Escludere i libri politici? Per Giuseppe Laterza la decisione “è legittima, ma sbagliata”

Marianna Rizzini

Il caso del nuovo volume di Jacopo Jacoboni, rifiutato al Salone di Torino

Roma. Il Salone del Libro di Torino si apre giovedì. Ma il sipario, da giorni, è già sollevato sulla questione “fascismo-antifascismo” esplosa attorno alla presenza di Altaforte, casa editrice di estrema destra che pubblica, tra le altre cose, “Io sono Matteo Salvini – intervista allo specchio” (a cura di Chiara Giannini). E mercoledì il sindaco di Torino Chiara Appendino e il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino hanno denunciato per apologia di fascismo Francesco Polacchi, fondatore di Altaforte (“io sono fascista”, “l’antifascismo è il vero male di questo paese”, aveva detto Polacchi).

 

“Le polemiche che si sono accese per la presenza di una casa editrice i cui animatori, in nome del fascismo, hanno rilasciato dichiarazioni che si commentano da sole, pongono un tema”, ha scritto su Facebook il direttore del Salone Nicola Lagioia, che ha anche ricordato di avere responsabilità sulla scelta del programma ma non su quella degli stand: “Il problema ovviamente non è la libertà di espressione”, ha scritto, “ma che cosa si può muovere intorno a certe idee che non sono solo agli antipodi dell’impostazione culturale del Salone di quest’anno, ma la cui messa in pratica turberebbe l’ordine democratico offendendo la Costituzione…”.

  

Ci sono state defezioni (alcuni scrittori non parteciperanno al Salone per protesta contro la presenza dell’editore fascista), e appelli all’unità (a partire da quello di Lagioia). Resta sul campo il tema collaterale, ma non meno importante, del “no” che quest’anno il Salone ha opposto in generale ai libri politici, cioè scritti da politici o riguardanti un partito in particolare. Tanto che da qualche giorno, su Twitter, è in corso un piccolo dibattito attorno alla non-presenza a Torino di “L’esecuzione-I Cinque stelle da Movimento a governo” del giornalista della Stampa Jacopo Jacoboni (ed. Laterza), e di altri libri politici appena usciti. (Tweet di Jacoboni: “Ora pare che la tesi violenta sia di Christian Raimo e Wu Ming che sul Salone non hanno imposto niente a nessuno, e non di un editore che asserisce tronfio: ‘Io sono fascista. L’antifascismo è il vero male di questo paese’… tra l’altro in un Salone dove non vogliono libri sulla politica italiana attuale in una purissima logica da anni Trenta, stile non disturbate il manovratore…”).

 

Interpellato, l’editore Giuseppe Laterza racconta di aver presentato il libro di Jacoboni ai responsabili editoriali del Salone. Risposta: quest’anno niente libri di politici o su partiti politici “per evitare strumentalizzazioni” in fase pre elettorale. Lagioia, qualche giorno fa, sempre su Facebook, aveva spiegato la sua posizione: “…La politica quest’anno la lasciamo agli scrittori, ai filosofi, ai giornalisti, ai politologi, agli artisti in generale. Temiamo infatti che la retorica propria di ogni campagna elettorale semplifichi per forza di cose discorsi che al Salone vengono affrontati con un grado di complessità che fa la fortuna della manifestazione”.

  

Pluralismo e moderatismo

Laterza considera la decisione “legittima e comprensibile ancorché sbagliata”. Ma non è stupito: “Tutto ciò rientra nella tradizione italiana di scambiare il pluralismo con il moderatismo. Abbassiamo i toni, si dice, come se la democrazia fosse fatta di sussurri. Io invece credo che una buona selezione di libri politici possa giovare. Escludendo la politica, tra l’altro, si ottiene l’effetto contrario: la si voleva esorcizzare e invece rispunta dappertutto. E il Salone appare ora schiacciato sulla questione fascismo/antifascismo, ma ci sono tanti altri argomenti. Io vorrei sentir parlare anche di immigrazione e di Europa, per esempio. E il fatto che ci siano le elezioni è un motivo in più per moltiplicare lo scambio di opinioni, a patto che sia trasparente e regolato, e non ridotto alla tifoseria”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.