Antenna Group ha comprato un sistema radiofonico con Rep. dentro

Il futuro possibile di Deejay e quello difficile di La Repubblica che in dieci anni il giornale ha perso circa tre quarti delle copie vendute

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28 MAR 26
Immagine di Antenna Group ha comprato un sistema radiofonico con Rep. dentro

Foto Ansa

Nella cessione di Gedi al gruppo greco Antenna tutti guardano a Repubblica, ma in effetti la transazione è fatta sulle radio. E anche quelle non stanno troppo bene. Sia Capital che M2o richiedono una bella messa a punto e Deejay, che si è affermata come celebrity radio, mantiene un po’ lo stesso pubblico che è invecchiato assieme ai suoi conduttori di punta. Però le radio possono crescere e, soprattutto, inserite nella galassia di Antenna, possono attivare processi di consolidamento e di internazionalizzazione. Poi i confini tra radio, tv e produzioni stanno sfumando e un brand consolidato come Deejay, in un paese dove gli incentivi per la produzione audiovisiva sono fin troppo generosi, può essere un volano promettente.
La situazione di Repubblica è più difficile non solo per la perdita di copie e pubblicità degli ultimi anni, ma per ragioni più strategiche. In dieci anni il giornale ha perso circa tre quarti delle copie vendute e addirittura, secondo gli ultimi Ads di gennaio 2026, vende solo 55mila copie stampate, con un tasso di reso vicino al 50 per cento, cui vanno sommate 15 mila abbonamenti digitali venduti ad almeno il 30 per cento del prezzo pieno. La redazione ha ancora oltre 250 giornalisti, mentre con questi numeri ne potrebbe sostenere meno di cento. Ma immaginando una riduzione del genere, come fare per realizzare con meno risorse un giornale con ambizioni nazionali?
Repubblica è sempre stato un quotidiano poco radicato territorialmente, all’inizio perché nasce come secondo quotidiano d’opinione, un po’ perché quando nasce non ci sono piazze libere in cui radicarsi. Per cui si è sviluppato con molte edizioni locali, ma allo stesso tempo senza essere leader in nessuna città importante. Sia a Milano sia a Roma è secondo, ma con un quarto delle copie del Corriere e metà del Messaggero. A Bologna è secondo, ma con un quarto di copie rispetto al Carlino e a Torino è quarto con un decimo delle copie della Stampa.
Quando il mercato pubblicitario era florido e le diffusioni erano più consistenti, questa mancanza di radicamento territoriale è stata un punto di forza perché Repubblica era il più nazionale dei quotidiani e pubblicitariamente era appetibile anche da solo, ma le copie di oggi sono troppo poche per qualsiasi campagna di taglio nazionale e l’assenza di primati locali è un problema. Nei mercati in declino resiste solo il primo e in fondo, in tutto il mondo, i quotidiani sono tendenzialmente dei monopoli locali. Quindi anche le prospettive di rilancio sono incerte perché, pur chiudendo qualche redazione locale, non ha altre piazze su cui concentrarsi e d’altra parte l’alternativa è quella di diventare un quotidiano di opinione nazionale, un po’ come il Fatto o la Verità, ma sarebbe un taglio notevole rispetto allo status attuale.
Resta la strada del digitale, su cui però nel tempo sono stati fatti molti errori e lasciate andare molte occasioni e che comunque richiederebbe un ripensamento importante, soprattutto da parte della redazione. Il nuovo acquirente dovrà maneggiare questa situazione difficile, cercando di non perdere i soldi che ha già speso. Forse non ci sarà tanto tempo per occuparsi troppo della linea politica.