L’Europa di Calenda. Lezioni per anime belle ma in malafede

Ciò che comunque ho apprezzato di più di questo libro è l’ispirazione che mi è sembrato di sentire in ogni pagina, una sorta di richiamo alla fiducia e alla responsabilità rivolto a tutte le grandi tradizioni del pensiero politico europeo: la liberale, la cristiana e popolare, non meno di quella del socialismo democratico

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2 MAY 26
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Foto LaPresse

Quando parliamo di dignità della persona, libertà, pluralismo, uguaglianza, istituzioni liberaldemocratiche con relativa divisione dei poteri pensiamo in genere a uno dei tratti politico-culturali più distintivi del cosiddetto mondo occidentale. Eppure c’è il rischio che tutto questo stia andando in frantumi. Da quando Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, sembra che l’Occidente come realtà geopolitica non esista più. Europa e Stati Uniti appaiono come mondi lontani e, a giudicare da quanto dice e fa Donald Trump, quasi incommensurabili. Di certo stanno venendo meno ogni giorno di più le ragioni di un’alleanza che per almeno ottant’anni è stata politica, culturale e militare. Nel frattempo ovunque nel mondo il caos è in aumento, senza che l’Europa, ecco il punto, sembri in grado di battere il minimo colpo. Ma è proprio così? Oppure il progressivo frantumarsi del cosiddetto ordine liberale potrebbe diventare per l’Europa una grande opportunità?
Per rispondere positivamente a questa domanda ci vuole anzitutto molto coraggio e ci vuole fiducia. La guerra in Ucraina, l’attentato terroristico di Hamas e la reazione furiosa di Israele su Gaza, gli oltre quarantamila dissidenti politici uccisi dal regime di Teheran, la guerra che Trump e Netanyahu hanno scatenato contro quel regime, il fatto che gli Stati Uniti sembrano voler smantellare l’ordine mondiale che hanno sostenuto per ottant’anni, il pericolo sempre incombente che la Cina invada Taiwan sono tanti segnali che indurrebbero piuttosto a un certo pessimismo. Ma evidentemente a Carlo Calenda il coraggio e la fiducia non mancano. Il suo ultimo libro, "Difendere la libertà. L’ora dell’Europa" (Piemme 2026), è infatti tutto incentrato sulla convinzione che l’Europa sia “l’ultimo baluardo della libertà, potente a sufficienza per guidare una reazione alle autocrazie che avanzano”. L’importante, questa la tesi principale del libro, è che i cittadini europei riprendano consapevolezza di sé stessi: “Ci sentiamo soli, accerchiati e decadenti. Ma non è così. Siamo una grande potenza democratica ed economica, culla della civiltà occidentale, che ha tutti i mezzi per difendersi e prosperare. Recuperare l’orgoglio della nostra identità e la consapevolezza della nostra forza è il primo passo per affrontare i tempi che ci attendono”. D’altra parte, e Calenda lo sottolinea più volte in questo libro, le civiltà sopravvivono soltanto se esistono valori condivisi, istituzioni forti, rispettate ed efficienti, nonché un’adeguata capacità militare e tecnologica. Per questo non possiamo rimanere “rattrappiti nel presente e timorosi di ogni sacrificio”, svendendo magari noi stessi e la nostra storia a qualche “superpredatore” come ce ne sono tanti. A questo proposito il messaggio di Calenda è tragicamente appassionato: prendiamo esempio dal popolo ucraino e ritroviamo nell’epica di questo popolo, che da oltre quattro anni combatte indomitamente contro l’invasore russo, la forza necessaria a rialzarci.
In termini strettamente culturali si tratta di rimettere in circolazione parole come “dignità nazionale, onore, coraggio, eroismo”, smettendo di considerarle “arnesi dei secoli passati”. Per troppo tempo abbiamo pensato la nostra libertà come semplice libertà di soddisfare i nostri desideri; è tempo di ritrovare il suo lato “civile”, “repubblicano”, quello che la collega ai nostri doveri. In termini politici ciò significa che il primo dovere che oggi abbiamo come europei è quello di difenderci. Stanti le mire imperialistiche di Russia e Cina, assodato che gli Stati Uniti ci hanno ormai voltato le spalle, abbiamo il dovere di dimostrare di non essere diventati quella realtà decadente che Trump e Putin amano descrivere. E’ necessario che l’Europa investa più risorse per la sua difesa militare e lavori con maggiore determinazione alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa, l’unica realtà politica che, secondo Calenda, “potrebbe ricostruire un fronte occidentale capace di contenere i nuovi imperi e difendere i propri interessi”. Non si dà libertà, né si garantisce il nostro stile di vita, senza un sistema di difesa adeguato alle sfide che già sono sul campo. E’ questo forse il tema più drammatico del libro, quello in cui, almeno per me, la speranza di riuscire a convincere i cittadini europei a sacrificare qualcosa per acquistare armi rischia di naufragare sotto la retorica di chi già grida: “Più soldi alla sanità, non agli armamenti”. Ma è una ragione in più per non arrendersi.
Con una competenza e un realismo, invero piuttosto insoliti tra gli uomini politici, Calenda ci offre in questo libro un’analisi del quadro internazionale nel quale ci muoviamo che va ben oltre la politica in generale e quella italiana in particolare. Le pagine che egli dedica al neoimperialismo russo, alla Cina e alla nuova Amministrazione americana dovrebbero essere lette da tutti, specialmente dalle molte anime belle, spesso in malafede, che pullulano nella nostra opinione pubblica. A tal proposito ho apprezzato molto anche il coraggio di chiamarle per nome e cognome. Non sono sicuro che l’alleanza tra Europa e Stati Uniti sia compromessa irrimediabilmente, ma certamente condivido la necessità di opporre a Trump una chiara resistenza, cercando di fare blocco con gli altri paesi europei. Condivido altresì molte delle riflessioni critiche e delle proposte operative che Calenda fa sulla situazione politica italiana, sulla mancanza di una politica industriale, sullo smantellamento della Fiat avvenuto senza che nessuno anche tra i sindacati aprisse bocca, sul rischio dello smantellamento dell’Ilva, il più grande centro siderurgico d’Europa, sugli opposti populismi che a destra e a sinistra bloccano qualsiasi tentativo di riforma del sistema Italia, vedi l’esito del recentissimo referendum sulla giustizia, avvenuto dopo che Calenda aveva consegnato il suo manoscritto alla stampa. Ciò che comunque ho apprezzato di più di questo libro è l’ispirazione che mi è sembrato di sentire in ogni pagina, una sorta di richiamo alla fiducia e alla responsabilità rivolto a tutte le grandi tradizioni del pensiero politico europeo: la liberale, la cristiana e popolare, non meno di quella del socialismo democratico. Credo che sia ciò di cui oggi abbiamo massimamente bisogno.