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Da de Gaulle a Macron, un libro sugli Edipo più potenti
Béatrix de L’Aulnoit nella sua ultima pubblicazione esplora il ruolo, fondamentale o meno, delle madri nella carriera degli ultimi presidenti francesi
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9 MAY 26

Foto LaPresse
Parigi. Cosa sarebbe diventato Charles de Gaulle senza l’amore carnale per la Francia di Jeanne Maillot, e François Mitterrand senza la spiritualità e la devozione di Yvonne al servizio dei più bisognosi. Valéry Giscard d’Estaing, probabilmente, non sarebbe mai stato eletto presidente senza il sostegno di May Bardoux, e Nicola Sarkozy deve tutto a “Dadu”, che lo ha cresciuto da sola fin dall’età di 6 anni, spesso senza il mantenimento del marito, Pál Sarkozy, pubblicitario e playboy ungherese più interessato alla mondanità che al ruolo di padre. E’ da Nicole Hollande, assistente sociale, che François ha ereditato la sua “coscienza sociale”, non dal padre Georges, candidato per due volte in una lista municipale di estrema destra. Ed Emmanuel Macron? “E’ stato cresciuto da sua nonna, Manette, che gli ha insegnato tutto: lo ha avvicinato molto presto ai grandi autori. C’era una tale complicità tra loro che, la sera, il giovane Emmanuel non voleva tornare a casa dai suoi genitori. Sua madre non ha avuto un ruolo centrale nella sua formazione. E’, in definitiva, l’unico tra i presidenti a essersi costruito senza i propri genitori”, racconta Béatrix de L’Aulnoit in “Ils les ont tant aimées. Les présidents et leurs mères” (in italiano: “Le hanno amate così tanto. I presidenti e le loro madri”, edito da Plon), un libro che per la prima volta mette in luce il ruolo primordiale che le madri dei futuri presidenti francesi, spesso di umili origini, hanno svolto nella fase più cruciale della vita: quella della formazione e delle prime aspirazioni adolescenziali.
“Tutte le sue idee sulla grandeur della Francia provengono da sua madre”, scriverà Yvonne de Gaulle, la moglie del fondatore della Quinta Repubblica. E’ il 17 giugno del 1940 quando Charles de Gaulle decide di lasciare la Francia. Mentre il suo aereo decolla da Bordeaux, il generale dell’esercito e futuro leader della Francia libera chiede al pilota di sorvolare la cittadina bretone di Paimpol, dove sua madre si è rifugiata. E’ un addio straziante: Jeanne de Gaulle è malata e morirà un mese dopo. Ogni sera il piccolo Nicolas (Sarkozy) aspettava con angoscia il ritorno di Andrée, detta “Dadu”, seduto in cima alle scale. “Il solo pensiero che mia madre potesse sparire mi terrorizzava. Mi immaginavo persino di smettere di respirare al solo pensiero”, racconta Sarkozy all’autrice. Marie Pompidou nacque in una capanna di paglia a Montboudif, un paesino sperduto tra le montagne dell’Alvernia, a 1.000 metri di altitudine, e suo padre vendeva biancheria per la casa su un carretto nei mercati. Marie diventò maestra all’École normale de filles di Aurillac, poi insegnante di scuola elementare, come suo marito. “Dai 3 agli 8 anni, durante la mia prima formazione, ho conosciuto solo mia madre. La adoravo. Era una donna con un’incredibile forza di carattere”, dirà Georges Pompidou della madre, il suo rifugio, da cui traeva la forza necessaria per guidare il paese della grandeur. Yvonne, la madre di François Mitterrand, era una forza tranquilla, sempre attenta agli altri, ai più poveri, e animata da una profonda devozione che avrebbe trasmesso al figlio. A 19 anni, quando arriva a Parigi come studente, Mitterrand recita ancora la preghiera ai piedi del letto, come gli ha insegnato la madre. L’anno del suo ingresso all’Ena, la superscuola delle élite, è anche l’anno della morte di Yvonne. Quando entrerà all’Eliseo, il primo presidente socialista della Quinta Repubblica metterà sulla mensola del caminetto del suo ufficio la foto di sua madre, e dietro il diario di preghiera che Yvonne scriveva quando era ragazza. Mitterrand rileggeva regolarmente alcuni estratti tra un appuntamento e l’altro.