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Il rovescio dei fogli di “Caro Michele”
Domenico Scarpa ha curato la nuova edizione nei tascabili Einaudi, che mantiene l’introduzione di Cesare Garboli, e offre in appendice un bellissimo saggio di Scarpa sulla scrittura di Natalia Ginzburg
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25 APR 26

Foto LaPresse
Cara mamma,
per motivi che non mi sarebbe facile spiegare per lettera, ho rinunciato a venire a Roma, dopo qualche attimo di indecisione. Quando Osvaldo mi ha telefonato che il papà era morto, sono andato a vedere che aerei c’erano, ma poi non sono partito. So che avete detto a tutti i parenti che avevo la polmonite. Bene.
Natalia Ginzburg, “Caro Michele” (Einaudi, 200 pp)
Caro Michele fu un successo, nel 1977 arrivò a 228 mila copie, dopo l’uscita del film diretto da Mario Monicelli. Natalia Ginzburg scrisse questo romanzo epistolare tra ottobre e dicembre 1972, a Roma, in Piazza Campo Marzio, di notte con i fogli in grembo e sparpagliati intorno. Domenico Scarpa ha curato la nuova edizione nei tascabili Einaudi, che mantiene l’introduzione di Cesare Garboli, e offre in appendice un bellissimo saggio di Scarpa sulla scrittura di Natalia Ginzburg. Anche due documenti mai raccolti in volume, entrambi usciti sul Corriere della Sera, che hanno per oggetto il film di Monicelli tratto da Caro Michele, di cui Natalia Ginzburg dirà più tardi: “Nel romanzo c’era una cosa a cui tenevo molto, quel senso di freddo, quell’andare da un inverno a una estate andando invece incontro a un freddo progressivo. Nel film questo freddo mi pare proprio che ci sia”. Caro Michele è un romanzo ambientato nel presente di una grande città, fatto per due terzi di lettere e per un terzo di narrazione e dialogo.
Il protagonista, Michele, non comparirà mai di persona, ma Domenico Scarpa ha scoperto dai fogli manoscritti che negli abbozzi delle prime settimane di lavoro Natalia Ginzburg non l’aveva ancora deciso e anzi aveva fatto apparire Michele, con addosso la vestaglia arancione di Osvaldo e “il noto loden” appoggiato sulla cassapanca. Sul rovescio dei fogli dove scriveva Caro Michele, Scarpa ha trovato un articolo su Tonino Guerra (pubblicato in Vita immaginaria), perché la Ginzburg ruotava e capovolgeva i fogli sui cui lavorava, e dall’articolo su Guerra (il rovescio del suo romanzo), si vede sbocciare la determinazione di scrivere un libro che non sia immobile, che non sia di cemento, che non si rassegni a non cercare più tracce di vita nel mondo intorno. Il momento di scrivere, dice Natalia Ginzburg, è quello della furia.
“Però in mezzo a questa sensazione c’era un sollievo ilare e profondo, e una gioia ardente che non ti devo nascondere, perché è giusto che tu sappia che l’ho provata. In parole povere, io non ti sopportavo più”.
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Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.