cerca

Il mio tema alla Maturità

Ricordo di Carlo Alberto Dalla Chiesa quando ero un giovane carabiniere (e Google non esisteva ancora)

19 Giugno 2019 alle 17:58

Il mio tema alla Maturità

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (foto LaPresse)

S.E. il prefetto di Palermo Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Nel 1982 avevo 21 anni. Prestavo servizio come carabiniere ausiliario alla caserma Montebello di via Vincenzo Monti a Milano. Erano i primi di settembre e come tutti venimmo a sapere che il generale, la moglie e l’agente di scorta erano stati uccisi. Noi giovani carabinieri avevamo il mito del generale. Già alla scuola allievi di Fossano (Cuneo) ricordavamo come avesse sconfitto le Brigate Rosse. Non andavano tanto per il sottile il generale e la sua squadra (c’era anche il capitano Ultimo giovanissimo sottotenente). L’irruzione nel covo di Genova dei terroristi, l’arresto di Curcio, eccetera. Allora l’Arma dei carabinieri era ancora nell’esercito. Oggi è una componente delle quattro Forze armate. Per legge il comandante generale dell’Arma non poteva essere un ufficiale proveniente dai suoi ranghi (oggi sì).

 

Allora il comandante generale era Valditara, alto ufficiale degli Alpini. Facendo l’esame di maturità adesso a 60 anni (presso la Camera del lavoro di Milano, W la Cgil) è chiaro che so tante più cose di giovani maturandi nati nel 2000 più i bocciati e i ritardatari (su circa 500 mila studenti che fanno oggi la maturità 250 mila sono i bocciati e gli anziani). Allora noi C.C. avevamo la divisa caki, mentre la divisa invernale è quella di adesso. La vicenda del generale la conosco bene. Fu comandante della Compagnia di Corleone (da giovane capitano), poi avanzando di grado ebbe altre destinazioni fino a diventare generale di divisione (greca e due stelle). Allora i generali dei Carabinieri diventati tali perdevano la divisa dell’Arma. Avevano quella di tutti i generali dell’Esercito. Li riconoscevi dagli alamari sulla giacca. Generali degli Alpini, dei Bersaglieri, eccetera. Sul berretto l’aquila. Oggi è cambiato e un generale dei Carabinieri tiene la divisa che aveva da colonnello. Quell’estate del 1982 era iniziata bene. Noi allievi a Fossano avevamo festeggiato a luglio la vittoria ai mondiali di calcio (per favore non fate un minibot con Causio-Bearzot, presidente Pertini e penso Zoff che giocano a scopa sull’aereo con la coppa del mondo sul tavolo. Immagine simbolo di quell’estate). Purtroppo da lì a breve il prefetto di Palermo finì come sappiamo. C’era stato cento giorni con quell’incarico. Non si ricorda nella storia che un vicecomandante generale dell’Arma viene nominato dal governo prefetto di prima classe.

 

Il generale si era appena sposato con Emanuela Setti Carraro, giovane e bella donna impegnata in attività della Croce Rossa. Che io mi ricordi (leggo i giornali dal 1972) non avevo mai sentito che si fosse ucciso un prefetto della Repubblica. Allora si parlava di poteri speciali che il generale aveva chiesto per combattere la mafia. Poteri che il governo ritardava a dare per veti in Parlamento. Penso che il generale fosse nato a Saluzzo (tutte cose che so prima di Google). Piemontese come i primi ufficiali della giovane Italia unita. Mi sembra che all’inizio fosse sottotenente di un’altra Arma, poi passò alla Benemerita. Ci piaceva sentire in camerata quando infiltrava nelle carceri informatori che stavano in cella con i brigatisti, oppure quando di notte si presentava nelle carceri per “interrogare” terroristi che se non facevi così con il piffero che sconfiggevi il terrorismo.

 

In quegli anni e in quelli precedenti le Brigate Rosse avevano ucciso Guido Rossa, sindacalista di Genova (perché aveva denunciato un dipendente che aveva visto lasciare manifestini pro Brigate rosse in fabbrica) fino ad arrivare al presidente Moro e la scorta. Insomma, fu dato in mano tutto a Dalla Chiesa con questo ordine: “Generale veda lei”.

  

Nel senso che una bella legge speciale permetteva al generale di sfasciare le BR che avevano anche rapito il generale Dozier (della Nato), questo forse però dopo. Adesso non ricordo se prima o dopo la strage di Palermo. Comunque questo testo per la maturità 2019 mi sembra completo e ricco di dati. Ma posso continuare volendo prendere 100/100 come voto e diventare diplomato all’Istituto alberghiero (questo). Tornando al ragionamento di prima, nessuno in quegli anni ebbe l’idea di mandare sotto processo il generale per metodi non belli ed eleganti. Oggi o meglio da dieci anni a questa parte invece si sognano di processare funzionari dello stato che anche loro hanno combattuto la mafia. Ragazzi che ridere. Se non fosse finito così tragicamente, il generale Dalla Chiesa sarebbe certamente stato presidente della Repubblica. Noi carabinieri in congedo lo ricordiamo andando in piazza Diaz a Milano dove c’è il monumento del carabiniere eretto in onore di Carlo Alberto Dalla Chiesa e tutti gli altri caduti.

 

Firmato carabiniere ausiliario Barcellesi Carlo, già allievo Caserma Piave a Fossano (Cuneo). 91° corso Pennisi, 4° compagnia, 3° plotone. Destinato a divisione Pastrengo squadra radiomobile., via Marcora, Milano.

 

P.S. Questo diploma di maturità mi serve per entrare all’Accademia militare di Modena. Per cui fatemi promosso. Quando sarà tenente colonnello della Forestale (che sono diventati carabinieri) ricorderò questo elaborato come un bellissimo monumento. Giovanna ti amo. Questo a parte. Però può interessare. Ma neanche.

Maurizio Milani

Nasce nel 1962. Nel 1987 esordisce sul palco di Zelig e fa una carriera di successo in tv come comico. Tra i suoi libri ricordiamo "L’uomo che pesava i cani" (2006) e "Del perché l’economia africana non è mai decollata" (2007). Scrive come opinionista su Il Foglio, ha una rubrica su Max e ha raccontato le disavventure del sindaco di Kyoto da Fabio Fazio a "Che tempo che fa" su Rai 3. Da poco è uscito il suo ultimo libro, “Mi sono iscritto nel registro degli indagati” (Rizzoli).

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi