E' la grandezza dell'Italia, non superstizione
E' la consapevolezza dell'intreccio sublime e spesso tragico della Storia umana e degli umani che deve guidarci
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18 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 05:39 PM

Papa Francesco in preghiera a Santa Maria Maggiore (foto LaPresse)
Abbiamo visto commenti ironici, o sprezzanti, per la doppia visita effettuata da Papa Francesco in due Chiese romane. Per alcuni non credenti, si sarebbe trattato di inutile superstizione, ovvero del tentativo di distogliere le persone dalla dura realtà della pandemia virale.
Eppure, tra le rimozioni della nostra storia, dell'antropologia e del senso di comunità che ci appartengono, ci sono delle piste da conoscere, e da percorrere, perché appartengono a tutti, non solo a quanti di noi, nel nostro tempo, sono cristiani.
Percorriamo distrattamente le strade che attestano le fatiche, i drammi e le conquiste delle nostre civilizzazioni, e tendiamo sempre ad ignorare segni che sono potentemente civili, non solo religiosi. Senza partire dall'icona familiare a Papa Bergoglio, la Salus Populi Romani nella Basilica di S. Maria Maggiore, prendiamo tre di questi segni urbani.
Percorriamo distrattamente le strade che attestano le fatiche, i drammi e le conquiste delle nostre civilizzazioni, e tendiamo sempre ad ignorare segni che sono potentemente civili, non solo religiosi. Senza partire dall'icona familiare a Papa Bergoglio, la Salus Populi Romani nella Basilica di S. Maria Maggiore, prendiamo tre di questi segni urbani.


Torniamo a Roma, a un elemento molto popolare, che domina Castel Sant'Angelo. Fortezza moderna, riparo per i Papi, costruita sul Mausoleo di Adriano, la tomba del grande imperatore colto e inquieto. Sulla sommità, un Angelo - un bronzeo Arcangelo Michele, realizzato a metà '700, dopo rimozioni e sostituzioni di sculture precedenti - non sguaina la sua spada: la rinfodera, simboleggiando la fine della peste, secondo la leggendaria apparizione a Papa Gregorio Magno, dopo che l'intera città ne fu travolta nel 590. Se, saliti sulla terrazza del Castello, voleste guardare al Ponte - Ponte Elio, poi Ponte Sant'Angelo - potreste osservare il luogo in cui, oltre 700 anni fa, potrebbe essere stato codificato il senso di marcia, il "tenere la destra" che usiamo ancora oggi. Per scongiurare il caos degli accessi verso il Vaticano, in occasione del primo Giubileo del 1300, e secondo quanto ci riferisce un cronista speciale, Dante Alighieri: "come i roman per l'essercito molto/ l'anno del giubileo, su per lo ponte/ hanno a passar la gente modo colto/ che da l'un lato tutti hanno la fronte/ verso 'l castello e vanno a Santo Pietro/ da l'altra sponda vanno verso il monte" (ovvero Monte Giordano, dall'altro lato del Tevere).

E' dunque la consapevolezza dell'intreccio sublime e spesso tragico della Storia umana e degli umani che deve guidarci; non è superstizione. Il rispetto verso la fede religiosa anche da parte di non crede. La determinazione a non gettare via (con un tweet) la sapienza e l'esperienza di millenni, che fanno veramente grande la nostra Italia.