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I romanzi e l’Ue sono ancora cool, ci dice Tonio Schachinger, finalista allo Strega europeo
Con la sua seconda opera "In tempo reale", il giovane scrittore classe '92 racconta molto del rapporto dei millennial con l’autorità, un rapporto “che si basa su come percepivano l’autorità i nostri genitori, su quello contro cui e per cui hanno combattuto”
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19 MAY 26

Foto Ansa
Till ha undici anni e viene mandato al Marianum, una scuola d’élite al centro di Vienna che forma da tempo la futura classe dirigente. Un luogo di autorità e cameratismo e decadenza, dove i paragoni con Harry Potter e il tempo passato davanti a videogiochi come “Age of Empires 2” sono anche un modo per leggere il presente, oltre che per passare il tempo. E’ l’attacco di In tempo reale, il secondo libro di Tonio Schachinger, classe ’92, uscito per Sellerio e presentato al Salone del libro di Torino di quest’anno, dove si è tenuta la premiazione del Premio Strega Europeo, per il quale Schachinger era tra i finalisti. Bildungsroman con un ottimo ritmo, In tempo reale racconta molto del rapporto dei millennial con l’autorità, un rapporto “che si basa su come percepivano l’autorità i nostri genitori, su quello contro cui e per cui hanno combattuto”, dice Schachinger al Foglio. E la nostra generazione contro cosa combatte, o per cosa? “Oggi si notano quelli che combattono le battaglie più ovvie”, dice “o quelli che sono più rumorosi. Ma non sono necessariamente rappresentativi della nostra generazione. Si dice che i millennial siano più apolitici della generazione successiva, dei Gen Z, ma non penso sia vero. C’è una differenza nel modo in cui la Gen Z vuole davvero combattere per qualcosa. Lo vediamo con le proteste sul clima. E’ un tema importante e drammatico, certo, ma a un certo punto sembra che vogliano che sia importante e drammatico perché cercano uno scopo per loro stessi. Se non è il clima, potrebbe essere la giustizia sociale”. E’ come se avessero scelto una cosa su cui concentrarsi. “E’ questa la novità: un tema diventa così tanto importante che tutto il resto non è più importante”.
Nel romanzo si cita a un certo punto anche il nuovo nazionalismo che si fa largo nel mondo. “In Austria negli ultimi 25 anni abbiamo avuto vari governi di destra”, ci dice Schachinger, che con questo libro ha vinto Deutscher Buchpreis, il più importante premio letterario tedesco. “E questa è la grande differenza con la Germania, che non ha visto governi simili e quindi è spaventata. Noi avendoli già avuti abbiamo un approccio diverso a quest’idea tedesca del ‘non deve mai accadere’. In Austria non è così male la situazione al momento”. Dice che il sistema di coalizione di tre partiti funziona bene. “Ma sanno che se questi falliscono, l’ FPÖ” il partito di estrema destra, filoputiniano e antieuropeista, che vuole creare una ‘fortezza’ intorno al paese e all’Europa per proteggerla dall’immigrazione, “arriverà al 40 o 45 percento. Quindi devono mettersi in riga. Al momento sono felice con il governo austriaco, rispetto soprattutto alle alternative”.
In un momento in cui quasi tutti dicono che le cose peggioreranno e basta, lo scrittore viennese è ottimista. “Sono ottimista sul futuro dell’Europa e dell’Unione Europea. Uno degli effetti positivi della seconda Amministrazione Trump è che noi europei abbiamo capito che dobbiamo stare in piedi da soli. Non mi piace chi dice che i valori europei sono, in qualche modo, ipocriti, perché se si pensa così allora siamo automaticamente fregati. Ora siamo certi che gli americani, e nemmeno i cinesi e i russi, combatteranno per questi valori. L’idea che l’Ue si dissolverà e le nazioni torneranno indipendenti ha perso molta trazione negli ultimi dieci anni, soprattutto dalla Brexit. Ed è un bene perché a me piace molto la Ue”. Esponente della generazione Erasmus, Schachinger dice che è bellissima l’idea che si possa girare tra i paesi senza problemi. “Esserci lasciati indietro un secolo di guerre tra paesi europei è normale per la nostra generazione, ma non va dimenticato che è una cosa grandiosa. Forse la mia non è una posizione abbastanza provocatoria, ma la Ue è fantastica, ed è un bene che sia più indipendente dagli Stati Uniti”.
