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Il pediatra che s’è buttato da un ponte e gli occhi stupidi della Rapaccini

4 Maggio 2015 alle 10:25

Il pediatra che s’è buttato da un ponte e gli occhi stupidi della Rapaccini

Mario Pegoretti, il truccatore 61enne trovato morto a Parco della Pineta Sacchetti, a Roma

Delitti

Il truccatore sfigurato a sassate dopo un rapporto gay. Il pediatra che s’è buttato da un ponte

 

Teodora Catauta, 35 anni. Originaria della Romania, separata da un italiano, una figlia di dieci anni, «buona e gentile» ma con una passione per l’alcol e le cattive compagnie, da tempo viveva a San Vittore Olona (Milano) dove alcuni erano convinti «che avrebbe fatto una brutta fine». Seguita dai servizi sociali, dopo un lungo periodo da disoccupata s’era appena trovata un lavoro in una casa di riposo: avrebbe iniziato fra un paio di giorni. Tempo fa aveva avuto una storia col pregiudicato trentottenne Tiziano Rossi detto “lo zoppo”, poi l’aveva lasciato e lui, che non si dava pace, aveva preso a perseguitarla finché il giudice lo aveva diffidato dall’avvicinarla. L’altra mattina l’aspettò in auto sotto casa e appena la vide pigiò sull’acceleratore, le si accostò, le sparò addosso tre colpi di pistola e subito dopo scappò via (fermato il giorno dopo in un hotel di Torino).
Poco prima delle 11 di giovedì 30 aprile in via Riva a San Vittore Olona, piccolo centro al confine con Legnano (Milano).

 

Giulio Moracci, 91 anni. Agricoltore di Terni, l’altro giorno era con la moglie Fioranna Fineschi, 85 anni, quando tre romeni di 20, 21 e 43 anni bussarono alla porta della loro villetta di mattoncini rossi dicendo che dovevano consegnare un telegramma. La Fineschi aprì e quelli in un istante saltarono addosso ai coniugi, li imbavagliarono e li legarono sul letto a faccia in giù. Quindi arraffarono tutto quello che poterono e scapparono via. Il Moracci, che non riusciva a respirare, è morto soffocato.
Giornata di lunedì 27 aprile a Terni.

 

Lucia Pompa Palumbo, 48 anni. Di Foggia, sposata col panettiere in pensione Domenico Luciano, 55 anni, che l’altra sera, durante una lite scoppiata forse per gelosia, la strangolò a mani nude e poi, imbambolato, vegliò la salma per tre giorni. Alla fine i due figli della coppia, non riuscendo a parlare al telefono coi genitori, andarono a casa loro, trovarono la madre cadavere sul pavimento e convinsero il padre a chiamare i carabinieri.
Sera di lunedì 27 aprile in una casa in via Campania a Orta Nova, Foggia.

 

Mario Pegoretti, 61 anni. Originario di Merano ma da anni residente a Roma, molto noto nel mondo del cinema come truccatore e parrucchiere sul set (aveva lavorato dietro le quinte di Mission Impossible III, Elisa di Rivombrosa, la Passione di Cristo e un’altra cinquantina di produzioni). In più, nel 2008, aveva recitato nel film Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana nel ruolo di Silvestro. Nove anni fa s’era separato dalla moglie e da allora viveva con una coppia di amici in un appartamento al Tuscolano. Sabato sera salutò i coinquilini dicendo che andava al cinema e invece a bordo della sua Smart raggiunse il parco della Pineta Sacchetti, quindi camminò tra alberi e cespugli fino a una zona isolata frequentata da gay che si prostituiscono e fece sesso con due romeni sui vent’anni che alla fine, per rubargli poche banconote e un orologio da cento euro, lo riempirono di calci e pugni, lo strangolarono, e gli sfigurarono il volto a sassate. Trovato cadavere la mattina dopo, senza pantaloni né slip, indosso solo la giacca, da uno che facendo jogging vide un piede sbucare dai rovi.
Notte di sabato 25 aprile nel parco della Pineta Sacchetti, a Roma.

 

SUICIDI

 

Francesco Menetto, 65 anni. Medico pediatra con studio in un elegante quartiere borghese nel centro di Genova, non si dava pace da quando suo figlio Marco, 37 anni, farmacista, era finito agli arresti domiciliari perché accusato di aver trafficato in medicinali antitumorali rubati e rivenduti all’estero per ricavare più soldi. Dopo quei fatti, tante mamme avevano ritirato i libretti dei loro bambini e l’avevano cancellato come pediatra. In più aveva problemi economici, era sul punto di separarsi dalla moglie Graziella Ghini, 68 anni, e non s’era mai ripreso da quando, due anni fa, s’era suicidata sua figlia. Domenica sera invitò a cena figlio e nuora, poi, tranquillo come sempre, disse di dover andare a fare una visita urgente a un piccolo assistito. Prese sua moglie e salirono in auto. Arrivati al ponte monumentale che attraversa via XX Settembre, scesero dalla macchina e spedirono un sms al figlio in cui gli dicevano di guardare in un certo cassetto di casa loro. Quindi Menetto scavalcò la balaustra e senza starci a pensare saltò di sotto, giù per venti metri. La moglie, forse troppo spaventata, rimase a cavallo del parapetto finché due agenti l’afferrarono al volo (ora è indagata per istigazione al suicidio). Nel cassetto indicato, una lettera di scuse e indicazioni di carattere pratico: «Questa è la combinazione della cassaforte... dovete disdire le bollette della luce, dell’acqua e del telefono dello studio di papà, per la successione rivolgetevi al notaio G.A, i gioielli della mamma sono nascosti...». Nell’auto un biglietto: «La magistratura miope a volte uccide».
Notte tra domenica 26 e lunedì 27 aprile in via XX Settembre a Genova.

