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L’uomo che ha ucciso il cognato a picconate. I coniugi sfrattati che si sono sparati in testa

6 Luglio 2015 alle 10:34

L’uomo che ha ucciso il cognato a picconate. I coniugi sfrattati che si sono sparati in testa

Martina Colombari e Alessandro Costacurta

Delitti

 

Alberico Cannizzaro, 79 anni. Sarto in pensione, padre di due sacerdoti, don Corrado e don Stefano, da cinque anni viveva con la moglie a Marghera dove spesso dava una mano nella cura degli orti parrocchiali e dove tutti lo giudicavano «un uomo dal cuore d’oro». Solo in casa da qualche giorno perché la consorte era in montagna col figlio Stefano, giovedì scorso fece entrare nella sua villetta qualcuno che probabilmente conosceva e che chissà perché, impugnato un coltellaccio, gli squarciò la gola da parte a parte lasciandogli la lama conficcata nel collo. Poi con un altro coltello lo colpì pure alla schiena e infine se ne andò lasciandolo sul pavimento in una pozza di sangue. A trovarlo così, il figlio Corrado.
Giovedì 2 luglio in una villetta su due piani in piazzale Radaelli a Marghera, Venezia.

 

Vincenzo Guercio, 78 anni. Palermitano, di continuo litigava, per questioni di eredità, col cognato Andrea Patti, 79 anni, che l’altra mattina, al culmine dell’ennesima lite, prese un piccone e con quello «gli aprì la testa come un cocomero».
Mattina di sabato 27 giugno sul lungomare Cristoforo Colombo a Palermo.

 

Francesco Indino, 52 anni. Originario di Bari ma residente a Montechiaro d’Asti, una compagna trentenne e cinque figli fra i 9 e i 26 anni, «brava persona, benvoluto da tutti, mai una chiacchiera sul suo conto», lavorava per una ditta di ortofrutta di Costigliole. L’altra mattina alle 5 come d’abitudine uscì di casa, prese un caffè col datore di lavoro, poi in macchina raggiunse il camion con cui sarebbe andato al mercato di Moncalvo e stava per montarci sopra quando qualcuno sorprendendolo alle spalle lo prese a sprangate alla testa e al volto finché crollò per terra in un lago di sangue. Quindi l’assassino, senza toccare nulla – né cellulare, né portafogli – scappò via.
Alle cinque di mattina di giovedì 25 giugno in piazza Campo del Palio a Montechiaro D’Asti.

 

Emanuele Sibillo, 19 anni. Boss del centro storico di Forcella (Napoli), a capo di una banda di babycriminali (una «paranza di bimbi», a detta del gip), «potente e carismatico», ricercato per l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico e estorsione, indagato dalla Procura per i minorenni per vari reati tra cui il ferimento di uno del clan Mazzarella e come istigatore dell’omicidio di un ragazzo nel parcheggio di una discoteca per una sigaretta negata, il 9 giugno scorso era sfuggito a un maxiblitz che si era concluso con sessanta arresti. Dopo aver evitato le manette, era in fuga assieme al fratello Pasquale detto Lino. L’altra notte i killer di qualche gruppo rivale lo trovarono per strada e gli spararono un colpo di pistola dritto nella schiena.
Alle due di notte di giovedì 2 luglio in via Oronzio Costa a Forcella, Napoli.

 

Suicidi

 

Andrea Grigoletto, 50 anni. Padovano, da due anni si era trasferito a Perth in Australia. L’altro giorno postò su Youtube un video per la famiglia e gli amici in cui diceva fra l’altro «ho solo pensato che è ora di fermarsi, nell’antichità gli anziani decidevano quando era arrivato il momento di andarsene e così morivano, io non ho questa capacità e devo affidarmi ad altre soluzioni»; «sono stanco di fare una vita vegetale, di vedere gente che si distrugge, sogni infranti». Poi, sullo sfondo una figura femminile, aggiungeva: «Ora che l’ho conosciuta è come l’aria, come l’acqua, come il fuoco, non posso farne a meno. Non voglio rendere infelice questa persona, preferisco uscire di scena che essere d’impiccio, per lasciarla libera di trovare la sua soluzione e commettere i propri errori». Subito dopo legò una corda a una trave, l’altro capo se lo girò attorno al collo, e si lasciò penzolare.
Mattina di domenica 28 giugno a Perth in Australia.

 

Stefano Inzoni, 58 anni. Guardia giurata, sposato con Emanuela Vanorio, 59 anni, viveva a Nuvolento, nel Bresciano. Da quando era rimasto senza lavoro non riusciva nemmeno a pagare l’affitto di casa tanto che qualche giorno fa gli era arrivato lo sfratto. Giovedì sera lui e la moglie scrissero un biglietto d’addio per amici e parenti, poi si sdraiarono a letto tenendosi per mano, quindi lui prese la sua pistola e si sparò un colpo nella tempia. Subito dopo fu lei a spararsi in testa, senza però riuscire a morire (ricoverata, gravissima, in ospedale).
Verso le 22 di giovedì 2 luglio in un appartamento in via Cavour a Nuvolento, meno di quattromila anime nel Bresciano.

 

Un uomo di 36 anni. Di Nave nel Bresciano, da qualche tempo era assai depresso perché gli affari della sua azienda, specializzata in meccanica di alta qualità, andavano male. L’altra domenica pranzò come d’abitudine coi familiari, poi raggiunse il suo capannone, scrisse un biglietto d’addio e si impiccò a una trave.
Domenica 28 giugno all’interno di un capannone ai piedi del monte Maddalena nel Bresciano.

