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La ragazza del dopoguerra vedeva nella Scala ricostruita la realizzazione di un sogno
Con un concerto diretto da Riccardo Chailly, il Teatro alla Scala celebra gli ottant’anni dalla sua rinascita. Era l’11 maggio del 1946 quando Toscanini salì sul podio nel teatro ricostruito che riapriva dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale
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11 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 07:22 AM

Foto Ansa
Oggi, con un concerto diretto da Riccardo Chailly, il Teatro alla Scala celebra gli ottant’anni dalla sua rinascita: l’11 maggio del 1946 Toscanini salì infatti sul podio nel teatro ricostruito che riapriva dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Di seguito, una testimonianza di Liliana Segre.
I miei nonni nutrivano una profonda passione per le opere e possedevano persino un palco alla Scala. Mi portavano spesso con loro quando ero molto piccola, avevo cinque o sei anni, per assistere agli spettacoli pensati per i bambini, come Cenerentola e Hänsel e Gretel. Quegli eventi erano per me una vera festa: mi vestivano in modo elegante e io mi specchiavo già orgogliosa, felice soprattutto per quell’abito speciale.
Tuttavia, provavo anche paura per la strega di Hänsel e Gretel e per le sorelle cattive di Cenerentola, figure che mi impressionavano profondamente.
Dopo quei primi anni, trascorsi un lungo periodo senza frequentare la Scala. La bambina ingenua che si lasciava incantare dalle opere con il suo vestito da festa era ormai cambiata. Erano passati circa dieci anni: la bambina del 1936 era ben diversa dalla ragazza di sedici anni del 1946. La Scala ricostruita mi trasmetteva un senso meraviglioso di libertà.
Nel frattempo, avevo conosciuto la prigione e il lager; la Scala era diventata un ricordo lontano, qualcosa che non sentivo più mio. Ma la ragazza del dopoguerra, quella di sedici o diciassette anni, vedeva nella Scala ricostruita la realizzazione di un sogno inaspettato. Era la città di Milano che rinasceva, la città che amavo e che era la mia per nascita, così come era dei miei genitori e dei miei nonni. In quel luogo rivivevo una famiglia che non avevo più, e provavo uno stupendo senso di essere viva, nonostante tutto, mentre anche la Scala tornava a vivere.
Oggi, dopo tanti anni e con l’età che avanza, l’idea della Milano del 1946 sembra un mondo lontano, quasi dimenticato o perduto. Eppure, questo passato non si cancella, perché sono ancora abbonata e ogni volta che entro alla Scala mi sento profondamente felice. Persino entrando nel Ridotto, o nella sala stessa, provo una trasformazione: sono diversa da appena cinque minuti prima, quando scendevo dalla macchina ed ero una persona qualunque. Due volte alla settimana circa torno alla Scala, e non c’è volta in cui io non mi senta così profondamente fortunata, così felice. E apprezzo la Scala per quello che è, per quello che dà, per quello che dà a me.
(Testo raccolto dalla video mostra “1946, La Scala rinasce - La ricostruzione del teatro, della città, del paese”, inaugurata sabato nel Ridotto dei palchi del teatro milanese)