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Promuovere un film è un'arte (il cinema un po' meno)

Onnipresenti su internet, i trailer spingono al cinema molto più delle recensioni: uno guarda, magari mentre aspetta di vedere un altro film, e si fa un’idea. Il Festival dei Trailer e della Promozione spiega i mestieri del trailermaker e del postermaker.

7 Ottobre 2016 alle 19:57

Promuovere un film è un'arte (il cinema un po' meno)

Foto di Dale Mastin (via Flickr)

Dopo tredici anni a Catania si cambia. Il Trailers Film Fest si trasferisce a Milano. A guardare il manifesto con l’elefante sul tappeto rosso, il Duomo sullo sfondo, un signore con il completo da manager e la valigetta che impettito lo osserva (l’elefante, non il Duomo) sembra che il pachiderma renda omaggio alla location che fu. Temiamo sia una rivisitazione – si dice così? – della Piazza Duomo catanese con al centro la Fontana dell’Elefante di Giovanni Battista Vaccarini. Come dire: ne uccide più il ragionamento dell’illustrazione (che comunque sembra risalire più o meno al 700 di Vaccarini, pubblicitariamente parlando: nella serie “Mad Men” erano molto più avanti).

 

Onnipresenti su internet, i trailer spingono al cinema molto più delle recensioni: uno guarda, magari mentre aspetta di vedere un altro film, e si fa un’idea. Il Festival dei Trailer e della Promozione – è iniziato il cinque ottobre al Teatro dal Verme e all’auditorium Giovanni Testori, Palazzo della Regione Lombardia, si chiuderà stasera – spiega i mestieri del trailermaker e del postermaker. Discute di diritto d’autore, esamina i casi di scuola come “Perfetti Sconosciuti”, e assegna premi. Il passaggio dalla Sicilia alla Lombardia lo ha reso più istituzionale – partecipano gli allievi della Civica Scuola di Cinema intitolata a Luchino Visconti – e più ricco di appuntamenti.

 

Tavole rotonde, dibattiti, concorsi, premi, anteprime e celebrazioni non bastano per nascondere la qualità non eccelsa (diciamo così) dei trailer che vediamo in circolazione. Promuovere è lecito, oltre che indispensabile – la merce va venduta e va venduta bene, non saremo certo noi a lasciarci scappare una parola contro il mercato. Ma se voglio vendere una scatola di pelati, e i pelati magari stanno passando un momentaccio perché la gente vuole il sushi – è inutile scrivere sulla scatola “riso e fettine di pesce”. Magari gli spettatori ci cascano una volta, magari ci cascano anche una seconda – capita pure a noi di credere a un risvolto di copertina invitante, eppure sappiamo benissimo come sono fatti e quanto distano dal libro. Poi uno si infuria e non crede più a nulla, come se avesse davanti il trailer di “Shining”, trasformato da horror (con pugnale e spaventose sopracciglia di Jack Nicholson) a “feel good comedy” dove la famiglia sorride felice.

 

Il maestro è Checco Zalone. In tutto, ormai anche negli annunci che una volta si chiamavano Pubblicità Progresso (era un marchio, è diventato un nome comune: vuol dire colpire nel segno). Per esempio, la raccolta fondi per i malati di Sma: spot scorrettissimo e geniale, da far vedere e rivedere a chi fa comunicazione pubblica. Per “Quo vado?” scrisse e recitò tre sketch originali. Perché non è giusto sprecare le battute migliori. E perché non è detto che le battute migliori – se ascoltate fuori contesto – facciano ridere.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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