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La donna che ha ucciso il marito a colpi di candelabro e la zanzara costretta alla fedeltà eterna

8 Giugno 2015 alle 10:27

La donna che ha ucciso il marito a colpi di candelabro e la zanzara costretta alla fedeltà eterna

Loredana Colucci, 37 anni. Residente ad Albenga (Savona), un lavoro dietro al banco di macelleria di un supermercato, due figlie di 13 e 20 anni, tempo fa aveva lasciato il marito Aziz El Mountassir, 50 anni, egiziano, giardiniere, da tutti chiamato Simone. Costui, gelosissimo, convinto a torto che lei avesse un amante, finito in carcere per averla pedinata, minacciata e per averle messo le mani al collo durante un litigio in mezzo alla strada, era tornato in libertà dopo nemmeno due mesi di galera. L’altro giorno andò a casa della moglie e la supplicò di tornare insieme. Lei urlò «è una storia finita, hai capito? Finita», allora lui prese un coltello dal ceppo della cucina e le infilò la lama seghettata di 25 centimetri più volte alle spalle, nel torace, nelle braccia. Quindi la stessa lama se la piantò dieci volte nel petto e nel torace. La figlia tredicenne, che aveva visto tutto, corse in balcone e si mise a urlare chiedendo aiuto. I vicini, subito accorsi, trovarono la piccola che tremava così tanto da non riuscire quasi a stare in piedi e i suoi genitori in terra in una pozza di sangue.
Alle 12.45 di martedì 2 giugno in una mansardina al terzo piano in via Corridoni a Albenga, vicino Savona.

 

Sara El Omri, 19 anni. Nata ad Alzano Lombardo da famiglia marocchina, una leggera disabilità a una mano e una serie infinita di problemi. Non ancora maggiorenne, aveva trascorso un periodo in comunità. Nel gennaio 2014 aveva sposato il connazionale Amine El Ghazzali, 25 anni – disoccupato da sempre, noto alle forze dell’ordine per vari reati – perché lo amava ma anche per fargli avere il permesso di soggiorno. Costui però, sei mesi fa, aveva messo incinta la sua amante, una sedicenne di Locarno: madre con disturbi mentali, padre risposato, da tempo girovagava tra l’Italia, la Svizzera e la Svezia. Amine aveva raccontato alla moglie che aveva un’altra e che intendeva divorziare, lei, però, non ne voleva sapere. L’altra sera tra i coniugi e l’amante, lungo una pista ciclabile, scoppiò una lite furibonda e d’un tratto l’uomo e la sedicenne, tirati fuori due coltelli da cucina, infilarono le lame da venticinque centimetri ventiquattro volte nell’addome, nelle braccia e nelle gambe di Sara, lasciandola sulla terra in una pozza di sangue.
Alle 22.45 di martedì 2 giugno sulla pista ciclabile che costeggia il fiume Serio, al confine tra Albino e Pradalunga nel bergamasco.

 

Giuseppe Pasquali, 73 anni. Agricoltore, due figli avuti dalla moglie Nadia Gaggia, 69 anni, che da tempo soffriva di gravi crisi depressive. L’altra mattina, mentre l’uomo era nella vasca da bagno, la consorte impugnò un candelabro e glielò suonò sulla testa più e più volte finché non s’accasciò nell’acqua senza vita. Quindi telefonò alla figlia Ilenia, che chiamò i carabinieri.
Mercoledì 3 giugno in una cascina di Pescarolo (Cremona).

 

Maria Valante, 82 anni. Di Venegono Inferiore, Varese, malata di Alzheimer, sposata con Pompeo Milone, 81 anni, molto malato anche lui, un passato da commerciante. La coppia, anni fa, aveva vissuto il dramma di una figlia morta di cancro. L’altra mattina, profittando dell’assenza della badante che li accudiva, l’uomo prese la sua pistola e sparò un colpo alla testa della moglie. Quindi si puntò l’arma alla tempia e fece fuoco.
Alle 10.30 di sabato 30 maggio in un appartamento a Venegono Inferiore, Varese.

 

SUICIDI

 

Don Carlo Certosino, 54 anni. Livornese, dopo quattordici anni da parroco nella chiesa di San Simone all’Ardenza era stato destinato dal vescovo Simone Giusti alla chiesa di Santa Caterina da Siena. Lui a detta dei parrocchiani «ne aveva fatto una malattia, non voleva proprio andare e noi non volevamo che ci lasciasse qui c’era un pezzo della sua vita». Quando aveva gridato il suo «no »al vescovo l’intera parrocchia lo aveva seguito sulla strada della ribellione. Avevano raccolto le firme e durante una messa il 9 maggio scorso circa trecento fedeli avevano assediato il vicario di monsignor Giusti, arrivato lì per spiegare che don Carlo doveva andare via. «Lui non contestava la decisione del vescovo di trasferirlo, un parroco sa che “per contratto” è destinato a essere spostato dopo qualche anno. Contestava però il modo». Don Carlo aveva cercato di andare via da Livorno pur di non andare nell’altra parrocchia, aveva chiesto di essere trasferito a Fiesole, dove era già stato a studiare, ma non c’era posto per lui. Allora aveva cercato di andare a Volterra ma anche lì pare che avesse ricevuto un altro no. «Durante la messa domenica sembrava distratto, sbagliava parole, lui sempre così preciso e attento aveva dato due ostie alla stessa persona». Lunedì mattina, mentre tutti lo aspettavano per la prima messa della giornata, salì sul campanile della chiesa che non voleva lasciare, legò una corda a una trave, e si lasciò penzolare. Nel suo alloggio varie lettere, tra cui una al vescovo Giusti: «Caro vescovo, il trasferimento che hai deciso è stato solo l’ultima delle ingiustizie che ho dovuto subire in questi anni. Adesso potrai essere contento, ma sappi che mi avrai per sempre sulla coscienza».
Alle 8 di mattina di lunedì 1 giugno nella chiesa di San Simone all’Ardenza a Livorno.

