Il tunisino torturato perché non pagava l’affitto e Salinger contro "l’attrezzo usurato" di Charlie Chaplin

16 Maggio 2016 alle 09:45

Il tunisino torturato perché non pagava l’affitto e Salinger contro "l’attrezzo usurato" di Charlie Chaplin

DELITTI
 

Giuseppe Diana e Luciana Corgiolu, 68 e 62 anni. Di Settimo San Pietro (Cagliari), ex chef lui, ostetrica lei. Benvoluti da tutti, amanti dei viaggi, impegnati nel volontariato, non avevano avuto figli e in un asilo per bimbi abbandonati di San Pietroburgo avevano adottato Alessio, che ora ha 24 anni, militare a Roma, e Igor, 28 anni, pizzaiolo. Questo Igor, un tempo «buono, pacifico», da quando guidando la sua auto aveva ucciso un motociclista che lo stava superando, non era più lo stesso: beveva, si drogava, gli era venuta la fissazione delle slot machine, chiedeva soldi a tutti, s’era fatto cupo e violento. Era finita anche la storia con Vanessa Picci, la ragazza da cui aveva avuto una bambina, e perciò era tornato a vivere coi genitori, con cui litigava di continuo. Domenica pomeriggio per l’ennesima volta discusse coi suoi, il fratello cercò di metter pace e quando tutto sembrava tranquillo partì per Roma. Quella sera, il papà già scalzo e in pigiama, la mamma semisvestita in camera da letto, Igor prese una mazza da baseball e li bastonò entrambi con tanta forza da rendere i loro volti quasi irriconoscibili. Quindi li finì infilandogli un coltello nella gola. Rimase in casa coi cadaveri un giorno intero, bevendo alcol e fumando spinelli, poi all’alba di lunedì si cambiò i vestiti zuppi di sangue, uscì col fuoristrada del padre portandosi appresso pure la sua pistola, raggiunse un bar e «sereno e scherzoso» giocò alle slot machine. Quindi andò in spiaggia, si scolò qualche birra, fumò marijuana. Infine s’andò a nascondere in un casolare di campagna fra Iglesias e Carbonia, ma l’auto fu individuata da un elicottero dei carabinieri. Inseguito dalla polizia urtò contro un guard rail, uscì dalla macchina, si puntò la pistola alla tempia, poi la puntò contro gli agenti ma l’arma s’inceppò e fu colpito a un braccio prima che potesse fare fuoco. Ripresa la fuga andò fuori strada: lo trovarono nascosto sotto un cespuglio. Ricoverato nell’ospedale di Iglesias, al magistrato spiegò:«È stato un raptus, non so cosa mi sia preso e li ho uccisi, non ricordo nulla di quello che è accaduto».
Sera di domenica 8 maggio in una villetta in via Copernico 13 a Settimo San Pietro, seimila anime in provincia di Cagliari.

 

Mohamed Habassi, 34 anni. Tunisino, disoccupato, precedenti per spaccio, padre di un bimbo avuto dalla convivente morta lo scorso agosto in un incidente stradale, viveva a Basilicagoiano, frazione di un paese nella campagna parmense di nome Montechiarugolo. Da mesi però non pagava l’affitto del suo appartamento e non ne voleva sapere di lasciarlo. Allora il compagno della proprietaria, un Luca Del Vasto di anni 42, titolare del Buddha Bar di Sala Baganza e di un’impresa di pulizie, decise di dargli una lezione facendosi aiutare dal fumettista Alessio Alberici, 42 anni, e da quattro romeni. I sei, ubriachi e fatti di coca, le mani coperte da guanti di lattice, all’alba di martedì penetrarono a casa dell’Habassi scavalcando il balconcino. Quindi lo immobilizzarono, con una pinza da idraulico gli strapparono due dita che buttarono nel lavandino, e infine lo colpirono sul corpo e sulla testa con una mazza da baseball e una spranga di ferro finché non smise di respirare.
All’alba di martedì 10 maggio al civico 1 di via Castello a Basilicagoiano, Parma.

 

SUICIDI

 

D. C., 20 anni. Iscritto alla facoltà di Scienza biologiche di Tor Vergata, volto da bambino, all’apparenza sereno, lo scorso 27 aprile superò la recinzione del ponte che collega due parcheggi dell’università e si buttò di sotto, andando a sfracellarsi sull’asfalto, davanti agli occhi dei colleghi, dopo un volo di dodici metri. Morto in ospedale, venerdì 13 maggio, dopo due settimane d’agonia.
Primo pomeriggio di mercoledì 27 aprile all’Università di Tor Vergata, Roma.

 

Cristina Furlan, 36 anni, e suo figlio Federico Piva, 5 anni. La Furlan, di Porcia (Pordenone), sposata con Loris Piva, da quando aveva perso il lavoro era depressa e in cura con gli psicofarmaci. L’altra mattina, il marito al lavoro, il primogenito di nove anni a scuola, fece colazione con suo padre, poi sistemò Federico nel seggiolino della sua Volkswagen Touran, gli allacciò le cinture, guidò lungo la stradina sterrata che porta al lago Burida e si lanciò nello specchio d’acqua gelata.
Poco prima delle 11 di venerdì 13 maggio a Pordenone.

 

Un uomo di 38 anni. Di San Carlo Canavese (Torino), ex autista, da tempo disoccupato, sposato, due figli piccoli. La famiglia era in condizioni economiche difficilissime e ultimamente veniva aiutata dalla parrocchia. Lui, che da tempo cercava di trovarsi un’occupazione qualsiasi, aveva pure svolto un periodo di prova in una macelleria ma al termine l’avevano rimandato a casa. In più la moglie, di recente, aveva perso il suo lavoretto nella mensa della casa di riposo del paese. L’altro giorno scrisse una lettera d’addio alla consorte, andò in garage portandosi appresso la pistola che un tempo usava per il tiro sportivo, se la puntò alla tempia, e fece fuoco.
Lunedì 9 maggio a San Carlo Canavese (Torino).

