“L’assedio di Bruxelles”. Il romanzo che anticipò la guerra tra islam, fiamminghi ed euroburocrati
Distopia brussellese. Scritto nel 1996 dall’ingegnere belga Jacques Neirynck, immagina un futuro in cui l’islam ha conquistato Molenbeek e vuole resuscitare la Umma.
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23 MAR 16
Ultimo aggiornamento: 07:19 AM | 11 AUG 20

Il punto d’osservazione è quello di Charles Vandewalle, architetto di professione e poeta a tempo perso, trascinato a malavoglia nel tentativo di golpe dell’amico Boze. Ma più del suo rocambolesco tentativo di boicottare l’uomo forte dei fiamminghi, oggi risalta la descrizione della guerra civile che si scatena in città. L’autore ne traccia gli sviluppi su una mappa. Da una parte il quartier generale dell’Unione europea e i burocrati che lo abitano che nemmeno riescono a trovare una posizione coesa di condanna delle violenze urbane. A nord i fiamminghi che, organizzati in una Milizia, conquistano territori e impongono ai francofoni di non esprimersi più nella loro lingua. In mezzo, la comunità islamica, prima sparpagliata tra Schaerbeek e Saint-Gilles, poi spinta progressivamente a raggrupparsi nel “ghetto” di Molenbeek. Il quartiere dal quale, fuor di finzione, da settimane si irradiano decine di terroristi made in Europe. Lo stesso quartiere che venerdì scorso ha accolto con un lancio d’oggetti la polizia belga che arrestava Salah Abdeslam, uno degli autori della strage del Bataclan a Parigi. Nel romanzo di Neirynck, decine di migliaia di cittadini originari del Maghreb e della Turchia hanno già trasformato “le chiese vuote in moschee”, rispondono alla violenza con la violenza, aggrediscono le forze dell’ordine del nuovo stato indipendentista fiammingo. Il moderato Rachid, amico di Vandewalle, davanti a una birra ammette: “Tu e io ci capiamo. Ci capiamo in ogni circostanza. Ma la religione diventa fonte di controversie per il cittadino comune. I cristiani e i musulmani non hanno smesso, né smetteranno mai, di affrontarsi”.
Continua a parlare Rachid, islamico moderato a colloquio con l’amico Vandewalle: “Cristiani e musulmani non smetteranno mai d’affrontarsi. In Libano, in Afghanistan, in Bosnia, in Algeria. Era nelle cose che prima o poi questo conflitto si riproducesse nel cuore dell’Europa. L’islam è fatto in maniera tale che può essere tollerante nei confronti delle comunità ebraiche e cristiane fino a quando queste ultime sono delle minoranze. Ma l’islam non ha mai vissuto esso stesso in condizione di minoranza, come invece accade da quasi un secolo in Europa”. Da fede di alcuni immigrati per ragioni economiche – ragiona con distacco Rachid – si è trasformata in collante “nel tentativo di tornare a costruire la comunità originaria, la Umma”. E “ciò che rende la situazione attuale così esplosiva è paradossalmente il fatto che tutti questi fuggitivi hanno ora un passaporto belga, che siano di seconda o terza generazione rispetto ai lavoratori immigrati. Questi sono dei belgi musulmani”.
Il romanzo di Neirynck, nonostante tutto, è a lieto fine. Il fallito golpe fiammingo e la guerra civile rientrata, nelle intenzioni dell’autore naturalizzato poi svizzero e francese, dovevano servire da ammonimento per un processo di integrazione europea svuotato dei suoi valori originari. Ma in copertina, nell’ultima edizione pubblicata vent’anni fa, campeggia ancora un dettaglio inquietante del “Giardino delle delizie”, il trittico dipinto su tavola nel 1503 dal pittore fiammingo Hieronymus Bosch. Tra le tante scene bibliche, la scelta è caduta infatti sull’inferno e nello specifico su una vasta città in fiamme attaccata in più punti da orde di esseri non meglio precisati.
Bruxelles, 2016.
Bruxelles, 2016.