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Il tempo cristallizzato di Höfer premiata dal Sony World Photography 2018

"Spero che questo aiuti a continuare ad abbattere le barriere tra Fotografia e Arte nella percezione pubblica", ha dichiarato l'artista tedesca, principale esponente della Scuola di Düsseldorf

15 Febbraio 2018 alle 11:06

La World Photography Organization ha annunciato che la celebre artista contemporanea Candida Höfer è la vincitrice del prestigioso premio Outstanding Contribution to Photography della Sony World Photography Awards 2018. Una selezione personale delle opere di Höfer sarà presentata nell'ambito della Sony World Photography Awards Exhibition 2018 presso la Somerset House di Londra, dal 20 aprile al 6 maggio. Candida Höfer è una fotografa, nata nel 1944 a Eberswalde, in Germania. È considerata la principale esponente – insieme a Andreas Gursky, Thomas Ruff e Thomas Struth – della Scuola di Düsseldorf, un'istituzione per la fotografia, importante per la ricerca e centro di formazione professionale e artistica di alto livello.

 

"Mi sento molto onorata", ha dichiarato Höfer. "Spero che questo aiuti a continuare ad abbattere le barriere tra Fotografia e Arte nella percezione pubblica". L'artista tedesca è rinomata per la sua metodologia e tecnica precisa, i suoi potenti ritratti di interni ampi e vuoti fanno parte di importanti collezioni e sono esposti nei principali musei di tutto il mondo. I suoi lavori sono noti per la ricerca della perfezione dei dettagli, per i grandi formati, una non comune dimestichezza e tecnica nella gestione e controllo della luce e per l'approccio concettuale.

     

Höfer ha studiato con la coppia di fotografi Bernd e Hilla Becher, fondatori nel 1976 della Classe di fotografia all’interno dell’Accademia di belle arti di Düsseldorf e pionieri di una fotografia attenta alle idee più che alla semplice documentazione, un forte linguaggio iconografico, una tecnica perfetta e per l’idea di serie, dove l’immagine acquista valore anche a livello commerciale. La fotografia di Höfer "discende dalla lettura dell’anonimo paesaggio industriale dei Becher", scrive infatti Luigi Meneghelli su ArtTribune, "ma se ne distacca subito in quanto la composizione delle immagini è determinata dal carattere specifico dei luoghi che vengono ripresi. Anzi, si potrebbe azzardare l’ipotesi che sia il luogo stesso a suggerire il modo in cui va fotografato". "Höfer evita del tutto una 'composizione centrale' dell’immagine, sempre troppo precisa e rigorosa, preferendo lasciar scorrere lo sguardo su uno scenario apparentemente marginale. È così che, pur riprendendo gli interni di spazi pubblici (musei, chiese, teatri, archivi, biblioteche ecc.), crea degli effetti speciali che l’occhio del comune visitatore non riuscirebbe mai ad afferrare. Senza per questo ricorrere ad artifici o a ritocchi digitali. Ma proprio immortalando con immediatezza, precisione, 'cura scientifica', l’ambiente che fotografa. La stessa luce (sempre naturale) sembra cristallizzare il tempo e, in qualche modo, rendere eterna la visione".

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