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World Press Photo 2026, la foto vincitrice racconta le violenze dell'Ice
L'immagine della fotoreporter già vincitrice di quattro premi Pulitzer Carol Guzy immortala il momento in cui l'agenzia federale per l'immigrazione arresta un migrante ecuadoriano strappandolo dalle braccia della moglie e delle figlie nei corridoi del Jacob K. Javits Federal Building
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23 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:45 AM

Separati dall'Ice di Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, per il Miami Herald
"Separati dall'Ice" della fotoreporter Carol Guzy ha vinto il World Press Photo of the Year per il 2026, il premio più importante del World Press Photo. La foto è stata scattata per il quotidiano Miami Herald e immortala il momento in cui la moglie Choca e le figlie si aggrappano a Luis, un migrante ecuadoriano residente nel Bronx, mentre viene arrestato dagli agenti dell'Ice in seguito a un'udienza del tribunale per l'immigrazione di New York, presso il Jacob K. Javits Federal Building. Dopo l'arresto, le parole di Choca sono state: "Vi prego di capire che siamo venuti qui in cerca di un'opportunità migliore, non solo per noi stessi, ma anche per i nostri figli". Nel 2025 questa corte di giustizia, nella zona meridionale di Manhattan, è diventata un punto nevralgico per le deportazioni di massa. Dopo l'ordine esecutivo del gennaio dello scorso anno, l'agenzia federale americana responsabile del controllo delle frontiere, della detenzione e dell'espulsione di immigrati irregolari - l'Ice appunto - ha revocato le protezioni per i "luoghi sensibili", autorizzando gli arresti anche nelle scuole, negli ospedali e nei tribunali, come il Jacob K. Javits Federal Building. In quei corridoi infatti gli agenti, indossando un passamontagna, attendono i migranti al termine delle udienze per identificare e detenere migranti senza documenti, indipendentemente dalla decisione del giudice. Questa strategia, alimentata da un finanziamento federale senza precedenti di 75 miliardi di dollari per l'Ice, ha portato a un aumento del 2.450 per cento nella detenzione di individui senza precedenti penali.
L'autrice dello scatto, Carol Guzy, è una fotoreporter americana famosa non soltanto per la sua copertura di crisi umanitarie e conflitti, ma anche perché è stata la prima giornalsita ad aver ricevuto quattro premi Pulitzer: il premio per la fotografia di reportage per la sua copertura del conflitto in Kosovo e tre per la fotografia di cronaca, tra cui per la copertura del terremoto di Haiti del 2010, dell'intervento militare degli Stati Uniti ad Haiti e della tragedia di Armero in Colombia. La giuria ha commentato così la foto vincitrice: "Ciò che Guzy documenta qui non è un momento isolato di dolore, bensì la prova e la documentazione di una politica governativa applicata sistematicamente a persone che hanno rispettato le regole imposte. Quest'immagine è stata selezionata da un corpus di opere più ampio di Guzy, premiato nella categoria Storie del Nord e Centro America". E ha ricordato che "in una democrazia, la presenza di una macchina fotografica in quel corridoio non è casuale, è essenziale".
Sul Foglio avevamo raccontato le violenze dell'agenzia americana per l'immigrazione. come per esempio l'uccisione avvenuta a gennaio di Renee Nicole Good, una donna di 37 anni, a Minneapolis che aveva scatenato lo scontro politico tra il presidente Donald Trump e il Minnesota democratico con migliaia di persone scese in piazza non solo a Minneapolis, ma anche a Chicago, New York, Detroit, San Francisco, Seattle e Boston. Inoltre a Detroit, decine di manifestanti si sono radunati davanti all’edificio dell’Ice su Michigan Avenue.