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Le donne dimenticate

Sacrifichiamo “Via col vento” e con lui anche alcuni tra i personaggi femminili più tosti della letteratura

18 Giugno 2020 alle 06:00

Le donne dimenticate

Una delle donne di Altan – non la signora Cipputi, la ricciolona che stava perlopiù accoccolata nella vignetta – si chiedeva parecchio tempo fa quale fosse il posto delle femmine. Intendeva: dove erano collocate tra le categorie che allora rivendicavano i loro diritti e ora esigono risarcimenti (anche sotto forma di libri da mandare al rogo). Le donne dovevano vedersela con i disoccupati e i meridionali. Anche i giovani sgomitavano parecchio.

  

Ora sono i neri a ribellarsi, non per la prima volta. Chiedono che la polizia americana non spari appena ne vede uno all’orizzonte – e su questo siamo più che solidali. Buttano giù le statue dei confederati, e pure quella di Cristoforo Colombo. Coltivando l’illusione che cancellando il passato come per magia il futuro sarà migliore: spiace dirlo, ma capita solo nei film di fantascienza. Hbo Max dà una mano togliendo “Via con vento” dallo streaming. Su statue e film non siamo solidali per nulla. Nella tempesta finisce ovviamente la scrittrice Margaret Mitchell: il romanzo “Via col vento” è più sudista del film. La misteriosa “riunione politica” a cui gli uomini partecipano dopo che Scarlett è stata aggredita da un nero è una riunione del Ku Klux Klan. La traduttrice della recente edizione francese del romanzo, Rosette Chicheportiche, dichiara a Libération che leggendo certi passaggi fremeva di orrore.

  

Le traduttrici della nuova edizione italiana, Annamaria Biavasco e Valentina Guani, hanno avuto nervi più saldi, riducendo al minimo la parola con la “enne” (piccolo conflitto d’interessi, subito dichiarato il romanzo è uscito da Neri Pozza con prefazione della sottoscritta). Non era, ovviamente, possibile far parlare gli schiavi, e nemmeno gli ex schiavi, in italiano corretto e forbito. Nell’ultimo film di Spike LeeDa 5 Bloods” (su Netlix), i reduci neri dal Vietnam parlano con forte accento. 

   

Un adattamento che li facesse parlare in doppiaggese andrebbe contro le intenzioni del regista, strenuo paladino della causa nera (nel film riesce a mettere tutte le guerre che i fratelli hanno combattuto, sperando che al ritorno i bianchi non lo dimenticassero come puntualmente è accaduto). Sfugge, ai paladini della causa, che Margaret Mitchell, nata e cresciuta ad Atlanta, nel 1936 ha inventato una donna tostissima, come se ne trovano di rado nei romanzi del Novecento. Una sedicenne che affronta la guerra, si riprende la proprietà di Tara, spara per difendersi, giura che non soffrirà più la fame. Era più incerta nella gestione dei mariti e dei corteggiatori, e aveva abbastanza cattivo gusto da volere costruire un elegante chalet ad Atlanta, ma nessuno è perfetto.

  

Aboliamo “Via col vento” per non spiacere ai neri, e se ne va via anche la meravigliosa Scarlett. Ma la sua sorte non sembra importare a nessuno. Ne ricaviamo che le femmine in classifica vengono molto dopo i neri. Lo conferma – e qui veramente si è perso ogni buon senso e misura – un articolo che qualche giorno fa, sul New Yorker, si interrogava sul razzismo di Flannery O’Connor. La bravissima, geniale, incantevole scrittrice nata a Savannah nel 1925. Capace di racconti che non si dimenticano. In “Brava gente di campagna” racconta un giovanotto che va in giro a vendere bibbie. Corteggia una ragazza bruttina, con una gamba di legno. Lei cede alle lusinghe, lui scappa via con la gamba di legno.

  

Flannery O’Connor era cattolica, aveva chiesto a Dio il dono della scrittura ed era stata più che esaudita. Sta nelle storie letterarie vicino a William Faulkner, probabile prossima vittima (finora in salvo perché ostico, spiace dirlo ma la censura spesso funziona per bigini o sentito dire). Dopo la cacciata, chi metteranno al posto della signora che viveva tra i pavoni? Sarà uno scribacchino nero impegnato nella causa, che troverà il suo spazio tirando giù una scrittrice dal piedistallo, neanche fosse la statua del tiranno? Neanche lui potrà vivere sonni tranquilli. Sa che prima o poi verrà spodestato dai neri gay, che a loro volta verranno cacciati dai neri transgender.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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