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Desideri e profezie per l’anno che è appena cominciato

Califfato, Corea del nord, crescita economica, elezioni, Mondiali di Russia e grandi romanzi. Sei spunti per capire cosa accadrà nel 2018

1 Gennaio 2018 alle 16:48

Capiremo che cosa vuole il giovane Kim

Per anni abbiamo considerato la Corea del Nord uno dei regimi più imprevedibili del mondo, guidato da una dinastia folle e sanguinaria. Fino alla fine del 2011 almeno avevamo un interlocutore: Kim Jong-il era l’uomo che aveva disatteso ogni accordo internazionale, ma aveva pur sempre stretto la mano al presidente americano Bill Clinton, aveva un rapporto privilegiato con Pechino e sapeva usare con strategia le minacce, le promesse e le richieste di aiuto. Dal 2012 in poi, però, tutto è cambiato. Quando è salito al potere Kim Jong-un di lui avevamo pochissime notizie, sin da quando è al potere non è mai uscito dal paese e non ha mai incontrato ufficialmente un leader straniero. Questo alone di mistero ha moltiplicato le fake news sul conto di Pyongyang, rendendo difficile distinguere il vero dal falso. A poco a poco ogni previsione di collasso della Corea del Nord, privata di un leader capace, è stata smentita. Oggi Kim Jong-un è più forte che mai, in sei anni ha consolidato il suo potere e isolato ancora di più la nazione per “il bene” del regime. Soltanto nel 2017 il giovane Kim ha compiuto più test missilistici di quanti ne abbia fatti il padre durante i diciassette anni di governo. E poi due test nucleari a distanza di soli otto mesi, uno a gennaio e uno lo scorso settembre – quest’ultimo il più potente mai registrato. Cosa vuole Kim Jong-un?, è la domanda più ricorrente. La risposta potrebbe arrivare nel corso di quest’anno: per riaprire i colloqui e iniziare un nuovo round di negoziati, la condizione posta dal giovane Kim è il riconoscimento della Corea del Nord come potenza nucleare. Il lato più imprevedibile, piuttosto, resta quello di Donald Trump, che ha smantellato la strategia della “pazienza strategica” del suo predecessore e sembra deciso a risolvere una volta per tutte la questione nordcoreana. Ma un first strike, anche se spesso implicitamente minacciato, non può essere la soluzione. L’unica alternativa realistica, condivisa da molti analisti, è quella di tornare al tavolo dei negoziati, e lasciare alla Cina il lavoro sporco nel caso in cui fallissero.

 

Giulia Pompili

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Commenti all'articolo

  • paolopaolacci

    01 Gennaio 2018 - 19:07

    La lucidità degli articoli del Foglio è una lezione semplice, culturale, sociale e indispensabile per partecipare alla costruzione del futuro dell'Italia. Grazie al Direttore per tutti. Paolo Paolacci

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