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Ritratto e autoritratto tra Eco e Narciso

Una mostra in occasione dell'apertura delle nuove sale di Palazzo Barberini e della loro restituzione al pubblico

19 Maggio 2018 alle 06:00

Un breve video in bianco e nero di dodici minuti al centro della Sala del Trono con una splendida Natalie Portman che si muove in una dimensione sospesa tra l’onirico e il surreale, tra illusioni e rispecchiamenti, inseguendo i suoi fantasmi con uomini che fuggono e familiari che appaiono. È Illusions & Mirrors, l’installazione di Shirin Neshat, artista iraniana ma newyorchese d’adozione, già vincitrice del Leone d’argento al Festival di Venezia nel 2009 con il lungometraggio Women without Men. Davanti e a lato, due grandi dipinti di Romanelli e Belloni, Le nozze di Bacco e Arianna e Peleo e Teti che rimandano a vicende mitologiche in cui le donne sono protagoniste. Il ritratto di papa Urbano VIII di Gian Lorenzo Bernini nella Sala dei Marmi tra due tele di Yan Pei-Ming, simboli del potere spirituale e temporale; Il Trionfo della Divina Provvidenza – lo spettacolare affresco di cinquecento metri quadri che Pietro da Cortona realizzò proprio per celebrare la gloria del pontefice e della sua famiglia, i Barberini, che sovrasta Le Ore di Luigi Ontani, un artista che ha messo sempre sé stesso al centro dei suoi lavori, interpretandosi e ritrovandosi nei temi e nelle figure storiche e mitologiche - oltre che simboliche – della storia dell’arte. Il Caravaggio e il suo Narciso che guarda sé stesso riflesso nell’acqua, non curandosi affatto – proprio come nel mito – dell’istallazione di Giulio Paolini intitolata, non a caso, Eco nel vuoto.

 

Sono queste, alcune delle opere imperdibili della mostra “Eco e Narciso”, vista in anteprima e aperta al pubblico dal 18 maggio fino al 28 ottobre prossimo. Ospitata all’interno delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma, rappresenta un’occasione per restituire undici sale di quel palazzo alla città e per presentare insieme ben trentasette opere di venticinque artisti provenienti dalle collezioni delle Gallerie e dal Museo MaXXI di Roma. Quello che hanno cercato di fare i due curatori – Flaminia Gennari Santori, direttore Generale delle Gallerie Nazionali di Arte Antica – e Bartolomeo Pietromarchi, direttore del MaXXI Arte – “è un esperimento”, come hanno spiegato al Foglio, “iniziando a guardare le cose con occhi nuovi, creando un equilibrio perfetto tra le opere e gli spazi”. “Così facendo – aggiungono – tutto cambia, assume nuovi significati e quel che ne viene fuori è un percorso visivo e sensoriale capace di evocare la figura dell’artista, poco importa se vissuto secoli fa o nostro contemporaneo, che è condannato a inseguire un’immagine o un’illusione o entrambe”. Una metafora, quest’ultima, che ben si evince nella tematica del ritratto e dell’autoritratto, declinata poi nelle sue innumerevoli sfumature, dalla temporalità alla spiritualità, dal concettuale al grottesco fino all’erotismo.

 

A tal proposito, nell’appartamento d’Inverno, il Nudo femminile di schiena di Pierre Subleyras – uno dei primi dipinti di donna nuda ritratta dal vivo che non sia rappresentata come una dea o un’allegoria, ma semplicemente come se stessa – viene accostato a SBQR, netnude, gayscape di Stefano Arienti, ritratti di coppie gay agées trovate su internet e poi da lui trasformate in oggetti di studio. Sono ritratte in posizioni molto intime fino a filtrare quell’insieme di voyeurismo, esibizionismo, autocompiacimento e pulsione scopica da cui complessivamente dipendono nella loro scoperta visibilità.

 

Il mito di Eco e Narciso è palese anche nella camera da letto con La Maddalena di Piero di Cosimo e La Fornarina di Raffaello, un santo e un’amante, accanto a Bent and Fused di Monica Bonvicini. Degni di nota, i Libri Cuciti dell’artista sarda Maria Lai, simboli di una dimensione autobiografica ma anche di quell’idea di passaggio capace di costruire senso ed identità. Sono un diario senza parole, ma colmo di linee che rappresentano lo scorrere del tempo e che disegnano, a loro volta, pagina dopo pagina, paesaggi intimi e personali che sono quasi in contrasto con quelli che Filippo Cretoni dipinse per i Barberini intorno alla metà dell’Ottocento.

 

La statua della Velata di Antonio Corradini, una delle preferite dalla presidente del MaXXI, Giovanna Melandri, è stata portata proprio nel museo progettato da Zaha Hadid, dove la mostra ha una sua eco grazie al confronto di quella statua con la fotografia VB74, frutto dell’indimenticabile performance che Vanessa Beecroft fece all’ingresso della struttura quattro anni fa.

 

“La temporalità è il tema centrale della mostra e gli stessi dipinti, le foto, i video e le sculture che abbiamo raccolto, sono immagini nel tempo e del tempo che impone all’esperienza dello spettatore una durata reale”, aggiungono i due curatori. Insieme sono riusciti a mettere a confronto l’arte antica con l’arte contemporanea, un po’ come è stato già fatto al Castello di Rivoli recentemente con Cattelan, Boetti e altri con de Chirico, ma questa è un’altra storia. Il duo (da intendersi, dei curatori e museale) è riuscito a creare un dialogo inedito e rivelatore di ordine psicologico, allegorico e performativo perché, in fin dei conti, citando proprio Pietromarchi, “la grande arte non ha tempo e lo stesso non ha più significato”.

Twitter: @GiFantasia

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