 

AMORI
 

OONA Frédéric Beigbeder in Un amore di Salinger (Mondadori) ricostruisce la passione dello scrittore per Oona O’Neill, figlia del drammaturgo e Nobel Eugene O’Neill. La ragazza alla fine degli anni Trenta ebbe un flirt con Salinger a New York. Non durò molto, ma lui la pensò a lungo, anche durante la guerra (Salinger fu tra i soldati sbarcati in Normandia). Le scriveva lettere dal fronte, alle quali lei, ai tempi diciassettenne, rispondeva per esempio così: «Caro Jerry, la tua ultima missiva mi fa schifo. Che cosa pensavi di me? Quando ti ho incontrato avevo quindici anni. Ero troppo giovane e stupida per sapere cos’è l’amore». Proprio nello stesso periodo la ragazza sposò Charlie Chaplin, che aveva trentasei anni più di lei. Appena Salinger lo venne a sapere le scrisse: «Ti sciroppi un vegliardo inglese con problemi di prostata che prende pillole di cantaridina per cercare di svegliare il suo povero attrezzo usurato. Non so se davanti a una simile abiezione si debba ridere a crepapelle o scoppiare in lacrime» (Massimiliano Parente, il Giornale 6/5).

 

FISICO «La mia età non mi spaventa. Siamo noi cinquantenni a fare paura per quanto ci regge ancora il fisico» (Vincent Cassel, 49 anni, a Giovanni Audifreddi, GQ maggio).

 

SOCIEVOLE Valeria Golino a proposito della sua presunta storia con Vincent Cassel: «L’ho visto due volte in vita mia. Con Monica Bellucci (l’ex moglie, ndr), che è una mia amica. E non è stato neanche particolarmente socievole» (Anna Maria Speroni, IoDonna 7/5).

 

INTERVENTI Dal Cngof, il collège national des gynécologues et obstétriciens français, fanno sapere che ricevono sempre più richieste da parte di donne che vogliono l’imenoplastica o la sutura dell’imene, per rifarsi la verginità in vista delle nozze. Si tratta soprattutto di giovani donne musulmane nate e cresciute in Francia, istruite e con un lavoro, ma che non riescono a resistere alla pressione delle famiglie tradizionali che le vorrebbe illibate al matrimonio. L’intervento costa 2.600 euro, ma può capitare che il servizio sanitario nazionale rimborsi fino a 700 euro se si trova un medico compiacente che lo fa passare per l’asportazione di un polipo o di una ciste (Giuseppe Corsentino, ItaliaOggi 6/5).

 

SLIQUID Gwyneth Paltrow sul suo sito Goop ha lanciato Sliquid, un sexy lubrificante tutto naturale, vegano e organico. Da anni l’attrice, convinta vegana, dà consigli di vita ecocompatibile su qualsiasi cosa e vende prodotti biologici e organici. Scrive Gwyneth sul suo sito: «Nei normali lubrificanti ci sono un sacco di sostanze tossiche (come i parabeni) che mettiamo in una delle nostre parti più vulnerabili». Nel lubrificante della Paltrow ci sono estratti di hibiscus, tè verde e aloe e costa 13 dollari. La Paltrow sostiene che può anche essere mangiato (Maria Elena Barnabi, Cosmopolitan.it 10/6).

 

DESIGN La designer Judith Glover, docente al Royal Melbourne Institute of Technology di Victoria, in Australia, da anni lavora per sviluppare nuovi prodotti per la masturbazione, diversi dai modelli attuali e stereotipati. Perciò ha fondato il Future Sex, uno studio di design dove organizza lezioni e corsi per gli studenti universitari. Nel 2015 il corso è stato seguito da 12 persone, che hanno studiato la storia dei sex toys, la loro evoluzione e hanno progettato nuovi articoli. Il design scelto dalla Glover è lineare e pulito, con una preferenza per i materiali resistenti e comuni, come la ceramica. Si ispirano ai principi del designer tedesco Dieter Rams, secondo cui «Weniger, aber besser» («meno, ma meglio»). Nel 2008 i sex toys dei designer costituivano solo l’8% del  mercato. Secondo un’indagine realizzata dall’azienda Hewson Group, il mercato dei sex toys è molto grande e potrebbe esserlo ancora di più con prodotti studiati meglio e realizzati con materiali di qualità. La ricerca stima che, rispondendo meglio alle esigenze dei clienti, il giro d’affari potrebbe aumentare di 26 miliardi di euro in un anno (il Post 13/5).

 

VIBRATORE Il primo vibratore elettromeccanico fu ideato più di un secolo fa in Inghilterra come cura per i disagi fisici, psicologici e psichiatrici delle donne, che all’epoca i medici catalogavano come isteria. Si pensava che la maggior parte di questi disagi era riconducibile a un malfunzionamento degli organi genitali e dell’utero. Le donne isteriche si sottoponevano a sedute nelle quali veniva praticato loro il «massaggio pelvico». A tal fine i medici cominciarono a usare il vibratore. Uno dei primo modelli per uso domestico fu realizzato dall’azienda statunitense Hamilton Beach e pubblicizzato come «massaggiatore per sciogliere la tensione muscolare». A partire dagli anni Venti furono usati nell’industria pornografica (ibidem).

 

SEX SYMBOL «Avrei voluto diventare una sex symbol planetaria. Come sarebbe stato giusto. Una desiderabile diva hollywodiana. Ma non ho girato i film giusti» (Valeria Golino) (cit.).

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