Foto di Kees Schollaart, via Wikimedia Commons 

controtendenza

Étretat, la città di Lupin che non ama i turisti e vuole fare “demarketing”

Mauro Zanon

Un tempo questo ex villaggio di pescatori incastonato far le falesie bianche era visitato soprattutto per i suoi scorci panoramici e per la calma che si respira in ogni stagione. oggi non è più così. Colpa dell’effetto (sgradito) della serie Netflix

Nel 2021, in meno di un mese, la serie Netflix francese “Lupin”, con protagonista l’attore Omar Sy, registrò un successo clamoroso: la videro 70 milioni di utenti, scavalcando “Bridgerton”, 63 milioni, e “La regina degli scacchi”, 62 milioni, nella classifica delle serie più viste di sempre. “Lupin”, scritta da George Kay e François Uzan e liberamente ispirata ai romanzi di Maurice Leblanc, aventi per protagonista il celebre ladro gentiluomo Arsenio Lupin, è stata girata a Parigi, tra il Louvre, il Pont des Arts e il Jardin du Luxembourg, e in seguito a Étretat, cittadina della costa normanna nota per le sue affascinanti scogliere dipinte dai più illustri pittori francesi, Monet, Courbet, Delacroix.

 

Un tempo questo ex villaggio di pescatori incastonato far le falesie bianche era visitato soprattutto per i suoi scorci panoramici e per la calma che si respira in ogni stagione. Oggi, invece, è un altro tipo di turismo a riempire le stradine di Étretat: il turismo Netflix
Sempre più persone giungono in questa graziosa località normanna per ripercorrere le stesse orme di Omar Sy/Lupin, farsi una foto vicino all’Aiguille creuse, che è anche il nome del primo romanzo dedicato al gentleman-cambrioleur, o visitare il museo Le Clos Lupin, fondato nel 1999 dalla nipote di Maurice Leblanc (quest’ultimo visse tra le mura di questa casa a graticcio tra il 1915 e il 1941, e vi scrisse numerose avventure del suo eroe).

 

Peccato che questo flusso turistico prodotto dall’effetto Netflix (nel 2021, a Étretat, sono passati un milione di visitatori: cifre mai viste), con sostanziose ricadute positive per l’economia locale, non piaccia affatto agli abitanti e alle autorità locali: a partire dalla direttrice del museo di Lupin. “È molto semplice. Nel 2021, anno di uscita della serie, la frequentazione del museo si è moltiplicata per dieci. Il nostro fatturato è cresciuto del 300 per cento, nonostante sette mesi di chiusura”, ha dichiarato al Parisien Maryse Alix, direttrice del Clos Lupin, che, curiosamente, si lamenta e si indigna dinanzi ai numeri entusiasmanti delle entrate. “Le famiglie fanno code di centinaia di metri che arrivano fino al parcheggio anche solo per acquistare dei libri nella boutique. Abbiamo l’impressione di essere diventati il museo di Omar Sy, anche se non abbiamo nulla a che fare con tutto ciò”, ha aggiunto Maryse Alix.

 

Secondo quanto riportato dal Parisien, alcuni abitanti hanno addirittura formato delle barriere con bidoni della spazzatura e catene di plastica per bloccare l’accesso davanti alle loro residenze, dove i turisti tentano di parcheggiare le loro auto a causa della scarsità di parcheggi disponibili nel piccolo comune. La strada principale di Étretat  piena di negozi di souvenirs è “presa d’assalto”, secondo gli abitanti locali, da turisti che parlano ogni lingua possibile: olandese, inglese, tedesco, spagnolo, italiano. 
L’ostilità verso questo “turismo Netflix” è tale che il comune starebbe pensando a una campagna per disincentivare i turisti a venire. “Il comune non vuole più articoli su Étretat. Ora ce ne sono troppi. Vuole fare una campagna di demarketing”, ha rivelato la direttrice del museo di Lupin.

 

“Vorremmo un turismo ragionato, ma non riusciamo a regolamentarlo, non abbiamo mai vissuto una situazione del genere”, ha precisato il sindaco di Étretat, André Baillard. Quest’ultimo preferiva il vecchio turismo per la sua città di poco meno di 1.400 abitanti. “Per stare bene, in totale, dovrebbero esserci non più di 5mila persone in città, ma spesso superiamo le 6mila o 7mila persone”, ha aggiunto. Secondo Baillard, la situazione attuale avrebbe provocato anche la partenza di decine di residenti. Altre città farebbero carte false per avere i numeri registrati da Étretat e beneficiare del cosiddetto “effetto Netflix”. Ma l’indignazione contro la piattaforma di streaming americana (si pensi al caso di “Emily in Paris”, con petizioni e articolesse contro gli “stereotipi” sui francesi), in Francia è diventato uno sport nazionale.

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