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Secondo Facebook i nudi di Rubens sono pornografia

La censura del social network danneggia l'immagine di un intero indotto, così l'ente turistico delle Fiandre risponde con un video satirico al puritanesimo scacciapensieri di Zuckerberg

25 Luglio 2018 alle 15:18

L'horror dell'estate è divertente e terribile, dura un minuto e passa, è girato in un museo e inscena un blitz delle forze dell'ordine alla Rubenshuis, la casa museo di Rubens ad Anversa, per tutelare i visitatori dai quadri al cui interno siano ritratti donne e uomini svestiti: “Si tolga da qua, signora, dobbiamo tutelarla da queste cosce, da tutta questa nudità, non importa che sia artistica”, “venga qui, guardi questo, questo va bene, qui sono tutti vestiti”.

 

E' una trasposizione satirica ma fedele di qualcosa che accade su Facebook (chi non ha sperimentato la censura del social network almeno una volta, vada a farsi controllare da uno bravo. Il museo ha deciso di reagire diffondendo un video che, in tempi non lontani e molto più fortunati dei nostri, avremmo definito distopico e di cui, invece, ci troviamo oggi a constatare il vivido realismo. Non solo: lo guardiamo e ci rendiamo conto che finiremo col convincerci presto, tutti, che l'idea di proteggere il prossimo da un bel culo dipinto sia ragionevole. Attecchirà, ci diciamo, e a chi oserà contraddirla verranno proibite le mutande per sempre, forse. 

 

La Rubenshuis ha dovuto combattere (perdendo) contro il ban di Facebook quando ha pubblicato, sulla propria pagina, le foto di dipinti di Rubens e di alcuni altri grandi pittori fiamminghi, in cui comparivano corpi scoperti. La politica di Zuckerberg, infatti, vieta, ritenendola offensiva e pericolosa, la diffusione di immagini di culi, tette, vulve, capezzoli, insomma di qualunque cosa e/o parte del corpo che inerisca e/o abbia a che fare con il sesso e la sessualità; non distingue tra nudo artistico e pornografia, come facevano (a volte persino troppo) alcune barzellette un po' zozze degli anni Novanta.

 

Così, Leda e il Cigno e pure una Deposizione della croce, parte di un trittico del 1611, dove compare un Cristo nudo – che indecenza e che trauma per chi ci posa sopra lo sguardo! -, finiscono nello stesso archivio del proibito al quale vengono destinati scatti pedopornografici o solo pornografici o solo erotici o solo anatomici. Quello che Zuckerberg e soci non hanno messo in conto, però, è che un museo non diffonde immagini erotiche per incitare le masse all'impudicizia, allo stupro di gruppo, alla violazione delle norme sul consenso, alla becera carnalità. Un museo, semplicemente, promuove i tesori che contiene per attrarre pubblico, senza pensare a quanto e come e se quei tesori soddisfino i criteri di accettabilità su un social network. Peter De Wilde, amministratore delegato di Visit Flanders, l'ente del Turismo delle Fiandre, ha raccontato le paradossali difficoltà che ha incontrato nel pubblicizzare la rassegna, prevista per i prossimi due anni, di Rubens, Van Eyck, Pieter Bruegel, segnalando che, attualmente, “è praticamente impossibile per noi promuovere il nostro patrimonio culturale sul social network più importante del mondo”.

 

Molti musei delle Fiandre hanno anche scritto a Mark Zuckerberg per chiedere di intervenire, dispensare le loro pagine dalle regole generali, comprendere quanto sia assurdo considerare un seno dipinto da un artista come se fosse la copertina di una rivista da correggere. Naturalmente, è stato inutile. Se il video, invece, smuoverà qualcosa in questo senso è difficile dirlo. Trasportare Facebook nel mondo reale, anche solo per gioco, anche solo per farne un video grottesco, è un ottimo esercizio di rendicontazione dei suoi paradossi e del suo orrore: ogni tanto qualcuno ci prova, il risultato è sempre esilarante ma, pure, del tutto ininfluente. Qualche anno fa girò moltissimo uno sketch di un tizio che circolava per strada distribuendo bigliettini alle persone con su scritto “accetti la mia richiesta di amicizia”? Ridemmo tutti molto, scuotemmo il capo ancora di più, ci dicemmo quanto fosse miserabile richiedere amicizie a sconosciuti e, subito dopo, tornammo ad accettarne, desiderarne, procacciarcene.

