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Fidatevi di Lansdale e leggete Neal Barrett Jr per trovare l’altra America

Lo scrittore americano curerà una collana di libri che ama per un editore italiano

25 Maggio 2019 alle 06:00

Fidatevi di Lansdale e leggete Neal Barrett Jr per trovare l’altra America

(Foto Pixabay)

Lo fa nei suoi libri, quando racconta le storie dell’America un po’ stazzonata e dimenticata. Quando racconta il Texas polveroso e che sa di fritto e sudore appicicaticcio di Hap e Leonard, i suoi due personaggi feticcio che sono un po’ detective, un po’ giustizieri, un po’ attaccabrighe. Lo fa quando racconta gli incubi che non si vedono e che si nascondono dove non dovrebbero, tipo nei popcorn (avete letto “La notte del drive-in”?, leggete “La notte del drive-in”). Lo fa quando prende un mito (proprio nel senso di mitologia) e lo capovolge, come ha fatto con “Bubba Ho Tep”, storia di una mummia assassina che si nasconde in un ospizio, ma soprattutto storia del suo riluttante cacciatore e nemico buono, un bolso e stanco Elvis che vuole solo essere lasciato in pace. Lo fa quando racconta i viaggi sconclusionati di chi, ancora, procede verso ovest e insegue il sole, gentaglia senza tetto né legge, così fuori moda. Lo fa sempre, insomma, quando scrive. E da adesso lo fa anche quando sceglie i libri da leggere e li seleziona per un editore italiano, Giulio Perrone, per il quale ha preso a curare una collana di libri americani inediti in Italia. Libri che Joe R. Lansdale ha letto, amato e che, sostiene, tutti debbano poter almeno sfogliare.

  

Il primo volume scelto per la collana si chiama La banda dell’altro mondo e lo ha scritto Neal Barrett Jr. Non sentitevi a disagio se non lo avete mai sentito nominare, fa parte del piano di Lansdale: sparigliare. Per farlo vi sottopone un libro mai sentito, di un oscuro autore di fantascienza, di gialli da edicola e di adult western (un genere piuttosto delirante, a metà tra lo scollacciato e il western). “Neil non ha avuto il successo che meritava. Ha scritto moltissimo, decine di libri. Ma in pochi lo hanno letto, conosciuto e amato. E questo è da un lato un peccato, perché la sua è ottima letteratura. Dall’altro è un paradosso perché Barret è uno degli scrittori che meglio raccoglie e racconta lo spirito, l’ironia, l’essenza dell’America: non ha senso che gli americani lo conoscano così poco”.

 

Mentre parla con il suo grasso accento texano, Lansdale, tradisce l’affetto sincero che provava per Barret. Leggenda vuole che i due si siano conosciuti a una presentazione. Lansdale era un ragazzo, famelico di libri e di avventure. Barret uno scrittore di mezza età prolifico ma misconosciuto, stupito che quel ragazzone conoscesse e amasse le sue pagine. Da quel momento pare che i due siano diventati sinceri amici. Uno, quello più vecchio, in lotta con la scrittura e le case editrici. L’altro ogni giorno più famoso e di successo. Mentre ce lo racconta, Lansdale sembra un po’ dispiaciuto del fatto che le cose siano andate così. E viene il sospetto che aver scelto proprio Neil Barret Jr. tra i titoli di una sua collana sia un modo per offrire al suo vecchio amico (morto nel 2004) una specie di risarcimento. “Spero – ci dice, e sembra sincero – che questa edizione cambi le cose. Spero che questo libro diventi la scoperta letteraria che dovrebbe essere, perché se è mai esistito un romanzo che trasuda America da ogni poro, quel romanzo è “La banda dell’altro mondo”. Va bene, penso: che Neil Barret sia. Non è la prima volta, del resto, che credo a quel che mi dice Joe Lansdale.

  

Comincio a sfogliare il volume e capisco un po’ di cose. Prima di tutto cosa intenda Lansdale quando parla di scrittura ironica e “profondamente americana”. È pieno di personaggi semplici eppure sgarrupati, confusi. Di eroi da niente. Di divinità in saldo (come una specie di Gesù, simpatico e un po’ scemo, che gira sempre in completo da tennis). Di paccottiglia in vendita a prezzo di saldo. Niente di che. La storia di “La Banda dell’altro mondo” è quella di un uomo normale, Doug. Un family man da niente, con una vita anonima, persino un po’ noiosa, che a un certo punto, come a molti capita, muore. In teoria sarebbe la fine, in pratica è l’inizio perché, da morto, Doug si accorge di essere finito in una specie di versione su misura del Paradiso: un posto in Oklahoma (sì, il paradiso è lì, se ve lo state chiedendo), dove non ci sono né nuvolette né angioletti, ma solo una specie di seconda versione, più facile, semplice e dolce, della sua vita.

 

Una specie di seconda occasione, in cui tutto è in saldo e in cui le cose sono come dovrebbero essere: più facili. Un secondo giro, per rifare e per rimettere a posto i casini che si sono fatti in vita. Chiedo: lei crede nell’aldilà? “Una specie”, risponde laconico. Una specie di cosa?: “Una specie di posto ‘bittersweet’, dolce-amaro. Mi piace l’idea di una seconda possibilità”. Un paradiso dolce amaro, senza verità e risposte definitive, un posto da esami di riparazione, più che da promozioni o bocciature. Pieno di cose, persone, barbeque e puzza di fritto. Come qui, insomma, solo più facile. Molto Lansdale.

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