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La donna strangolata dalla rivale in amore e le "carezze" tra Raoul Bova e l’ex suocera

L'attore chiede a Annamaria Bernardini De Pace, di mettere fine alla «guerra» scoppiata tra loro da quando ha lasciato la di lei figlia, Chiara, mentre dal 27 marzo, a New York, sono valide anche le richieste di divorzio inviate sulla posta privata di Facebook. Lo ha stabilito Matthew Cooper, giudice della Corte suprema di Manhattan.

13 Aprile 2015 alle 09:30

La donna strangolata dalla rivale in amore e le "carezze" tra Raoul Bova e l’ex suocera

Raul Bova con la fidanzata Rocio

DELITTI\


 

Patrizia Attruia detta Titti, 48 anni. Originaria di Castellammare di Stabia, qualche anno fa, quando il suo matrimonio era finito, s’era trasferita col nuovo compagno Giuseppe Lima, 50 anni, a Ravello, sulla Costiera Amalfitana. I due, «tranquilli e riservati», sempre a corto di soldi (lei lavorava saltuariamente come badante o cameriera, lui s’arrangiava a fare il coltivatore e il giardiniere per alcune ville e terreni della zona), dopo aver vissuto a lungo in un alloggio di fortuna avevano trovato l’ospitalità di una Vincenza Dipino di anni 55. Costei diceva a tutti che s’era presa la coppia in casa perché da quando le era morta la madre si sentiva tanto sola, in realtà, secondo le voci di paese, l’aveva fatto perché era pazza del Lima. Giorni fa la Attruia, che aveva subodorato qualcosa, urlò alla Dipino che doveva smetterla di provare a sedurre il suo uomo, ne nacque una lite furibonda e a un certo punto la Dipino strinse le mani attorno al collo della rivale finché non smise di respirare. Quindi si caricò in braccio il cadavere e lo chiuse in una cassapanca, dove lo trovò, qualche ora dopo, il Lima.

Venerdì 27 marzo in via San Cosma a Ravello, a pochi passi dal santuario sulla Costiera Amalfitana.

 

Rosanna Cavallari, 86 anni. Di Torino, sposata da una vita col minatore in pensione Luigi Musso, 86 anni, che da tre anni, essendo lei immobilizzata da una malattia, se ne prendeva cura «con amore e pazienza». L’altra sera l’uomo, non sopportando più di vedere la consorte ridotta in quelle condizioni, prese una corda e gliela strinse al collo finché non smise di respirare. Quindi la stessa corda se la legò al collo e cercò d’impiccarsi alla maniglia di una porta. Non ci riuscì perché poco dopo entrò in casa la badante, che trovò la Cavallari cadavere sul letto e il Musso a rantolare sul pavimento.

Verso le 20 di domenica 29 marzo in un appartamento nel quartiere popolare Barriera di Milano a Torino.

 

Gaetano, 2 anni. Figlio di Anna Esposito, 33 anni, operaia a Melito nel Napoletano, assai depressa perché di recente il marito l’aveva lasciata. Costei l’altro giorno scrisse una lettera al consorte in cui si scusava per non averlo saputo rendere felice, poi strappò tutte le foto del loro matrimonio, mise il figlioletto sul lettone coniugale, e lo avvelenò con un cocktail di farmaci. Infine si sdraiò accanto al cadaverino e si infilò due coltelli, uno da cucina, uno da torta, più volte nella pancia.

Notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo in un appartamento al 32 di via Kennedy a Melito, hinterland di Napoli.

 

Alessia Gallo, 33 anni. Cameriera alla pizzeria panineria Kofler di Padova, orfana da tredici anni della madre, viveva in una bella villetta nella campagna fuori da San Giorgio delle Pertiche col padre Tiziano Gallo, 63 anni, che dopo la morte della moglie, nonostante un velo di depressione, l’aveva tirata su da solo senza mai farle mancare nulla. Costui l’altra mattina si svegliò di buon’ora, indossò i calzoni e una polo, si infilò le scarpe, poi prese la sua pistola semiautomatica, entrò in camera della figlia, la trovò addormentata, in pigiama, abbracciata al cuscino, e le sparò un colpo dritto nella tempia. Quindi si sedette sul ciglio del materasso, la stessa arma se la puntò alla tempia e fece fuoco. Accanto ai corpi, un biglietto: «Bruciateci e metteteci con mia moglie Maria».

Alle 7.30 di giovedì 9 aprile in una villetta in via Margarise a San Giorgio delle Pertiche, nel Padovano.

