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L’uomo che ha sciolto il fratello nella soda caustica e il chemsex

Tutto il meglio della cronaca nera e rosa dal ragazzo che ha accoltellato i genitori al rimpianto di Arbore, il corso d’aggiornamento di Argentero

21 Dicembre 2015 alle 12:58

L’uomo che ha sciolto il fratello nella soda caustica e il chemsex

DELITTI


 

Francesco Amuro, 54 anni. Napoletano, viveva con i genitori in una casa sulle colline di Piano di Sorrento e di continuo accusava il fratello Salvatore, 52 anni, che abitava lì vicino, di essere un «nullafacente». Glielo disse pure lunedì 7 dicembre e allora quello, afferrata una vanga, gliela suonò sulla testa fino a sfondargli il cranio, poi caricò il cadavere in una carriola e lo scaricò in un fosso. Quindi andò a comprare dieci litri di soda caustica e ci sciolse la salma. Una sorella dei due, il giorno dopo, denunciò la scomparsa di Francesco. Salvatore, convocato in caserma assieme ad altri parenti, ai carabinieri raccontò che aveva visto il fratello che si allontanava in auto e che da allora non ne aveva più avuto notizie. Poi, sentendosi il fiato sul collo, prese il passaporto e alcuni effetti personali e scappò via. La figlia denunciò la sua scomparsa e i carabinieri lo trovarono nelle campagne di proprietà della famiglia, dove aveva deciso di nascondersi prima di fuggire definitivamente.
Giornata di lunedì 7 dicembre sulle colline di Piano di Sorrento in provincia di Napoli.

 

Francesco Fiorillo, 45 anni. Di Vibo Valentia, separato, qualche precedente alle spalle, l’altra sera era sulla sua Fiat Uno vicino al cancello di casa quando arrivarono due che gli spararono alla testa e alle spalle sette colpi di pistola.
Sera di martedì 15 dicembre nella frazione Longobardi di Vibo Valentia.

 

Andrea Gennari, 44 anni. Di Novara, alto, robusto, viveva con la madre. L’altra sera guardò una partita in un bar di periferia con l’amico Nicola Sansarella, 40 anni, noto come uno violento e attaccabrighe, spesso coinvolto in risse e pestaggi. Dopo la partita tra i due, entrambi ubriachi, per qualche sciocchezza scoppiò una lite in strada, il Sansarella prese il Gennari a calci e pugni, lo finì a bastonate, poi trascinò il cadavere in un boschetto lì vicino, nel quartiere Santa Rita, lo seppellì sotto una coltre di sterpaglie, e come nulla fosse se ne tornò a casa sua.
Sera di lunedì 14 dicembre a Novara.

 

Giuseppe Mugnos, 62 anni, e Francesca Re, 60 anni. Marito e moglie, residenti a Milano, lui, titolare di una piccola impresa di pulizie, una passione per la bottiglia, un tempo era solito picchiare la moglie ma ormai stava sulla sedia a rotelle a causa di un diabete arrivato dopo una cirrosi epatica che gli aveva portato via tutte e due le gambe. Con loro abitava l’unico figlio Davide, 26 anni, tossico e alcolista, depresso, nullafacente, tornato a casa da qualche giorno dopo un periodo in una comunità vicino Frosinone, a detta dei vicini «molto aggressivo». L’altra notte, in salotto, la mamma gli disse che lo vedeva troppo strano e pertanto doveva tornare in comunità, allora lui prese un coltello da cucina e le infilò la lama almeno venti volte nel collo e nella pancia, finché la vide stecchita sul pavimento in una pozza di sangue. Poi raggiunse il padre in camera da letto e accoltellò più volte in tutto il corpo pure lui. Un poliziotto che abita al piano di sotto sentendo le grida corse su, il ragazzo gli aprì la porta in pigiama, tutto confuso, la lama ancora in mano, e gli disse: «Mi avevano fatto arrabbiare. Li odiavo». Poi, in commissariato, ripeté a verbale: «Mia madre mi voleva rimandare in comunità. Era cattiva. La odiavo. Voleva uccidermi».
Verso le quattro di notte di lunedì 14 dicembre al settimo piano di un palazzone beige in via Edison 666 a Sesto San Giovanni, Milano.

 

Domenico “Mimmo” Sequino, 56 anni. Tassista a Gela (Caltanissetta), sposato, tre figli, precedenti per associazione mafiosa, una passione per il gioco d’azzardo, l’altra sera chiacchierava con un amico sul sagrato del Duomo quando arrivarono due a bordo di una moto, i volti coperti da caschi integrali, che gli spararono addosso cinque colpi di pistola, tra il fuggi fuggi della gente che gremiva la piazza.
Poco dopo le 20 di giovedì 17 dicembre sul sagrato del Duomo di Gela (Caltanissetta), di fronte alla centralissima piazza Umberto e a corso Vittorio Emanuele.

 

 

SUICIDI


 

L. A., 28 anni. Residente in provincia di Macerata, l’altro giorno andò in un casolare di campagna, prese una corda, la legò a una balaustra, si strinse un cappio attorno al collo e si lasciò penzolare.
Verso le 13 di giovedì 17 dicembre a Montefano, Macerata.

 

Maria Luisa Mazzanti, 67 anni. Milanese, afflitta da tempo da problemi psichici, viveva col marito Roberto Marsi, 70 anni, avvocato in pensione, in una bella villa circondata da un parco a Bernate Ticino, piccolo comune in provincia di Milano. L’altro giorno colta da raptus impugnò la pistola del marito e gli sparò un colpo ai genitali, quindi si puntò l’arma nell’addome e fece fuoco. Lei, morta all’arrivo dei soccorritori. Lui, grave in ospedale.
Alle 13 di giovedì 17 dicembre in una villa in via del Porto a Bernate Ticino, piccolo comune in provincia di Milano.

