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I giovani non ascoltano più musica classica? La speranza è in una candela
Dai classici di Vivaldi alle colonne sonore del cinema: Candlelight è un’esperienza sensoriale che vuole trasformare l’ascolto in rito collettivo, facendo cambiare forma alla musica tra atmosfera e luoghi suggestivi
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2 MAY 26

Click, ascolta, cambia canzone, artista, genere. Un ascolto dopo l’altro, uno skip dopo l’altro. Anche la musica, in questi anni, è mordi e fuggi: viene consumata in velocità, in maniera bulimica e passiva, tra playlist e ascolti frammentati, con poca dedizione e una fretta costante nell’inseguire i trend musicali del momento. Ma in questo scenario, una luce si accende flebile… Proprio come una candela. I concerti Candlelight infatti, nel loro format innovativo, scelgono una strada apparentemente controcorrente: riportare il pubblico dentro un’esperienza più lenta, immersiva e raccolta.
Il format nasce dal gruppo Fever ed è oggi diventato diffuso a livello internazionale. L’idea? Proporre concerti dal vivo più brevi di quelli classici, di circa 60 minuti, ubicati in luoghi suggestivi e iconici, rendendoli ancora più impattanti dall’illuminazione composta quasi esclusivamente da migliaia di candele Led. Un obbiettivo furbo, ma intelligente, nello sfruttare l’”effetto instagrammabilità” per rendere la musica classica e da camera più accessibile a pubblici diversi e trasversali, in una formula che ne testimonia il successo e che segna dei numeri già impressionanti: decine di città nel mondo, centinaia di concerti organizzati ogni anno e, secondo i dati diffusi dagli organizzatori, più di tre milioni di spettatori totali. E le cifre continuano a crescere di giorno in giorno.
La particolarità di Candlelight sta però anche nell’aver trovato un grande equilibrio tra tradizione e contemporaneità anche nelle scelte musicali: accanto ai grandi compositori del repertorio classico, da Vivaldi a Mozart, trovano spazio infatti tributi a Ennio Morricone, Ludovico Einaudi, Queen, Coldplay, Hans Zimmer e alle grandi colonne sonore del cinema e anche delle serie del momento, tra Bridgerton e Outlander. Così una canzone pop diventa musica solenne e una melodia cinematografica può trasformarsi in un classico in grado di parlare anche a chi, forse, non avrebbe scelto spontaneamente una sala da concerto tradizionale.
E qui, Candlelight vince proprio (e forse soprattutto) per essere riuscito a intercettare un bisogno contemporaneo non dichiarato ma che parla di emozione dal vivo, di presenza, di ascolto comune e di echi del passato che si sono un po’ persi in un mondo sempre più digitale. Riscoprendo come l’ascolto possa essere ancora un rito da vivere insieme e riaccendendo una luce sulla trasformazione del rapporto tra pubblico e musica. Basta accendere la luce giusta, per cambiare prospettiva.
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