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Romanzo d’amore e di perdizione, con cognome importante (e ingannatore)

Un altro Manzoni (il terzo). Il libro di Giannubilo, gli anni '70. Ma non regalatelo per San Valentino

14 Febbraio 2019 alle 08:23

Romanzo d’amore e di perdizione, con cognome importante (e ingannatore)

"L'abbraccio" di Egon Schiele

Tutto in questo libro parla d’amore, ma non regalatelo per San Valentino, a meno che non abbiate amanti assai originali. Perché l’amore di cui si parla qui è l’amore devastante per l’esperienza, sì, proprio quella di cui scriveva anche Martin Amis nell’omonimo saggio-memoir dedicato alla morte del padre. Solo che Amis diceva: “E’ tutta esperienza, peccato solo che debba essercene così tanta”, mentre qui si indicano “l’arte e la pratica del mondo come unici contravveleni”. E non solo una pratica buona, una pratica artistica, ma la pratica senza padroni – eppur quotidiana – del lancio nel buio, del disinnesco, dell’apprendistato alla sovversione come ringraziamento per l’essersi ritrovati vivi. Il libro anarchico di cui parliamo si chiama “Il risolutore” (Rizzoli) e l’ha scritto Pier Paolo Giannubilo, che insegna in un liceo di Campobasso, si è laureato su Rocco Scotellaro, ha fatto il conduttore tv – ma su TeleMolise Zivago, il che è una garanzia di buona fede – e ha scritto un solo altro romanzo, “Corpi estranei” (Il Maestrale). Basato su una storia vera, come anche questo secondo, ma scioccante, più mostruosa che sentimentale, che ci aveva comunque dato la garanzia che Giannubilo col materiale umano ci sa fare al punto che si vorrebbe, capitasse mai, esser raccontati da lui, per esser vissuti dal lettore in quel modo supremo.

 

E invece “Il risolutore” è un libro romantico, dicevamo, un libro d’amore. La storia è quella di Gian Ruggero Manzoni, pronipote di Alessandro, cugino di Piero. E questo basterebbe a farcelo almeno cominciare, così, per curiosità. La stessa curiosità che, dopo un reading di poesia del Manzoni a Campobasso, spinse Giannubilo ad occuparsi di lui: “Scrittore e artista poliedrico, nobiltà decaduta, posizioni vagamente fasciocomuniste, un arresto per motivi politici nel ’77, voci intorno a una sua presunta attività di informatore per le Forze armate italiane… Sembrava un generatore automatico di fatti intriganti e aveva sempre la battuta pronta. E poi, vivaddio, era imparentato con Alessandro e Piero Manzoni, sui quali spesso e volentieri apriva parentesi (per impressionare il suo pubblico) una più gustosa dell’altra”.

 

Ma quella stessa curiosità spinge Giannubilo a chiedersi se il Manzoni non lo stia fregando con trombonesche montature da blagueur quando gli accenna a una carriera nei servizi segreti, mondo di riferimento quello dello spionaggio internazionale: “E sempre che ci fosse del vero in ciò che mi aveva detto, perché sarebbe dovuto venire a scodellarle proprio a me quelle cose?”. A pelle non si fida del soggetto, però rimane “ammaliato” dalla sua “esuberante aneddotica autobiografica”. E ce la restituisce tutta, quell’aneddotica, con gli interessi di stile e narrativa in aggiunta, infilati a mano nella cronaca biografica da una scrittura d’impatto. L’impatto di una sberla.

 

La grande abbuffata d’amore si apre a Lugo di Romagna, Ruggero è già al liceo e ha scelto come molti della sua generazione – classe 1957 – la sinistra estrema, laddove nel suo caso estrema gli appartiene più che sinistra, e infatti frequenta dapprincipio la Federazione comunista anarchica, un ossimoro che per lui è solo il punto di partenza per ritrovarsi schedato come agitatore. Da lì in poi la strada di “Palla di grasso” – al lettore scoprire il motivo del soprannome – è in discesa, liscia e facile verso l’Esperienza: che si tratti delle missioni sotto copertura in Libano e nei Balcani, o dell’attitudine ad amare le donne in modo delinquenziale e senza scuse, come se quel modo fosse l’unico. Sempre accompagnato, Manzoni, mai solo, in questi avventurosi fiotti romantici. Quando non da donne – che forse imparò a temere come streghe quando bambino scese le scale di villa Manzoni e trovò un consesso femminino guidato da nonna Olimpia a governare un pentolone come in un rituale mannaro – accompagnato da altrettanti cognomi famosi quanto il suo: Pier Vittorio Tondelli e Andrea Pazienza da vicinissimo, Carmelo Bene da nume tutelare, Edoardo Sanguineti, Achille Bonito Oliva, Giovanni Testori come sodali di riviste e di avanguardie. Una generazione, quella di Manzoni, che ha fermamente creduto solo alla propria dannazione, si dice a un certo punto del volume, ispirandosi proprio a Tondelli. Ma gli occhi con cui la si guarda qui sono quelli della generazione successiva – Pier Paolo Giannubilo è nato a San Severo nel 1971 – che all’inferno, e alla dannazione, manco ci crede più. Ecco perché, per una volta, la bandella ha un buon inizio: “Due vite”, lo scrittore e il suo personaggio, una vera storia d’amore. E sana pornografia q.b.

Stefania Vitulli

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