E' la grandezza dell'Italia, non superstizione

Francesco Rutelli

E' la consapevolezza dell'intreccio sublime e spesso tragico della Storia umana e degli umani che deve guidarci

Abbiamo visto commenti ironici, o sprezzanti, per la doppia visita effettuata da Papa Francesco in due Chiese romane. Per alcuni non credenti, si sarebbe trattato di inutile superstizione, ovvero del tentativo di distogliere le persone dalla dura realtà della pandemia virale.

 

Eppure, tra le rimozioni della nostra storia, dell'antropologia e del senso di comunità che ci appartengono, ci sono delle piste da conoscere, e da percorrere, perché appartengono a tutti, non solo a quanti di noi, nel nostro tempo, sono cristiani.
Percorriamo distrattamente le strade che attestano le fatiche, i drammi e le conquiste delle nostre civilizzazioni, e tendiamo sempre ad ignorare segni che sono potentemente civili, non solo religiosi. Senza partire dall'icona familiare a Papa Bergoglio, la Salus Populi Romani nella Basilica di S. Maria Maggiore, prendiamo tre di questi segni urbani.

 

Iniziamo da uno medievale, la scalinata dell'Ara Coeli sul Campidoglio, che affianca la Cordonata di Michelangelo. Si tratta probabilmente del più grande ex-voto della Città: realizzata a metà Trecento, per onorare il voto alla Madonna perché finisse la peste che colpiva Roma. Inaugurata nel 1348 sotto il potere di Cola di Rienzo, ma luogo in cui si sarebbe svolto, pochi anni dopo, il linciaggio dello stesso Cola di Rienzo. Decisivo sviluppo per iniziare il ri-orientamento del Colle capitolino - dall'età antica rivolto verso il Foro - verso la città, che tornava lentamente a crescere nell'ansa del Tevere. E ulteriore memoria della coesistenza tra civile e religioso: Aracoeli come 'Altare del Cielo'; e pure trasformazione della parola Arce, ovvero dell'antichissimo Arx, lo sperone che dominava la Roma dei fondatori.

  

Veniamo a Venezia. Imboccando il Canal Grande, appena dopo San Marco, la Chiesa della Salute ci racconta un'altra storia sensazionale di devozione popolare e costruzione civile. La peste del 1630-31 falcidiava la Serenissima (si conteranno centinaia di migliaia di morti per la Repubblica, di cui oltre 40.000 nella sola isola, ovvero circa un terzo della popolazione). All'architetto Baldassarre Longhena si affida il progetto della Chiesa della Salute, capolavoro barocco (progettata in forma "di corona"). Ma opera pesantissima, letteralmente: per sorreggerla, per le fondazioni, servirono un milione di alberi. Dove prenderli? Non decimando i boschi della Serenissima - particolarmente quelli verso il Cansiglio -, indispensabili per sorreggere, invece, il potere navale e militare incardinato nell'Arsenale veneziano. Dunque, con una decisione lungimirante, la città si indebitò per acquistare quegli alberi - delle querce - in Ungheria, anziché depauperare il proprio patrimonio boschivo. Quando vi capiterà di osservare il gigantesco ex-voto della Salute, magari vi ricorderete di questa vicenda, a suo modo, ecologica.

 

Torniamo a Roma, a un elemento molto popolare, che domina Castel Sant'Angelo. Fortezza moderna, riparo per i Papi, costruita sul Mausoleo di Adriano, la tomba del grande imperatore colto e inquieto. Sulla sommità, un Angelo - un bronzeo Arcangelo Michele, realizzato a metà '700, dopo rimozioni e sostituzioni di sculture precedenti - non sguaina la sua spada: la rinfodera, simboleggiando la fine della peste, secondo la leggendaria apparizione a Papa Gregorio Magno, dopo che l'intera città ne fu travolta nel 590. Se, saliti sulla terrazza del Castello, voleste guardare al Ponte - Ponte Elio, poi Ponte Sant'Angelo - potreste osservare il luogo in cui, oltre 700 anni fa, potrebbe essere stato codificato il senso di marcia, il "tenere la destra" che usiamo ancora oggi. Per scongiurare il caos degli accessi verso il Vaticano, in occasione del primo Giubileo del 1300, e secondo quanto ci riferisce un cronista speciale, Dante Alighieri: "come i roman per l'essercito molto/ l'anno del giubileo, su per lo ponte/ hanno a passar la gente modo colto/ che da l'un lato tutti hanno la fronte/ verso 'l castello e vanno a Santo Pietro/ da l'altra sponda vanno verso il monte" (ovvero Monte Giordano, dall'altro lato del Tevere).

 

E qui torniamo al punto di partenza. All'icona 'Salvezza del popolo romano' cui si rivolge spesso Papa Francesco, in Santa Maria Maggiore. Secondo la tradizione, dipinta da San Luca; storicamente, datata tra l'XI e il XIII secolo - dunque, non è quella originale che Gregorio Magno teneva in mano mille e quattrocento anni fa sotto Castel Sant'Angelo. Riprodotta, fu portata da Matteo Ricci in Cina, ed ha contribuito a cambiare la storia dei legami tra Occidente ed Oriente, lungo quella che chiamiamo Via della Seta. Una sua riproduzione contemporanea fu portata da Papa Wojtila nella spianata di Tor Vergata, nel 2000, come simbolo centrale per il più grande raduno mondiale della gioventù nella storia della Citta Eterna, con un milione 750mila partecipanti da ogni parte della Terra.

 

E' dunque la consapevolezza dell'intreccio sublime e spesso tragico della Storia umana e degli umani che deve guidarci; non è superstizione. Il rispetto verso la fede religiosa anche da parte di non crede. La determinazione a non gettare via (con un tweet) la sapienza e l'esperienza di millenni, che fanno veramente grande la nostra Italia.

 

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