 

Francesco Sodini, 52 anni. Di Lucca, sposato, due figli, da tutti descritto come «una persona mite», era il caporeparto della cartiera Lucart dove lavorava pure Massimo Donatini, 43. Costui, convinto a torto che Sodini volesse farlo licenziare (in realtà in azienda stavano per fargli fare un corso di aggiornamento in vista di una prossima promozione) dopo il pranzo di Pasquetta rubò la Glock di suo padre e la mattina dopo, con l’arma in pugno, andò ad aspettare il caporeparto sotto casa. Appena lo vide uscire dalla porta della sua villa, la moglie che lo salutava dal balcone, gli sparò addosso otto colpi: quattro alla testa, quattro alla schiena.

Alle 6.55 di martedì 7 aprile a Lucca.

 

Maria Paola Trippi, 51 anni. Di Arezzo, sposata col costruttore Graziano Rossi, 53 anni. I coniugi, quattro figli e un nipotino, litigavano di continuo per via della gelosia ossessiva di lui e lei, una volta, l’aveva denunciato per maltrattamenti. L’altra sera erano nella loro villetta quando scoppiò l’ennesima discussione, urlavano così forte che il figlio quindicenne Loris dopo cena telefonò a un amico dicendogli «non ce la faccio più a sentirli, vengo a dormire da te» e uscì di casa. Verso mezzanotte la Trippi si infilò nel letto, qualche minuto dopo il marito, indosso solo le mutande, la raggiunse imbracciando la sua doppietta e le sparò un colpo alla tempia. Quindi si puntò l’arma alla testa e fece fuoco.

Dopo la mezzanotte di lunedì 30 marzo in una villetta in località Monastero, tra i comuni di Bagnoro e Santa Firmina, nell’Aretino.

 

 

AMORI


 

BERSAGLIO Raoul Bova chiede all’ex suocera, Annamaria Bernardini De Pace, di mettere fine alla «guerra» scoppiata tra loro da quando ha lasciato la di lei figlia, Chiara. Dice di sentirsi «il bersaglio di una campagna. Il traditore che merita la gogna. Devo proteggere i miei figli da questa guerra. Per questo parlo. Per dire: vi prego, basta con questa guerra che fa solo del male». Non nomina l’ex suocera, ma il riferimento è chiaro. E ribadisce: «Tutta questa situazione fa star male i miei figli. Come deve sentirsi un ragazzino nel leggere che il suo papà è un traditore superficiale, che non si è fatto nessuno scrupolo a scaricare la mamma per una ventenne? Le cose non sono andate così, ma lui come fa a capirlo?»

Sara Faillaci, Vanity Fair 8/4

 

GUERRA Risposta della Bernardini De Pace: «Non c’è nessuna guerra. È lui che ha sempre fatto causa a noi. Tra me e mia figlia, quattro».

Chiara Maffioletti, Corriere della Sera 8/4

 

DIVORZIO Dal 27 marzo, a New York, sono valide anche le richieste di divorzio inviate sulla posta privata di Facebook. Matthew Cooper, giudice della Corte suprema di Manhattan, ha stabilito, infatti, che se il coniuge diventa irreperibile si può usare il social network per inviargli i documenti per la fine del matrimonio. La decisione è scaturita dal caso di Ellanora Baidoo e suo marito Victor Sena Blood-Dzraku. I due, ghanesi, si sono sposati con rito civile nel 2009 e si erano promessi di celebrare le nozze secondo le tradizioni del Ghana. «Ma poi l’uomo ha cambiato idea – racconta l’avvocato della donna – quindi Ellanora ha deciso di lasciarlo». Per mesi è stato impossibile fargli avere i documenti per la separazione. Non ci è riuscito nemmeno un investigatore privato. Da qui la richiesta di utilizzare Facebook, dove l’uomo risultava attivo, per inviargli il materiale. Richiesta accettata dal giudice.

Leonard Berberi, Corriere della Sera 8/4

 

STEMMA Helmut Berger studente universitario si trovò per caso a Volterra mentre Visconti girava con Claudia Cardinale  Vaghe stelle dell’Orsa: «Scendeva la notte, l’assistente di Luchino mi portò un lungo scialle di cachemire grigio. Ne ricordo ancora il profumo, potrei riconoscerlo tra mille». Si trasferì dal regista, a Roma «ma ognuno aveva la sua camera; era lui che veniva a farmi visita».

Aline Arlettaz, La Stampa 31/3

 

LAMPO Helmut Berger ricorda il sesso di Rudolf Nureyev scorticato nella fretta di aprire la cerniera lampo per soddisfare i loro appetiti

ibidem

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