 

Amori
 

GINOCCHIA Martina Colombari è contenta del suo matrimonio con Alessandro Costacurta, che dura da 11 anni: «Il nostro amore resiste perché ci completiamo a vicenda. Ale è anche la spalla su cui posso piangere, riversare la mia fragilità». Il segreto: «Non abbiamo mai condizionato la vita dell’altro. Se lui desidera uscire, io neppure commento. C’è grande libertà tra noi e rispetto. Eravamo già entrambi famosi quando ci siamo messi insieme, nessuno sbraitava per essere più popolare dell’altro. Io ero gratificata dal lavoro, lui dalle vittorie in campo. Mentre è facile essere gelosi della professione di tua moglie. In realtà, siamo una famiglia semplice». Il sesso è ancora importante per loro: «Ci si continua a cercare, c’è intimità e intesa. Mi ricordo ancora vent’anni fa, quando mi sono trovata con le ginocchia ustionate per le capriole sulla moquette della casa di Alessandro» (Oggi 1/7).

 

CURA Una infermiera trentatreenne di Vigevano si è presentata alla caserma dei carabinieri chiedendo aiuto. Motivo: non ce la faceva più ad arginare il desiderio sessuale del marito. L’uomo, a quanto riferito dalla moglie, dopo aver effettuato una cura per problemi erettili era diventato insaziabile. «Pretendeva anche venti prestazioni sessuali al giorno, e senza alcun tipo di dolcezza e coinvolgimento emotivo», ha raccontato la donna. Ascoltato il racconto, i carabinieri hanno telefonato all’uomo per convincerlo a concedere un po’ di tregua alla moglie, che per il momento ha rinunciato a sporgere denuncia (Corriere.it 2/7).

 

CICATRICI Pippo Baudo dice di non aver avuto tanti fidanzamenti: «Ho avuto pochi rapporti. Non sono stato uno sciupa femmine ma le donne con cui mi sono accompagnato hanno lasciato segni notevoli. Amo profondamente e quando il rapporto finisce mi lascia sempre una cicatrice. Ma non sono di quelli che restano amici: no, non mi piace, lo trovo sentimentaloide, triste e malinconico». Nessun contatto anche con Katia Ricciarelli, con cui è stato sposato per 18 anni: «Per me il rapporto è completamente chiuso, lei invece ne parla sempre, mi rivolge appelli, qualche volta per attaccarmi, qualche volta per avvicinarsi. Io ritengo che quando una porta è chiusa, e si è chiusa per motivi seri profondi , è chiusa». Baudo ha due figli: «Tiziana, che adesso ha 45 anni. E poi, dieci anni fa, ho riconosciuto un figlio, Alessandro, nato fuori dal letto ufficiale. Ho dovuto fare un esame del dna. Oggi ci sentiamo, ci vediamo. Ma è stato un trauma per me: incontrare un figlio quando ha già 40 anni e abbracciarlo alla fine del riconoscimento, davanti all’ufficiale dell’anagrafe, è stata una botta dal punto di vista psicologico molto forte. Ora c’è un rapporto sereno, anche tra fratelli, ma al momento è stato traumatizzante» (Chiara Maffioletti, Corriere della Sera 2/7).

 

TRACCE Ghosting, cioè la strategia di chi sceglie di porre fine a un rapporto sentimentale tagliando ogni contatto e ignorando i tentativi dell’ex partner di farsi vivo. Da un’indagine condotta nell’ottobre del 2014 da You-Gov/Huffington Post è emerso che, su mille americani interpellati, l’11% aveva, almeno una volta nella vita, lasciato qualcuno facendo sparire le proprie tracce. Secondo uno studio più informale di Elle e basato su 185 individui, il 16,7% degli uomini e il 24,2% delle donne si sono prima o poi comportati come dei fantasmi. Sembra che il ghosting sia stata la tecnica usata da Charlize Theron per mollare Sean Penn (Valeriya Safronova, la Repubblica 1/7).

 

AFFLECK Altra coppia di divi che si è separata: quella composta da Ben Affleck e Jennifer Garner. Sposati da 10 anni, hanno scritto un comunicato congiunto per confermare quanto le cronache gossip insinuavano da mesi, e cioè che il loro matrimonio è finito e che chiederanno il divorzio. La coppia promette che gestirà la fase di separazione con rispetto e amore, e chiede privacy per i tre figli Violet, 9 anni, Seraphine, 6, e Samuel, 3 anni: «Queste sono le prime e ultime parole che intendiamo pronunciare sulla vicenda». Gli avvocati si preparano a organizzare la spartizione del patrimonio da 150 milioni di dollari (Flavio Pompetti, Il Messaggero 2/7).

 

COPPIE Il 50% delle coppie statunitensi che si sono sposate negli anni Ottanta si sono lasciate. Resiste il 65% di quelle che si sono formate negli anni Novanta. Gli ultimi dati dicono che i divorzi sono ancora in diminuzione, forse anche perché il 24% degli americani con più di 40 anni è single e non si è mai sposato (ibidem).

 

L’uomo che ha ucciso il cognato a picconate. I coniugi sfrattati che si sono sparati in testa Le università di Stanford e di Santa Barbara hanno studiato i comportamenti più adatti al primo appuntamento. Hanno osservato soprattutto che maschi e femmine affrontano il primo appuntamento con «intenzioni asimmetriche». Infatti nel rituale dell’accoppiamento alle femmine interessa soprattutto il rituale, mentre la maggioranza dei maschi sembra essere più interessata all’accoppiamento (Vittorio Zucconi, D - la Repubblica 27/6).

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