Maschi troppo maschi

Muscoli, soldi e odio per le donne (“stupide”, “lavapiatti” e “bisognose di un dittatore”). ll manifesto degli influencer violenti e misogini nel documentario di Louis Theroux, “Dentro la manosfera”. E l’intellettuale progressista tace

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6 APR 26
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Il giornalista Louis Theroux con Harrison Sullivan, detto HSTikkyTokky. Il documentario “Louis Theroux: Dentro la manosfera” è su Netflix

Il problema è che non possiamo offenderci troppo, non dobbiamo arrabbiarci, sennò i maschi si offendono, sennò i maschi si arrabbiano e dicono: ma basta! Quando guardiamo il documentario di Netflix Louis Theroux: Dentro la manosfera, ma anche quando leggiamo, ascoltiamo, assistiamo nostro malgrado a certi deliranti atti dimostrativi di un modo primitivo, ottuso, gerarchico e violento di essere uomini, soprattutto di essere ragazzi che diventano uomini e incitano altri ragazzi a diventare uomini con questi pensieri, bisogna sorridere rassicuranti. Divertirci, trovare questa follia della manosfera un po’ comica (se solo non pescasse così profondamente nella realtà).
Se un tizio dice alla sua ragazza: torna in cucina, e lo dice per farsi sentire dagli altri maschi e per farsi battere il cinque da loro, la risposta rassicurante è: ma che pazzi, ma dai è uno scherzo.
Non li prenderai mica sul serio quei quattro deficienti? E comunque io che cosa c’entro? Ultimamente sei così poco ironica, diosanto mi fai incazzare.
Il maschio progressista si turba facilmente, pensa che le sue battaglie per le donne iraniane e anche le sue doti di cuoco vengano vanificate da quattro stronzi americani che predicano sessismo, omofobia, aggressività, soldi muscoli e maschilismo sfrenato. Compresa la bella definizione di “monogamia unilaterale”, che significa che lei, la fidanzata, la moglie, la ragazza in bikini spaesata (“disgustosa stupida bionda”) è fedele al suo lucido palestrato che guadagna molti soldi, mentre il palestrato esce la sera e anzi posta dei video in cui un’altra ragazza bionda (“disgustosa stupida bionda”) gli si inginocchia davanti a scopo sessuale: lui lo fa per mostrare una certa potenza, e comunque nel disprezzo di tutte le donne (tranne la mamma – perché la mamma è la mamma, a patto di non pretendere di averci una conversazione. Le conversazioni le fanno gli uomini e ci spiegano il mondo: i veri valori, la lobby ebraica che ha spinto il femminismo e l’omosessualità e i complotti contro gli uomini e la loro rivincita).
Ho visto questo documentario con mia figlia di diciannove anni, che alla fine aveva le lacrime agli occhi, perché nel mondo reale (Roma, San Lorenzo anzi San Lollo) si trova a discutere con amici che trovano divertenti questi influencer psicopatici, e senza esagerare perfino condivisibili: Harrison Sullivan (a un certo punto è stato arrestato), detto HSTikkyTokky, Myron Gaines, Andrew Tate eccetera eccetera. Gente con milioni di giovani follower (compresi i rabbiosi incel) che guadagna un sacco di soldi offrendo consigli di vita e di investimento, uomini biondi con giacche e pantaloni molto aderenti, anzi in via di esplosione (l’unico precedente letterario che mi viene in mente è l’Incredibile Hulk) che vengono fermati per strada da gruppi di minorenni estatici: sei il mio maestro, bro’. Non li avevo mai visti, anche a me sembrava una cosa talmente scema: ma che mi importa di questi bifolchi? Con tutti i problemi che già ho con gli uomini presunti illuminati. Illuminati da cosa? mi chiede mia figlia. Hanno bisogno di essere illuminati per capire le cose normali?
Vabbè dai, guardiamo questo documentario, su Letterbox ha quasi tre stelle e mezzo su cinque. II giornalista britannico, Louis Theroux, documentarista scrittore eccetera, premiato e considerato, intervista e filma gli esponenti della manosfera (lo considerano un maschio di serie B perché non è muscoloso), sono diffidenti e sanno che lui li mostrerà in modo critico, ma è più forte il desiderio di pubblicità, quindi accettano l’incontro e del resto Louis Theroux ridacchia alle battute sui muscoli ed è pur sempre un maschio con una telecamera, quindi rispettabile. In fondo le uniche domande critiche che farà riguardano la storia della monogamia unilaterale, cercherà di far parlare le mogli di questi maschi alfa, e ogni volta queste mogli faranno facce scontente, anche se i maschi spiegano che loro hanno capito che cosa vogliono le donne, e che ci sono due corsie che non devono incontrarsi: una corsia in cui lei pensa alla casa, ai figli, alla bella vita (è lei che lo vuole, è lei che è felice di non doversi alzare la mattina per il turno da infermiera in ospedale, è lei che ha bisogno di un uomo che pensi a tutto), e una corsia in cui lui guadagna e porta i soldi e decide dove va il mondo.
Myron Gaines (trentenne) dice alla sua compagna: vai a pulire la stanza adesso, portati il cane. Sostiene che lei sia felice di eseguire questi semplici compiti, e che voglia stare lontana dai riflettori perché questo è un peso che spetta a lui, il maschio, e hanno deciso così, e in fondo lei è perfino felice di immaginare in futuro altre mogli accanto a lui, in aggiunta, perché ognuno tiene alla felicità dell’altro, e lei ha tanti vestiti e una bella vita. Lei compare in scena in tuta da ginnastica e un po’ smarrita, dice a Theroux che lui, il maschio alfa, è molto diverso nella vita a due rispetto alla tivù, che è un uomo gentile. Il maschio alfa non sembra contento di questa dichiarazione, è in imbarazzo (ho scoperto dai titoli di coda che poi si sono lasciati, perché lui non era pronto a fermare la sua ambizione a fare soldi con il mondo della manosfera).