 

 

AMORI



LETTERE Rosita Boschetti, che dirige il museo Casa Pascoli di San Mauro ed è autrice del libro Pascoli innamorato, ha fatto una scoperta: il poeta faceva sesso. Lo si evince dalle lettere che si scriveva col fratello Raffaele, custodite presso il fondo della Normale di Pisa. In alcune di queste missive, spedite da Matera, Pascoli annotava le spese mensili: «65 lire al mese per mangiare, 25 per dormire, 7 alla serva, 2 al casino (necessità), 15 in libri (più che necessità)». Secondo l’autrice, questa scoperta «ribalta completamente il cliché imposto dalla tradizione» sul poeta.
Davide Brullo, Libero 13/12

 

MONOGAMO Grazie ai genitori, che «erano una bellissima coppia», Renzo Arbore dice di aver sempre inseguito una certa idea di amore: «Ho avuto quattro o cinque amori, tra uno e l’altro non ho disdegnato di conoscere un po’ di ragazze, italiane e straniere. Molte erano loro a conquistarmi ed era divertente il fatto di piacere: quando hai 50 anni e una donna di 30 ti guarda, non è male. Ho avuto anche signore famose, ma la mia qualità è sempre stata la riservatezza, per cui di queste relazioni non si è mai venuto a sapere». Per conquistare usava il sorriso: «Mi tenevo per me i miei dolori, e a chi mi piaceva riservavo sorrisi». In una donna apprezza soprattutto che sappia parlare: «Ho avuto donne bellissime totalmente prive di conversazione. Se le cenette erano faticose perché dovevo parlare sempre io, visto che lei non si interessava di nulla, chiudevo la frequentazione. Ho avuto incontri dolorosissimi in questo senso, e rinunciato ad altri appetitosi». Non ha mai avuto relazioni con le donne con cui ha lavorato e, quando era innamorato, non ha mai tradito: «Sono un uomo monogamo: purtroppo non ho avuto l’opportunità di mettere su famiglia come avrei dovuto fare nell’età in cui si mette su famiglia e si desiderano dei bambini. Nel momento in cui poteva succedere sono stato baciato dal successo ed è stato un successo prepotente che ha distolto il mio tempo e le mie attenzioni dal resto. Ho rimandato le cose che avrei dovuto fare, e la persona con cui farle era Mariangela che un figlio lo voleva. Poi lei è andata in America, io sono rimasto solo a Roma per un anno, e ci siamo distratti». Pensa sempre alla Melato: «Una famiglia con Mariangela è la vera storia mancata della mia vita. Di lei parlo poco perché è una ferita ancora aperta. Era veramente una donna straordinaria che ha insegnato a me la vita, una vita che si era conquistata con la sua classe, la sua nobiltà d’animo e la sua cultura. Tutto quello che sapeva era frutto della sua curiosità. Veniva da una famiglia semplice. Il papà era un ghisa, un vigile urbano di Milano, la mamma una sciura: abbiamo riso per anni che la milanesa stesse con il terun».
Silvia Nucini, Vanity Fair 16/12

 

MATRIMONIO Luca Argentero è convinto che il matrimonio sia «un lavoro difficile, non scontato: va alimentato, coltivato, soprattutto se stai con una donna complicata. Quando ci si sposa, si mette sulla carta un “bollino per l’eternità”. Dal punto di vista spirituale è giusto: mi prenderò sempre cura di mia moglie. Ma dal punto di vista pratico, credo che ogni due o tre anni ci vorrebbe un corso di aggiornamento». La cosa più difficile: «Smussare alcuni aspetti del proprio carattere. Myriam (Catania, attrice, sua moglie, ndr), per esempio, fa fatica a fermarsi: in 10 anni non l’ho mai vista per più di mezz’ora seduta sul divano. È adrenalinica, al limite dell’esasperazione. Sta diventando un difetto: si annoia in fretta».
Marina Speich, Grazia 17/12

 

SCHERZI A Treviso un commerciante, settore tessile, abbigliamento e calzaturiero, per fare uno scherzo a un amico, dal 1997 gli mandava lettere anonime fingendosi un’amante caldissima. Le litigate tra la vittima e sua moglie non si contavano più. La donna, stanca, era sul punto di lasciarlo e anche i figli non lo volevano più in casa, convinti che la relazione fosse vera. Finché poco tempo fa l’autore dello scherzo lo ha preso sotto braccio chiedendogli: «Allora, questo mese ti è arrivata la cartolina?». L’altro l’ha guardato incredulo: «Ma tu come fai a saperlo?». Quando lo ha visto scoppiare a ridere, ha capito tutto. Così l’ha denunciato e gli ha chiesto mezzo milione di euro di danni.
Pierangelo Sapegno, La Stampa 12/12)

 

CHEMSEX Sempre più diffuso in Gran Bretagna il chemsex, l’utilizzo di droghe durante i rapporti sessuali. Riguarda soprattutto gli uomini gay. Si prendono mefedrone, metanfetamina in cristalli, Ghb, Gbl per resistere a maratone sessuali che durano anche 72 ore. Secondo alcuni dati del 2010, il fenomeno esiste anche in Italia, ma molto meno che altrove: ad aver fatto uso di party drugs nelle quattro settimane precedenti il sondaggio, in Italia, era un uomo gay ogni 26, pari al 3,8% degli intervistati, contro uno su 8 (il 12,5%) in Inghilterra e a fronte di una media europea del 4,7%. La situazione peggiore è nei Paesi Bassi, dove si sale al 16,8%, cioè uno su 6.
Eleonora Degano, Pagina99 5/12

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