte su internet o tramite app. Il 48% dice di essere stato «esclusivamente fedele» in una coppia, il restante 52% ammette di aver avuto almeno una sbandata. Infine, il 62% dice di essere intrigato da letture erotiche (Roberta Scorranese, Corriere della Sera 14/7).

 

VASO Niccolò Machiavelli, in missione diplomatica a Verona e infoiato «per carestia di matrimonio», in una lettera del dicembre 1509 al Guicciardini racconta una disastrosa avventura sessuale a pagamento. Sconsigliando l’indirizzo nel caso l’amico fosse passato in città. Machiavelli, infatti, aveva consumato il rapporto al buio e solo dopo aver acceso il lume, prima di saldare il dovuto, s’accorse della bruttezza della donna. Gustave Flaubert in una lettera rimprovera Guy de Maupassant di perdersi in «troppe puttane! Troppo canottaggio!» anziché scrivere. Franz Kafka in zona Brera, a Milano, andava in cerca di prostitute con Max Brod. Marcel Proust la prima volta che andò in un bordello, molto nervoso, ruppe un vaso, e per l’emozione non riuscì a concludere. Ce l’aveva mandato il nonno perché non esagerasse con la masturbazione. Georges Simenon frequentò prostitute (anche due insieme) con la sua seconda moglie, Denyse Ouimet, la quale lo assecondava in tutto. Celebri le loro notti nelle migliori case d’appuntamento di Cuba. Indro Montanelli raccontava spesso di colleghi che mettevano le prostitute in nota spese (Luigi Mascheroni, il Giornale 14/7).

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