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Addio Ursula Le Guin, profetica "madre" della grande letteratura fantasy

Una Tolkien al femminile, senza di lei non avremmo Harry Potter

24 Gennaio 2018 alle 19:16

Ursula Le Guin

Ursula Le Guin

Non aveva risparmiato una stoccata quando, insignita del National Book Award 2014, aveva voluto “condividerlo anche con tutti gli scrittori che sono stati esclusi dalla letteratura per così tanto tempo, i miei colleghi autori di fantasy e fantascienza, scrittori dell’immaginario che negli ultimi 50 anni hanno visto tutti migliori riconoscimenti andare ai cosiddetti realisti”. Si badi all’ironia bruciante di quel “cosiddetti”. Se Tolkien è stato il padre di tanto immaginario contemporaneo, Ursula Le Guin, scomparsa ieri a 88 anni, del fantasy e della fantascienza è stata certamente la madre. Meglio ancora, la fata madrina, come la Dama del Lago che allevò Lancillotto con i suoi incantesimi e la sua sapienza.

 

Figlia di un celebre antropologo, apparteneva all’età dell’oro del fantastico novecentesco, che, nell’immediato Dopoguerra, ne spinse gli archetipi verso nuovi confini e li ripropose con forza rinnovata, immettendovi la linfa delle grandi questioni moderne: la psicologia junghiana, il femminismo, il pacifismo, omosessualità e bisessualità, il confronto con altre culture, altri punti di vista. Obbiettò duramente quando il suo protagonista Ged fu “sbianchettato” in un adattamento, e si rifiutò di scrivere una fascetta pubblicitaria a un’antologia che annoverava solo autori maschi e non ospitava niente di diverso anche in termini d’immaginazione o linguaggio, neanche fosse “uno spogliatoio”. La sua influenza è stata davvero enorme. Forse meno appariscente di altri autori, ma costante, vitale e vasta. La sua prosa poetica, saggia e gentile ha accompagnato generazioni di lettori e, significativamente, ha tenuto a battesimo l’immaginazione di molti che a loro volta sono diventati “subcreatori” (secondo la definizione tolkieniana). Senza i suoi Terramare o La mano sinistra delle tenebre, (il suo più famoso, racconta di un pianeta in cui gli abitanti non sono né maschi né femmine, ma assumono caratteristiche di entrambi i sessi nei periodi riproduttivi, quasi una profezia dei nostri tempi), forse non ci sarebbero le scuole di magia di Harry Potter o i cartoni dei Miyazaki, padre e figlio.

 

La sua voce riecheggia in Marion Zimmer Bradley, Robin Hobb, Stephen King, Joe Abercrombie, e Neil Gaiman, che la introdusse alla premiazione del National Award. Come ha scritto la studiosa Silvia Costantino, l’immaginario fantastico sceglie spesso degli adolescenti come protagonisti, perché l’entrata nell’adolescenza costituisce di per sé un varco pieno di ombre e pericoli, da attraversare. Infatti è in quella fase della nostra vita che si comprende davvero che si può morire, e che alla fine certamente si morirà. “La Soglia” era il titolo italiano proprio di un romanzo di Ursula Le Guin, il cui titolo originale era “Beginning place”. Dopo aver raccontato quell’ingresso misterioso per tanti anni, dopo aver sostenuto i suoi lettori a non temere le piccole grandi morti implicite in ogni cambiamento, dopo averli esortati a guardare meglio le proprie ombre, a difendere e trasmettere il grande bagaglio delle nostre storie condivise e a inventarne di nuove, dopo averci armati cavalieri e maghe, anche la fata si è addentrata nelle ombre.

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