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Per pulire l'aria delle nostre città servirebbe più pioggia. E meno chiacchiere

All'annoso dibattito sull'inquinamento si aggiunge il capitolo lockdown da coronavirus. Ma anche i dati dell'Arpa Lombardia confermano che nell'abbattere le polveri sottili contano più le condizioni meteorologiche del blocco del traffico

8 Aprile 2020 alle 17:19

Una questione di qualità (dell'aria)

La qualità dell’aria delle nostre città da tempo è oggetto di accese discussioni e volano per mirabili carriere associative. Non appena l’Italia tutta andava fermandosi per l’emergenza sanitaria, diventata subito economica, a pioggia sono arrivati dichiarazioni, comunicati stampa, articoli, servizi televisive affollate diatribe sui social. Troppo ghiotte erano le immagini di strade deserte, come l’Eur in cui si aggirava Vincente Price nel sottovalutato L'ultimo uomo sulla terra (infatti, quasi tutti hanno parlato del recente Io sono leggenda), per non far cogliere a tutti la prova provata della responsabilità delle automobili nell’inquinare l’aria delle nostre città.

 

Il dibatto sull’argomento non è mai troppo serio e, in verità, neanche tanto comprensibile, una cosa, infatti, sono le emissioni, che per esempio possono provenire da tubi di scappamento e comignoli, altra e più complessa le concentrazioni, quello che rimane nell’area. E anche questa volta da un lato si è letto: le polveri sottili si sono dimezzate a seguito della limitazione degli spostamenti, dall’altro traffico fermo, ma inquinamento su.

 

Molti poi non sono riusciti a trattenere il giubilo derivante dalla presenza nei parchi cittadini di caprioli, lepri e molti altri animali che hanno “riconquistato” le città. Chissà se da remoto si fanno lezioni sui periodi in cui le città erano popolate da animali selvatici. A Roma sono tornati anche i cinghiali a riprendersi i fortini di rifiuti.

  

Pochi sono sembrati preoccupati della qualità dell’aria delle nostre case che evidentemente dipende dalla densità di popolazione domestica e ancor meno del mancato gettito derivante dalla clausura forzata. A febbraio quando l’emergenza era solo in nuce, nonostante il giorno in più, si sono persi 4 milioni di euro di accise derivanti dai carburanti, a marzo sarà un disastro.

 

Certo, ci si potrà sempre consolare con la qualità dell’aria, o forse no. Visto che nei giorni scorsi in Pianura padana e non solo si sono stati registrati valori molto elevati di polveri sottili, arrivate addirittura dal Caspio, e l’Arpa Lombardia ha messo nero su bianco che la qualità dell’aria non dipende necessariamente dal blocco del traffico e che le condizioni meteorologiche sono determinanti. Ecco, se piovesse acqua, più che sentenze, sarebbe meglio.

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    08 Aprile 2020 - 20:49

    Certo, la pioggia sarebbe gratis. Ma una grossa percentuale del PM10 (e del 2,5) deriva dai residui di pneumatici, freni, pulviscolo atmosferico,residui di olio, polvere metallica dello strofinamento tra ruote e rotane dei tram (c'è anche quello, ed è micidiale mischiato col grasso) che vengono sollevati dal traffico ma anche dal vento. E queste polveri restano vicine al suolo. Ebbene, migliai di secoli fa il grande Walter Ganapini, assessore all'ambiente della giunta Formentini (che sorpresa, eh) nonchè docente, uno dei creatori della filiera delle bioplastiche e dell'economia circolare in Italia, nnchè molte altre cose, propose di pompare l'acqua di falda superficiale, non ptabile e non pià usata per le industrie, er lavare le strade con apposite bocchette, invece di quei patetici mezzi che devono fare zigzag tra le auto in sosta. Venne spernacchiato.

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