 

MATRIMONI Le persone non si sposano più. Nel 2013 i matrimoni, civili e religiosi, sono stati 194.057 (ultimo dato Istat): erano 50mila in più 10 anni fa. In cinque anni si sono registrate 44mila cerimonie in chiesa in meno. Le unioni di fatto sono oltre un milione e circa il 26% dei bambini nasce al di fuori del matrimonio: nel 2000 erano soltanto il 10%. Anche negli Stati Uniti è crollato il numero delle nozze, soprattutto fra quelli che hanno tra 28 e 35 anni: nel 2013 si sono celebrati meno di 2 milioni di matrimoni, nel 1984 (anno record) erano stati 2 milioni e mezzo, secondo i dati del Pew Research Center (Maria Novella De Luca, la Repubblica 2/6).

 

GAY Angela Lansbury si sposò per la prima volta con l’attore Richard Cromwell. Lui, che in realtà era gay, la lasciò dopo nove mesi con un biglietto che diceva: «Non posso andare avanti così». Lei dice che «oggi una cosa del genere non potrebbe più accadere. Oggi una ragazza non sarebbe così ingenua ed è ormai rarissimo che i gay si nascondano dietro matrimoni di facciata. Ma io ero affascinata: era bellissimo, era un artista, era divertente». Dice di non aver sofferto poi così tanto per la fine della storia: «Ero giovane, in un modo o nell’altro a quell’età bisogna crescere, capire. Quel matrimonio è stata la mia educazione sentimentale» (Paola Jacobbi, Vanity Fair 3/6).

 

FEDERICO Per scrivere Tre poesie a Telemaco, Saba prese come ispirazione un ragazzo di nome Federico. Era il figlio di Emanuele Almansi, libraio antiquario di Milano, nella cui casa Saba visse dall’autunno del 1945 al maggio del 1948. In una delle Scorciatoie lo descrive come un nobile giovanetto che amava far scherzi: sputava addosso ai gerarchi fascisti poi fingeva di averlo fatto per errore. Saba lo aveva amato fin da quando lo aveva incontrato, ancora bambino, a Padova dove allora gli Almansi vivevano. Forse non proprio come un figlio. Scriveva infatti: «Ma il giovane stornello in cui ponevo/ qualche speranza d’avvenire, e il cuore/ lasciava in pegno a un’ochetta…». Vedeva in Federico un fanciullo che suscitava amore: «Oh in te era l’ombra della terra e il sole,/ e il cuore d’un fanciullo senza cuore». Il ragazzo, tuttavia, era schizofrenico: una tara della famiglia paterna. Emanuele Almansi, addolorato per la malattia del figlio, a un certo punto cercò di ucciderlo con un colpo di pistola, pensando di suicidarsi subito dopo. Il ragazzo però non era morto e la pallottola, fermata dalla mandibola, era stata estratta facilmente da un chirurgo. Il padre finì in carcere (Paolo Mauri, la Repubblica 4/6).

 

FIGLI In un recente viaggio in Australia e Nuova Zelanda, il principe Harry d’Inghilterra ha dichiarato che gli piacerebbe mettere su famiglia. Lo ha detto a una giornalista della Bbc che gli chiedeva se, dopo la nascita dei nipotini, non sentiva il desiderio di figli suoi. Risposta: «Certamente, ma è un po’ complicato». Infatti Harry è scapolo e ora i giornali inglesi si stanno scatenando per cercargli la fidanzata (Enrico Franceschini, D - la Repubblica 30/5).

 

ESERCITO In Indonesia le donne possono arruolarsi nell’esercito solo se vergini: per questo motivo vengono sottoposte a visita ginecologica prima di essere dichiarate abili alla vita sotto le armi. Fuad Basya, responsabile dell’informazione dell’esercito: «Se non facessimo così qualche giovane con brutte abitudini potrebbe diventare membro delle forze armate. I soldati devono difendere la nazione e la sua sovranità, si tratta di un compito altissimo e se la candidata non fosse vergine risulterebbe inadatta a svolgere questo ruolo». Comunque si è saputo che l’aeronautica militare e la marina da anni sottopongono al test della verginità anche le fidanzate dei militari. E, sull’esempio delle forze armate, anche la polizia e alcune amministrazioni civili hanno adottato lo stesso parametro di selezione (Franco Venturini, IoDonna 30/5).

 

ORMONI Flaminia Catteruccia, docente di microbiologia all’Università di Perugia e alla Harvard School of Public Health di Boston, ha scoperto che sono le zanzare femmine a scegliere il maschio. Durante un unico atto sessuale, in volo e al tramonto («molto romantico, sì»), da lui riceve tutti gli spermatozoi che le serviranno nel corso della vita, e che terrà da parte in una capsula apposita. Ma riceve anche un tappo intriso di un ormone che la rende disinteressata ad altri maschi e che la costringe alla fedeltà perpetua. La scienziata sta studiando l’accoppiamento della zanzara per cercare di sconfiggere la malaria. Infatti gli insetticidi, oltre che tossici, cominciano a dimostrarsi non più efficaci. Potrebbe dimostrarsi molto più promettente rendere sterili le zanzare del genere Anopheles (Silvia Bencivelli, il Venerdì 5/6).

 

TACCHINO Il tacchino, che in brevissimo tempo passa dall’eccitazione precedente l’accoppiamento (con tanto di ruota e rigonfiamento dei bargigli) al completo disinteresse verso la femmina, immediatamente successivo (Elena Stancanelli, la Repubblica 23/5).

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