Gabriel Garko (foto LaPresse)

Friendly Festival

Maurizio Stefanini
Il ddl Cirinnà inizia oggi il suo calvario parlamentare, ma a Sanremo tutto è stato già detto.

Roma. Le polemiche su unioni civili e stepchild adoption sono audience ricca, così prima ancora di iniziare il Festival di Sanremo del 2016 è già passato alla storia come l’edizione più gay friendly di tutti i tempi. E pensare che a dicembre era partito addirittura con un’accusa di omofobia di Scialpi, maitre à penser: “Sono stato scartato perché volevo cantare con mio marito”, aveva detto. Ma già a gennaio allo stesso Carlo Conti, attaccato da Scialpi, Selvaggia Lucarelli mandava una lettera aperta in cui faceva il rimprovero esattamente opposto. “Sul palco dell’Ariston ci sono più icone gay che garofani”, scriveva sul Fatto quotidiano. Dicendosi portavoce “di tutte le donne deluse e amareggiate per questa veste spudoratamente gay friendly che hai dato al Festival di Sanremo”. Bersaglio principale Gabriel Garko, che secondo la corsivista preferita da Marco Travaglio “non ha una fidanzata dal Cretaceo ma continua a sostenere di avere fidanzate che evidentemente conserva in botti di rovere come il passito”. “Io icona gay?”, ha risposto il diretto interessato, “Se mi desidera un uomo va bene, ma sono un sex symbol”. Sul palco dell’Ariston saliranno poi l’icona gay Tiziano Ferro, che ha fatto coming out da tempo, e Patty Pravo, per il suo pluridecennale look androgino. E Arisa pure, che ha confessato di cercare qualche donna per sperimentare una pulsione bisessuale. E perfino Cristina D’Avena, che forse è un po’ più da interpretare. I funghi dei puffi come prototipo di un gay village? In effetti la cantante di recente ha detto di essere consapevole che i gay amano le sue canzoni, ma qualche anno fa aveva invece rifiutato di cantare in un locale gay proprio spiegando che “il mio pubblico sono i bambini”.

 

C’è poi Elton John, che basta a provocare le ire di Gasparri. Ma il direttore di RaiUno Giancarlo Leone aveva messo le mani avanti sui possibili esiti dirompenti della sua presenza: “Non abbiamo la più pallida idea se Elton John verrà con il marito o meno, verrà martedì in prova. Lo abbiamo invitato in tempi non sospetti, non credo che il dibattito nell’Aula parlamentare risentirà della sua presenza”. E ci sarà anche l’irlandese Hozier, che spergiura di non essere gay ma di aver fatto un video dai contenuti particolarmente espliciti in quanto “difensore della libertà”. In effetti la sua canzone “Take Me to Church” è una denuncia contro le discriminazioni omofobe in Russia e racconta la storia di una coppia gay perseguitata da un gruppo estremista. E chissà se salterà fuori qualcosa dai contenuti delle canzoni in gara, che in passato portarono la tematica gay a Sanremo anche senza bisogno di “icone”. Apripista fu in particolare nel 1996 “Sulla porta” di Federico Salvatore: il “mago di Azz”, come si definiva un rapper cabarettistico napoletano diventato famoso al Maurizio Costanzo Show. E pure cabarettistico il tema da lui affrontato in “Eravamo quattro froci al bar”, demenziale parodia di Gino Paoli. Ma la canzone per il Festival era invece in chiave melodrammatica. La censura, è vero, fece modificare l’originale “sono un diverso, un omosessuale” in “sono un diverso e questo ti fa male”, ma restava la requisitoria contro una madre incapace di accettare l’orientamento sessuale del figlio. Arrivò solo tredicesimo, e per un po’ il tema tornò tabù.

 

 

[**Video_box_2**]Le canzoni della Tantangelo e di Povia

 

Nel 2008 tornò alla carica Anna Tatangelo con “Il mio amico”: “Il mio amico cerca un nuovo fidanzato / Perché l’altro già da un pezzo l’ha tradito / Dorme spesso accanto a me dentro al mio letto / E si lascia accarezzare come un gatto”. Arrivò seconda. Come a chiamare un dibattito, l’anno dopo Povia rispose con “Luca era gay”. “Luca era gay e adesso sta con lei / Luca parla con il cuore in mano / Luca dice sono un altro uomo”. La battaglia si scatenò perfino sul palco, con Bonolis che si disse a favore della libertà di espressione del cantante – anche magari non condividendone i contenuti – e Benigni che rispose con un pistolotto sugli “omossessuali che non sono fuori dal piano di Dio”. Comunque, arrivò terzo. E pure terzo (più il Premio della Critica) fu nel 2013 “Il postino (amami uomo)” di Renzo Rubino: “Amami uomo con le mani da uomo / e toccami fiero / con un soffio leggero / Bello di mamma”.

Di più su questi argomenti: