L’impertinenza della pulzella d’Orléans

Valeria Parrella ha dato voce, pensieri e dialoghi a quella giovane donna che fu adorata, seguita, poi calunniata, incarcerata e uccisa a soli diciannove anni

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9 MAY 26
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Foto Wikipedia Commons

Tutti hanno una paura grande e se non hai una paura il parroco ti dà una paura, se non hai una paura il padrone ti dà una paura, il giudice ti dà una paura.
Tutti hanno una paura, tranne Giovanna. La ragazzina non aveva mai avuto paura. Proprio mai.
Valeria Parrella, “La ragazzina”
(Feltrinelli, 140 pp.)
La ragazzina non aveva mai paura, e allora sua madre prese su di sé la paura, fino alla fine, fin sulla pira che bruciò viva Giovanna D’Arco. La issarono il più in alto possibile, perché potesse morire asfissiata in poco tempo, prima che le arrivasse addosso il fuoco, a Rouen. Valeria Parrella ha dato voce, pensieri e dialoghi alla pulzella d’Orléans (la traduzione più appropriata di pulzella è proprio ragazzina), adorata, seguita, ubbidita, poi calunniata, presa, incarcerata, torturata, uccisa a diciannove anni. Giovanna parla con i santi, ma anche con i soldati, comanda i maschi, vuole liberare la Francia. Sua madre aveva paura, tutta la paura del mondo, ma una ragazzina che dice no e parte non la puoi fermare. Valeria Parrella si è infilata nell’intercapedine tra il passato e il per sempre, che non ha tempo e non ha fretta, e ha mostrato con le parole cavalleresche e con le parole moderne, con lo studio delle carte trasformato in lingua poetica, quanto fastidio può dare una ragazzina che si mette a spiegarti la vita, a dirti cosa devi fare, e che non si limita a parlare, ma cambia le regole.
La gente la segue, crede a Giovanna, la ragazzina, le gente ha bisogno di credere in lei. Controllano che sia vergine: è proprio vergine. Poi cominciano a dire anche: è una puttana. Lo dicono sempre, non c’entra il 1431. E lei scopre che la guerra non se ne va: “La guerra indietreggia nel cuore degli uomini e se ne sta silente finché c’è qualcuno che ricorda che fa male. Poi torna”. C’è una domanda che strappa il cuore e il cervello, ed è: “Ma se avevo ragione, perché ho dovuto penare tanto?”, e anche questa domanda è senza tempo. E’ una domanda a Dio, ma è una domanda civile. Anche questo è un romanzo civile.
“Uno dei due aveva paura di star compiendo un atto contro dio e non la guardò in faccia neppure un istante: solo la prese, lei svenne, allora la sollevarono, uno di qua uno di là, ma pesavano più i ceppi e le catene che il suo stesso corpo”.
Che cosa dicono le ragazzine, con le madri che piangono e che a un certo punto pensano: era meglio se l’avevo uccisa io? Dicono no al sopruso, scrive Valeria Parrella in questo romanzo che è diverso da tutto, che ha una voce giovane, eterna e ironica, e toglie pagine aggiungendo strazio, rabbia, coraggio, coscienza. Perfino l’impertinenza di una ragazzina che si toglie l’elemo e dice del suo piano: “E’ il piano di Dio”.