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A Cannes la rivolta anti-Bolloré contagia libri e cinema
Gli scrittori ex Grasset organizzano la controffensiva contro il nuovo padrone dell’editoria francese e sulla Croisette cresce la campagna “Zapper Bolloré”. Le proteste contenute e il lancio del film d'apertura
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14 MAY 26

Foto LaPresse
Gli scrittori ormai esuli da Grasset si sono dati appuntamento ieri, 13 maggio, per organizzare la battaglia contro il nuovo proprietario Bolloré, ricco e di destra. E’ esplicita la sua volontà di reindirizzare politicamente la casa editrice, la protesta mira a riprendersi i diritti d’autore dei libri pubblicati e di quelli che verranno (quasi mai i contratti riguardano un solo libro). Al Festival di Cannes – ormai sotto l’influenza diretta di Vincent Bolloré che ha la tv, gli studi di produzione e ora le sale – l’iniziativa “Zapper Bolloré” ha seicento firmatari destinati a crescere. Notare, tra parentesi, l’uso disinvolto di “zapper”, che viene da zapping e prontamente è stato adottato dai francesi.
I cinematografari al momento non sembrano avere in mente proteste spettacolari contro la nuova proprietà. O forse, la sera dell’inaugurazione, martedì scorso, il servizio d’ordine ha bloccato i contestatori. Tutto è filato liscio, seguendo il copione – a Cannes maestre e maestri di cerimonie studiano la scaletta e fanno le prove, nessuno degli invitati esce prima della fine. Sia detto per le lungaggini alla mostra di Venezia, appena viene annunciato il film d’apertura o di chiusura vede la platea svuotarsi.
Maestra di cerimonie Eye Haïdara, nata in Francia da genitori originari del Mali – buddisti e previdenti nel garantire un futuro internazionale alla figliola. Tornata a Bamako, ha trascorso l’infanzia e ha cominciato a recitare alle elementari su consiglio della maestra. Tornata in Francia, si è laureata a 20 anni soltanto, e poi ha frequentato l’Acting International. Il cinema si è accorto di lei nel film “Le sens de la fête”, spiccava accanto a Jean-Pierre Bacri che per l’occasione era il più bisbetico e brontolone degli organizzatori di matrimoni.
Si era fatta notare nel 2018, salendo sul tappeto rosso con 15 altre attrici nere o meticce, protestando per la scarsa presenza nel cinema francese di persone non bianche. Quand’è toccato a lei, è stata impeccabile e istituzionale, insistendo sull’amore per il cinema, capace di raccontare le storie degli ultimi. Ha accolto e pazientemente ascoltato Peter Jackson e l’incaricato della laudatio, l’ex Frodo Baggins Elijah Wood. “Sono cresciuto con lui – ha detto l’attore. E’ stata una bella scommessa”. Per colonna sonora, “Get Back”: un accenno al documentario diretto da Jackson sui Beatles.
Jane Fonda – “il cinema è sempre un atto di resistenza” – e la più pacata Gong Li hanno pronunciato la fatidica frase che segna l’apertura ufficiale del festival. Poi il film d’apertura. Secondo le nuove regole, deve uscire immediatamente in tutti i cinema francesi (i produttori qui hanno avuto voce in capitolo, finora). Quest’anno è toccato a “La Vénus Electrique” di Pierre Salvadori, nato a Sfax in Tunisia e gran cultore del cinema-spettacolo. Che non sempre ha bisogno di motori rombanti, come la qui celebrata saga “Fast & Furious”.
Un regista arrivato dalla periferia che crede nella commedia intelligente, ma sempre commedia rimane. Quindi è lecito tenere un attore sospeso a mezz’aria, dopo un goffo tentativo di suicidio. Siamo a Parigi nel 1920, Suzanne lavora nei baracconi di una fiera poco fuori Parigi. Tra la donna barbuta e il tuffatore che centra la piscinetta, lei ha il ruolo della Venere Elettrica. Gli spettatori pagano una cifra modica per baciarla, mentre da dietro le quinte la caricano di elettricità.
Viene sorpresa a rubare, per fame, da un cliente che vorrebbe un contatto con la sua fidanzata defunta. Senza di lei non riesce a dipingere, con grave danno per il gallerista. Seguono complicazioni, e mezz’ora di troppo.