 

AMORI

Quelli che ammazzano i falchi sperando di non diventar cornuti. Gli occhi stupidi della Rapaccini

 

BELA ROSIN Cavour pagava Vittorio Emanuele II, già sposato con Maria Adelaide, perché troncasse la relazione con la sua amante Rosa Vercellana, la Bela Rosin. Il sovrano prese i soldi, tenne l’amante, la fece contessa e alla fine la sposò (aneddoto raccontato da Laura Gaetini nel libro Desiderare la donna d’altri) (Marco Neirotti, La Stampa 27/4).

 

ZERBINI Pablo Picasso, convinto che «le donne sono zerbini o dee» (ibidem).

 

FUCILATE Una superstizione delle province di Messina e Reggio Calabria vuole che ammazzare a fucilate uno dei falchi pecchiaioli migranti dall’Africa subsahariana nel mese di maggio tenga lontane le corna. Mostrare in soggiorno un falco impagliato è testimonianza dell’impresa e, dunque, della virilità. Ogni anno la Lipu è costretta a organizzare manifestazioni antibracconaggio sui due versanti dello Stretto (Sette 24/4).

 

SENSORI Il robot penis, protesi messa a punto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa capace di collegarsi tramite sensori al sistema nervoso della persona che la indossa e quindi di reagire come un organo reale. È un robot che avverte il desiderio. La sua attivazione è naturale. Spiegano i ricercatori: «Gli strumenti forniti dalla biorobotica possono consentire di dotare la protesi di un sistema di movimento e di un sistema di sensorizzazione accurati. L’obiettivo è rendere il funzionamento il più vicino possibile rispetto a quello dell’organo naturale». Non ci sono finanziamenti, ma i ricercatori non escludono che entro un anno sia possibile realizzare un prototipo in grado di funzionare (C. Ma., Il Messaggero 22/4).

 

BASTONATE Chiara Rapaccini conobbe Mario Monicelli nel 1975, sul set di Amici miei. Quarant’anni meno di lui, gonna blu a pieghe, appena le rivolse la parola disse: «Non farai mai l’attrice perché hai gli occhi stupidi». Lì per lì si offese a morte: «Poi avrei capito che era la sua prima provocazione. Mario faceva il contrario dell’innamorato. Non mi ha mai detto ti amo, se non alle cinque del mattino, confidando nel mio sonno profondo. Arrivava a punte di cattiveria. Una volta sotto uno splendido cielo stellato chiese agli attori e alla sua troupe di esprimere un desiderio. Ma guai a dirlo, si raccomandò, perché se lo dite non s’avvera. Quando toccò il suo turno, scandì a voce alta: voglio vivere tutta la mia vita insieme a Chiara». Rimasero insieme per trentacinque anni: «Grazie all’ironia e all’anticonformismo. La prima volta che cucinai per lui, venne da me all’improvviso: scusami cara, ma sentirti spiattellare come una mogliettina mi mette tristezza. Trascorremmo la nostra serata d’amore da Settimio in via del Pellegrino, un depresso Paolo Stoppa nel tavolo accanto». Si lasciarono e ripresero molte volte: «Io me ne andavo con grandi scenate, mentre lui imperturbabile continuava a leggere il giornale. Una volta restai fuori due o tre mesi. E lui si fece listare il braccio a lutto con una fascia nera. Una mia amica me lo riferì e io capii subito: mi stava dicendo che era triste ma era anche un modo per sfottermi». Secondo la Rapaccini, la tempra di Monicelli era consegnuenza dell’educazione: «Sei figli maschi cresciuti da una madre intelligentissima e severa. Quando litigavano, lei li bastonava uno dietro l’altro. Mario ne era fiero perché in fondo aveva una tempra militaresca, da uomo d’altri tempi. Così ci si doveva prendere cura della donna ma senza troppo romanticismo» (Simonetta Fiori, la Repubblica 1/5).

 

EMBRIONI L’attrice Sofía Vergara è al centro di un caso di bioetica negli Stati Uniti. Con il compagno, Nick Loeb, milionario produttore di salse alimentari, avevano voluto affrontare una fecondazione assistita: i loro embrioni congelati avrebbero dovuto portare a una maternità surrogata. Invece i due si sono lasciati. L’attrice vorrebbe che gli embrioni restassero nel congelatore, mentre il suo ex reclama il diritto a metterli al mondo. La questione etica è: se una donna ha il diritto di portare a termine una gravidanza anche quando l’uomo è contrario, perché un uomo pronto a diventare padre non può vantare lo stesso diritto? Su 10 casi di embrioni contesi in Usa, in 8 il partner che voleva diventare genitore ha perso. La rivendicazione di Loeb ripropone la questione dei diritti dei padri, esclusi dalle decisioni sull’aborto e penalizzati nell’affidamento dei figli in caso di divorzio (Corriere della Sera 1/5).

 

PRINCIPESSA Kate Middleton ha partorito sabato mattina alle 9.34 (ora italiana, erano le 8.34 in Inghilterra) una bambina. La piccola principessa, che pesa 3 chili e 7 etti, è la quarta nella linea di successione al trono, il quinto pronipote della regina. Al momento non è ancora stato deciso il nome. I bookmakers puntano su Alice, ma anche Charlotte, Victoria, Elizabeth, Alexandra (Corriere.it 2/5).

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