Fidatevi di Lansdale e leggete Neal Barrett Jr per trovare l'altra America

Luciana Grosso

Lo scrittore americano curerà una collana di libri che ama per un editore italiano

Lo fa nei suoi libri, quando racconta le storie dell’America un po’ stazzonata e dimenticata. Quando racconta il Texas polveroso e che sa di fritto e sudore appicicaticcio di Hap e Leonard, i suoi due personaggi feticcio che sono un po’ detective, un po’ giustizieri, un po’ attaccabrighe. Lo fa quando racconta gli incubi che non si vedono e che si nascondono dove non dovrebbero, tipo nei popcorn (avete letto “La notte del drive-in”?, leggete “La notte del drive-in”). Lo fa quando prende un mito (proprio nel senso di mitologia) e lo capovolge, come ha fatto con “Bubba Ho Tep”, storia di una mummia assassina che si nasconde in un ospizio, ma soprattutto storia del suo riluttante cacciatore e nemico buono, un bolso e stanco Elvis che vuole solo essere lasciato in pace. Lo fa quando racconta i viaggi sconclusionati di chi, ancora, procede verso ovest e insegue il sole, gentaglia senza tetto né legge, così fuori moda. Lo fa sempre, insomma, quando scrive. E da adesso lo fa anche quando sceglie i libri da leggere e li seleziona per un editore italiano, Giulio Perrone, per il quale ha preso a curare una collana di libri americani inediti in Italia. Libri che Joe R. Lansdale ha letto, amato e che, sostiene, tutti debbano poter almeno sfogliare.

  

Il primo volume scelto per la collana si chiama La banda dell’altro mondo e lo ha scritto Neal Barrett Jr. Non sentitevi a disagio se non lo avete mai sentito nominare, fa parte del piano di Lansdale: sparigliare. Per farlo vi sottopone un libro mai sentito, di un oscuro autore di fantascienza, di gialli da edicola e di adult western (un genere piuttosto delirante, a metà tra lo scollacciato e il western). “Neil non ha avuto il successo che meritava. Ha scritto moltissimo, decine di libri. Ma in pochi lo hanno letto, conosciuto e amato. E questo è da un lato un peccato, perché la sua è ottima letteratura. Dall’altro è un paradosso perché Barret è uno degli scrittori che meglio raccoglie e racconta lo spirito, l’ironia, l’essenza dell’America: non ha senso che gli americani lo conoscano così poco”.

 

Mentre parla con il suo grasso accento texano, Lansdale, tradisce l’affetto sincero che provava per Barret. Leggenda vuole che i due si siano conosciuti a una presentazione. Lansdale era un ragazzo, famelico di libri e di avventure. Barret uno scrittore di mezza età prolifico ma misconosciuto, stupito che quel ragazzone conoscesse e amasse le sue pagine. Da quel momento pare che i due siano diventati sinceri amici. Uno, quello più vecchio, in lotta con la scrittura e le case editrici. L’altro ogni giorno più famoso e di successo. Mentre ce lo racconta, Lansdale sembra un po’ dispiaciuto del fatto che le cose siano andate così. E viene il sospetto che aver scelto proprio Neil Barret Jr. tra i titoli di una sua collana sia un modo per offrire al suo vecchio amico (morto nel 2004) una specie di risarcimento. “Spero – ci dice, e sembra sincero – che questa edizione cambi le cose. Spero che questo libro diventi la scoperta letteraria che dovrebbe essere, perché se è mai esistito un romanzo che trasuda America da ogni poro, quel romanzo è “La banda dell’altro mondo”. Va bene, penso: che Neil Barret sia. Non è la prima volta, del resto, che credo a quel che mi dice Joe Lansdale.

  

Comincio a sfogliare il volume e capisco un po’ di cose. Prima di tutto cosa intenda Lansdale quando parla di scrittura ironica e “profondamente americana”. È pieno di personaggi semplici eppure sgarrupati, confusi. Di eroi da niente. Di divinità in saldo (come una specie di Gesù, simpatico e un po’ scemo, che gira sempre in completo da tennis). Di paccottiglia in vendita a prezzo di saldo. Niente di che. La storia di “La Banda dell’altro mondo” è quella di un uomo normale, Doug. Un family man da niente, con una vita anonima, persino un po’ noiosa, che a un certo punto, come a molti capita, muore. In teoria sarebbe la fine, in pratica è l’inizio perché, da morto, Doug si accorge di essere finito in una specie di versione su misura del Paradiso: un posto in Oklahoma (sì, il paradiso è lì, se ve lo state chiedendo), dove non ci sono né nuvolette né angioletti, ma solo una specie di seconda versione, più facile, semplice e dolce, della sua vita.

 

Una specie di seconda occasione, in cui tutto è in saldo e in cui le cose sono come dovrebbero essere: più facili. Un secondo giro, per rifare e per rimettere a posto i casini che si sono fatti in vita. Chiedo: lei crede nell’aldilà? “Una specie”, risponde laconico. Una specie di cosa?: “Una specie di posto ‘bittersweet’, dolce-amaro. Mi piace l’idea di una seconda possibilità”. Un paradiso dolce amaro, senza verità e risposte definitive, un posto da esami di riparazione, più che da promozioni o bocciature. Pieno di cose, persone, barbeque e puzza di fritto. Come qui, insomma, solo più facile. Molto Lansdale.

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