La realtà della vita dovrebbe comunque coincidere con le dichiarazioni pubbliche (i podcast, le live, i video in cui dicono a una donna che se è grassa non vale niente) e le dichiarazioni pubbliche sono che le donne hanno bisogno di “un dittatore”. Per loro natura, da sempre, dall’antichità, hanno bisogno di un dittatore, del resto che cosa hanno fatto le donne, che cosa hanno creato? Per caso una di loro ha creato questi bei palazzi di Miami? Non mi aspettavo che questo grande giornalista inglese, la voce critica del documentario, il maschio progressista, restasse in silenzio, senza una risposta, senza una controdomanda, con un sorrisetto, ma è andata così.
Sono pensieri semplici, candide certezze mascoline: un ragazzino di tredici anni che vive le sue prime sofferenze e che non sa ancora come misurarsi rispetto al mondo (non essere tossico, però non piangere, però non soffrire! non devi soffrire mai più!, non far vedere che lei ti manca, non far vedere che ti senti solo) trova qualcuno a cui appoggiarsi, da seguire, convincente. Ti ringrazio bro, mi hai sollevato il morale. E le ragazzine? Ho visto una diciottenne in questo documentario, una ragazza in bikini sdraiata su una poltrona con un cocktail in mano, e il tizio la presenta così: ecco, lei è la mia lavapiatti. Lei ridacchia: non è vero. Lui insiste: sì è vero. Ricordo vagamente che alle scuole medie avevo compagni di classe del genere, di solito i più fragili, e forse allora ridacchiavo o dicevo vaffanculo se qualcuno mi diceva: torna in cucina, donna. Era fantascienza, è durata qualche anno però, e l’unica cosa intelligente che ho fatto è stata non andare mai a vedere una partita di calcio o di qualcosa di sportivo di maschi. Neanche se ero pazzamente innamorata di uno di loro. Là intorno a esultare. Neanche adesso, è semplicemente inconcepibile: la spettatrice estatica, la fiancheggiatrice trepidante. Ma l’ho visto in tutti i film della mia vita e sono film che ho amato e sono quindi cresciuta così.
Pausa: dai su, non esiste un mondo così, non qui, ma perché te la prendi tanto? Probabilmente gli uomini progressisti hanno ragione, o almeno hanno le loro ragioni, stiamo su un piano carnevalesco (non lo penso, ma lo dico perché non sopporto che mi si dica: esagerata), però in questo loro disinteresse, in questo sarcasmo, nel loro annoiarsi davanti a queste e altre epifanie che li riguardano, nel ritenere rilevante soltanto l’Iran, io ritrovo quel divertente e terribile racconto di Luigi Malerba del 1979 (sono passati quasi cinquant’anni): Il marito femminista. “Se c’è una cosa che non sopporto sono proprio i lamenti. Fra marito e moglie quando qualcosa non va si deve parlare chiaro, con franchezza, perché dal cattivo umore si fa presto a passare all’uxoricidio. A me simili idee non passano nemmeno per la testa, per carità, però non si sa mai. In quella occasione ho superato me stesso e ho sopportato con pazienza e in silenzio i lamenti di mia moglie (…) Il femminismo sarà una gran bella teoria, le dissi, ma non puoi pretendere di fare tutti i tuoi comodi perché hai un marito femminista. C’è un limite a tutto, compreso il femminismo”.
Ricomincia il documentario, è il momento della paranoia condivisa: questo sistema, questo mondo è progettato per far fallire gli uomini. Per distruggerli. Perché se sei una donna, amico, se hai vent’anni e hai la bellezza, ti invitano su una barca, ti invitano negli alberghi, ti offrono le cene, sei pura bellezza e quindi sei potente, se invece sei maschio che cosa ti offrono? Un cazzo di niente! Devi guadagnarti tutto, devi pensare a te stesso, devi essere forte. I tredicenni lo fermano per strada e gli dicono: ammazza bro’, hai ragione, mi illumini la vita. Sei il mio maestro. Guidami. Questa cosa è così semplice, mi riguarda e posso farcela. Tu sì che mi capisci, non quella stronza che ride di me, non mia madre che non mi vuole pagare la palestra per i muscoli. Ma adesso divento grande e gliela faccio vedere io, a tutte. Che poi le donne non sai mai come sono davvero: non sai quando hanno il ciclo, non sai come sono senza trucco.
Ah, ovviamente: io non sono omofobo, ma un figlio gay lo ripudierei. Quali sono le cose più importanti? Bellezza soldi e sessualità. Non è vero che odio le donne, io le donne le amo, io le donne le voglio e spiego come conquistarle (qual è la cosa che ti piace più di me, stupida bionda? I soldi) e anzi voglio avere figli e però non voglio una donna che sia già stata usata da altri. E tra l’altro ci sono anche questi studi scientifici, che dicono che le donne trattengono il Dna dell’uomo attraverso i rapporti sessuali, quindi poi rischi che tuo figlio assomigli al suo ex, ti rendi conto? Ma questa società è pericolosa, ci sono delle cose nell’acqua che ti fanno diventare trans. Prima sei un uomo e poi sei trans. Quindi noi dobbiamo difendere i veri valori: l’onore. L’onore è un valore no?
Quando si scende nel delirio, è più facile. Anche più facile ridere. Se solo ridessero anche loro, se solo rideste anche voi. Ridere insieme, quando? Se solo non foste così tremendamente, anticamente permalosi. All’improvviso torvi, come quando alle scuole medie non venivamo a guardarvi giocare a calcio.