“Giocare a GTA è come bere una birra”, si legge a un certo punto. Nel libro si parla molto di videogame. Ed è interessante che i millennial siano cresciuti con genitori spaventatissimi dai videogiochi, perché ispiratori di violenza, o perché ti scollegavano dalla realtà. E oggi questi stessi boomer stanno spesso col naso appiccicato ai loro Samsung e ai loro iPad. “Penso che abbiano sbagliato nell’approccio educativo ai videogiochi”, dice ridendo. “In giro vedi gente di 50 e 60 e 70 anni che tira fuori il telefono ogni cinque minuti mentre cammina. Bisognerebbe andare indietro nel tempo e dire a questi genitori: ‘non preoccupatevi dei bambini, preoccupatevi per voi stessi’. Proiettiamo sempre le paure legate alla tecnologia sui giovani. Ma dovrebbe riguardare tutti, non solo i bambini”. L’autore scherza sul fatto che oggi Facebook sia diventato un social frequentato soprattutto dai baby boomer, e che inevitabilmente a breve sarà lo stesso anche per Instagram. “Ci sono molti giovani oggi che non hanno i social”. Un altro segno di speranza sui ventenni di oggi, e sul futuro. Schachinger ci racconta di un documentario visto un po’ di anni fa dove si parlava dell’arrivo dei social network in Africa. “Qui erano già demonizzati, lì invece dicevano ‘è bellissimo, ti aiutano a connetterti con gli amici, danno visibilità al tuo business’. Questo lato positivo ce lo siamo dimenticati. Entrambe le cose possono essere vere allo stesso tempo”, dice, “abbiamo sostituito una verità a un’altra verità. Se oggi dici ‘belli i social che ci connettono’ la gente ride di te, appari naïve”.
Si sente, tra scuole ed editori, un allarme sulla lettura e sulla sopravvivenza del romanzo. I professori, anche quelli delle facoltà umanistiche, dicono che spesso gli studenti non riescono a finire un libro intero. “Ma la cosa non riguarda solo i giovani”, spiega lo scrittore. “Anche dentro all’editoria senti dire a persone di 50 anni: ‘questo libro non l’ho letto ma ne ho sentito parlare’. Leggerlo e goderselo è diverso dal sapere di cosa parla. Oggi quasi tutti si concentrano sull’argomento. Dicono: ‘questo libro parla di questo argomento, ed è un argomento importante’. Ma è un approccio che non mi piace. Perché un romanzo può trattare il tema più irrilevante del mondo, e se è ben scritto è un buon libro. Se scrivono un libro solo per il tema, allora forse dovevano scrivere un saggio”. Ma i romanzi, ci dice Schachinger, “sono ancora attraenti”, e lo dimostra il fatto che ci sono persone, “celebrità di qualche campo, soprattutto nel mondo dell’arte contemporanea, che vogliono scrivere romanzi”. E’ anche, spiega, una questione di status. E poi ci sono gli editori, che spingono le persone con molto seguito a scrivere una storia. “Se hai 200 mila follower e anche solo il 10 per cento compra il libro, sono comunque 20 mila copie, che è una cifra impossibile per un esordiente sconosciuto”. Nel frattempo passeggiando per il Salone, a Torino, sembra che i libri vivano una stagione meravigliosa. Ci sono le code ai firmacopie, ci sono le ragazzine, quelle che salveranno il mondo – come dice il titolo del Salone di quest’anno – con i trolley e gli zaini pieni di volumi da importare nelle camerette, ci sono le folle agli eventi e le richieste di selfie e le sagome di cartone della Pimpa, e si incontrano tutti, da Vecchioni a Buttafuoco, da Mara Maionchi alle reginette del romance. I giorni al Lingotto, dice lo scrittore austriaco millennial, sono stati “bellissimi”. “Quando mi hanno nominato allo Strega Europeo la mia gioia si è basata soprattutto sulla prospettiva di passare del tempo col mio editore italiano. Per divertirci. E mangiare bene”.