 

Negli ultimi giorni, molti scrittori e intellettuali hanno dichiarato di voler abbandonare Twitter - e i social network in generale - perché diventati “videogiochi per gente rabbiosa” (così ha scritto Maggie Haberman del New York Times, annunciandoil auo ritiro dalle piattaforme online). Nessuno, però, si è scaldato tanto per il povero Rubens declassato a Rocco Siffredi, evidentemente, non ci rendiamo ancora conto di quanto più orribili e rabbiosi e zombie diventeremo, quando ci abitueremo a credere che l'arte si possa e debba ripulire per conformarsi al terribile desiderio che abbiamo di pedagogie e purezze minime.

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Commenti all'articolo

  • Carlo A. Rossi

    26 Luglio 2018 - 13:01

    Alla gentile giornalista: per non sperimentare la censura di Facebook almeno una volta e non doversi far controllare da uno bravo, basterebbe evitare di avere un profilo Facebook. Non è che lo prescriva il medico, tantomeno è stato gravato sulle Tavole dell'Alleanza, mi sembra. Il fatto che internet mette a disposizione di tutti un luogo in cui scrivere ogni cretinata che passi per la testa, non autorizza a dover ammorbare tutti proprio in virtù di ciò. Facebook prolifera grazie alle legioni di minus habentes (e qui sono incluse anche persone con lauree ed una certa educazione, parrebbe) che si sentono in diritto di comunicare al mondo la propria (a volte perniciosa) esistenza. A meno che, per contrappasso, chi non si senta in dovere di fare ciò non sia così pazzo da abbisognare un buon psicologo. Può darsi, nel qual caso fisserò un appuntamento.

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    • xdan52

      26 Luglio 2018 - 14:02

      Lei confonde l'effetto con la causa: la causa non e' Facebook. La censura dell'arte (vada a cercare, oltre a quello da me citato, le altre citta' in Europa dove e' successo recentemente) e' una distorsione mentale.

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  • xdan52

    25 Luglio 2018 - 17:05

    Non va nemmeno dimenticato che nel gennaio 2016 il governo Renzi oso' mettere le mutande alle statue del Campidoglio a Roma. Di queste vere e proprie infamie scrisse Robert Musil. Da "L'indecente e malato nell'arte" di Musil: "Vi sono cose di cui nella comunità culturale tedesca non si parla. Questo fatto non riempie soltanto me di vergogna e ira e di contro ad esso sosterrò l’opinione che l’arte possa non soltanto rappresentare ma persino amare l’immorale e il riprovevole. (...) L’arte può scegliere come punto d’avvio l’indecente e malato, ma quanto viene così rappresentato — non la rappresentazione, bensì l’indecente e malato che ne sono oggetto — non è più né indecente né malato. Anche senza le litanie da sagrestia sulla missione dell’artista è questo un assioma che deriva semplicemente dall’esame spassionato delle funzioni specifiche, attraverso le quali l’opera d’arte si attua. Desideri diversi da quelli artistici non si appagano infatti attraverso di essa".

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  • luigi.desa

    25 Luglio 2018 - 16:04

    Non ho mai avuto dubbi( e lo anticipato e scritto) sul cervello da gallina cibernetica di Zuck. Cervello cibernetico ,ullallà è un cuccagna di miliardi di dollari.

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    25 Luglio 2018 - 16:04

    Sicuri che Zuk non sia finanziato dalle monarchie del golfo?

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    • Skybolt

      26 Luglio 2018 - 17:05

      Almeno prendesse dei soldi per farlo....

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