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Le idee e le case editrici della dissidenza russa a Berlino
Ventitré editori e otto riviste dell’emigrazione russa dall’Europa, da Israele e dall’America si sono riuniti nella capitale tedesca per la Fiera del libro organizzata da Olga Cesnokova. L'obiettivo: pubblicare ciò che oggi non sarebbe pubblicato in patria
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6 MAY 26

Foto LaPresse
Berlino. La prima traduzione in russo de “La fattoria degli animali” di George Orwell è del 1950. Il libro non fu stampato in Unione sovietica, ma da una casa editrice dell’emigrazione russa, la Possev di Francoforte. Il romanzo era proibito in Unione sovietica e fu letto solo clandestinamente. La prima edizione sovietica si fece aspettare fino al 1988, all’epoca della glasnost’ di Gorbaciov, quando uscì a puntate sulla rivista Rodnik, e da allora si contano diverse edizioni russe. La storia della versione russa de “La fattoria degli animali” è un esempio perfetto del ruolo svolto dall’attività culturale dell’emigrazione. “Unire questa attività, renderla visibile e portarla all’interno del discorso pubblico” è stato l’obiettivo della Fiera del libro della letteratura russa di Berlino, secondo le parole della direttrice Olga Cesnokova.
Dal primo al 3 maggio si sono raccolte ventitré case editrici e otto riviste dell’emigrazione russa dall’Europa, da Israele e dall’America. “Pubblicano libri che oggi non potrebbero essere pubblicati in Russia – spiega Cesnokova – Le persone hanno bisogno di questi libri, perché parlano di quello che vivono ora, perché affrontano temi complessi e dolorosi, come l’emigrazione e la guerra e la posizione della fiera sulla guerra in Ucraina e sulla dittatura in Russia è netta”. La fiera è stata finanziata, tra gli altri, dalla Fondazione Friedrich Ebert, vicina al Partito socialdemocratico, dalla storica libreria russa online Murawei e dalla Kunstschule Berlin, che ha anche ospitato la manifestazione. Le visitatrici e i visitatori sono stati circa quattromila (su una popolazione russofona a Berlino di almeno trecentomila persone). “La letteratura dell’emigrazione salva la lingua e la letteratura russa, che in Russia sono colpite dalla censura”, ha dichiarato Aleksandr Morozov, figura chiave dell’opposizione, giornalista e docente all’Università di Praga, durante la tavola rotonda che ha avviato la manifestazione, cui hanno partecipato, tra gli altri, lo scrittore Michail Šiškin, Premio Strega Europeo 2022 ex aequo con Amélie Nothomb, e lo storico Karl Schlögel, insignito l’anno scorso del Premio per la pace degli editori tedeschi. “Il problema non è la guerra – ha ribadito Šiškin – perché dopo la guerra non ci sarà nessuna normalizzazione e non cadrà la censura e quindi l’emigrazione ha la responsabilità e il dovere di continuare la produzione letteraria”.
Alla fiera sono stati presentati più di cinquanta libri. Tra le autrici e gli autori che sono intervenuti ricordiamo Irina Šcerbakova, storica e cofondatrice dell’associazione Memorial (bandita dalla Russia nel 2021 e Premio Nobel per la pace nel 2022), Viktor Šenderovic, satirista e oppositore di lungo corso, e Linor Goralik, scrittrice queer e dissidente. “Molti partecipanti sono considerati in Russia agenti stranieri, estremisti, terroristi”, ha detto Cesnokova, “per loro non è possibile tornare, finché il regime dura”. L’unico autore non di lingua russa è stato l’italiano Luciano Mecacci, psicologo e storico, che ha presentato insieme alla traduttrice Varvara Babickaja la versione russa de “Lo psicologo nel palazzo” (Palingenia, 2024), in cui Mecacci racconta la vita del neurologo e psichiatra Vladimir Bechterev, morto nel dicembre del 1927 poche ore dopo aver visitato Stalin. Sulle cause della morte Mecacci ha condotto delle ricerche da cui emergono varie ipotesi, da una diagnosi di paranoia formulata dopo la visita a un rifiuto di Bechterev di mettere a disposizione di Stalin le sue conoscenze di ipnosi. Il saggio è pubblicato da Überbau, piccola ma ambiziosa casa editrice russa di Riga. Il primo libro di Überbau è stato “La Russia contro la modernità” di Aleksandr Etkind, una delle figure più influenti dell’opposizione a Putin, che ovviamente è censurato in Russia (in Italia è stato pubblicato da Bollati Boringhieri). Überbau stampa in Kazakhstan, “da cui i libri entrano in Russia aggirando la censura”, spiega Dmitrij Simanovskij, fondatore della casa editrice. Il Kazakhstan rappresenta una “zona grigia” usata da molti editori dell’emigrazione. “Vogliamo mostrare che la lingua russa non è la lingua della propaganda di Putin”, ha dichiarato Cesnokova: “Esiste una comunità russofona che vive al di fuori della Russia secondo dinamiche completamente diverse e Berlino è uno dei centri di questa comunità”. Dopo questa fiera, sarà riduttivo considerare Berlino solo uno dei centri dell’emigrazione, la città è pronta a esserne il centro.