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Moralista, mi sa dire la morale che cos'è?

Il miglior commento alla rimborsopoli grillina lo aveva cantato Fred Buscaglione in un film del 1959. Meriterebbe di diventare l'inno del Movimento Cinque Stelle

20 Febbraio 2018 alle 18:18

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Si direbbe che Matteo Renzi è entrato nello spirito di questa rubrica, o addirittura che ci ha sfilato da sotto il naso una puntata. Sabato scorso, al teatro Sannazaro di Napoli, il segretario del Pd ha illustrato il meccanismo della "rimborsopoli" grillina con una scena dal film a episodi Le motorizzate (1963) di Marino Girolami, dove Totò si finge vigile urbano, incassa le contravvenzioni e poi devolve il ricavato ai bisognosi. "Quali bisognosi?"; "Modestamente, io e la mia famiglia". Più déjà-vu di così?

Io pure ero stato assalito da una sensazione di già visto, ma più indefinita e generica. E avevo pensato a Il moralista, un film del 1959 con Alberto Sordi e Vittorio De Sica. Non tanto per la storia, che ha al centro un integerrimo difensore dei costumi che gestisce in segreto una "tratta delle bianche": di trame del genere la commedia all'italiana ne offre a decine, molte delle quali costruite proprio intorno a Sordi. No, se ho pensato a quel film è per via della canzone che Fred Buscaglione canta nei titoli di testa, su parole di Franco Migliacci (sì, quello di Nel blu dipinto di blu).

Il Movimento Cinque Stelle ha già un inno ufficiale? Posto che nessuno potrà mai competere con l'inno dell'Udeur di Mastella, io dico che dovrebbero farci un pensiero: 

Se ti parlo di ideali, 
se ti parlo di virtù,

non mi credere: sono frottole, 
parole e nulla più.


Polemizzo, stigmatizzo
e condanno il mondo inter - oh che scandalo davver!

Non ti fidare di me
perché perché
ingannerò.


Moralista, mi sa dire la morale che cos'è?

È una frottola
per i semplici
ma non è fatta per me.

Guido Vitiello

Fondatore, qui sul Foglio, dell'Ordine mendicante dei Padri weimariani, che pregano per scongiurare l'apocalisse della Repubblica. Bibliopatologo per Internazionale. Accanto a questi lavori largamente immaginari, insegno cinema alla Sapienza di Roma, collaboro anche con IL e scrivo libri di vario argomento. Tutto il resto (se c'è) è su guidovitiello.com

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Febbraio 2018 - 16:04

    Caro Vitellio - Dei quattro moschettieri, Valter, Fabio, Piero , Massimo, la punta di diamante intellettuale e culturale e politica era il Massimo. Il collante del quartetto era l’autoreferenzialità conflittuale, tra i progressisti è un must, che ciascuno di loro si portava dentro. Le loro parabole politiche sono emblematiche: meritano riguardo e oblio. Al Massimo spetta però, una clemente considerazione: “Caro presidente D’Alema, ma è consapevole che “politicamente” nella sua vita non ha “costruito” nulla? Matteo Renzi è la riprova del nulla. Il suo intrupparsi con Grasso, la conferma.”

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  • guido.valota

    20 Febbraio 2018 - 19:07

    I pezzi di Vitiello sono una delle poche consolazioni in questa valle di lacrime, versate per piangere e per ridere della scuola di ladri grillina.

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