Nessuna paura, ai Musei Capitolini si fa arte concettuale

Sofia Silva
La ragion di stato fa perdere la ragione e favorisce la fioritura di nuove invenzioni del pensiero e dell’arte: coloro che si sono occupati d’accogliere al meglio il presidente iraniano Rohani in Italia, con audace messinscena ci hanno ricordato che le statue di nudo dei Musei Capitolini sono nude.

La ragion di stato fa perdere la ragione e favorisce la fioritura di nuove invenzioni del pensiero e dell’arte: coloro che si sono occupati d’accogliere al meglio il presidente iraniano Rohani in Italia, con audace messinscena ci hanno ricordato che le statue di nudo dei Musei Capitolini sono nude. Nudi sono gli dei, le dee e gli eroi. Abituati al loro disinvolto passeggiare per musei, gallerie e boschetti, ce ne eravamo scordati. Altro che un volgarotto separé a proteggere il sensibile Rohani dalle statue e le statue dal sensibile Rohani; né alcun lenzuolo copre le arcaiche pudenda, prendendosi il lusso ogni tanto di scivolare giù; solidi parallelepipedi, asessuati grigetti, blindano le veneri.

 

Come per ogni opera d’arte concettuale, delle scandalose scatole ben più scandalose dei nudi, vanno analizzati i dettagli. Innanzitutto diciamo che queste scatole sono davvero scatole, anzi scatoloni, ritagliati in un misterioso materiale. Chi c’è dentro? Chi sta in agguato? La Venere che fingendo di coprirsi il seno con la mano lo esibisce? Il Galata, il cui membro virile s’affaccia con orgoglio sui dirimpettai, parimenti nudi, Amore e Psiche? Non è dato saperlo. Eppure Eros sfugge sempre alle prigioni; a uno di questi scatoloni manca il tetto, in cima fa capolino una scaltra manina di marmo: è lui, il vedo-non-vedo che con audace ammicco salva l’onore dell’Occidente. Esenti da inscatolazione le steli e i bassorilievi, che se ne stanno lì, nudi come lo scultore li ha fatti: non avendo certi attributi e conclamate sporgenze, sono stati penalizzati. Chiamiamola, à la Clement Greenberg, ‘la tragedia della bidimensionalità’.

 

Sì, insomma, gli inscatolatori hanno fatto del loro meglio, ma siamo sicuri che Rohani avrebbe chiuso gli occhi dinanzi alle magnifiche nudità? Boh! Sono invece sicurissima che i miei occhi, al cospetto dei temibili scatoloni, avrebbero lacrimato come quelli della Madonna di Siracusa. Confesso e me ne assumo la pena: l’arte concettuale mi fa schifo, troppa sudata consapevolezza. E poi, perché inscatolare le statue come cadaveri in una bara? Quello della bara è un concettualismo superato, già nei Sessanta l’artista Ben Vautier gettò all’aria la scatola in cui aveva rinchiuso l’idea di Dio: insomma, la bara è démodé, si preferiscono le ceneri al vento. Gli dei e gli eroi disdegnano le bare, casomai gradiscono gli Champs-Élysées, ma neanche troppo; installazione per installazione, sarebbe stato meglio radunarli tutti in uno sgabuzzino per un party sfrenato, oppure lasciarli al loro posto e travestirli con bragoni da maggiordomi, cuffiette da cameriere, con scamiciati di Miu Miu e completi di Armani. L’interpretazione artistica di tale sfoggio avrebbe suscitato il richiamo di tout le monde, con ben altro glamour che una generale derisione, soprattutto dai cugini francesi.

 

[**Video_box_2**]Rohani e Renzi hanno tenuto il loro storico discorso tra il cavallo di Marco Aurelio e il “Leone che azzanna il Cavallo”, truculento gruppo scultoreo di fauci, disperati nitriti e intorcolate criniere. Verrà il giorno in cui due capi di stato pronunceranno i loro solenni discorsi tra le nude grazie delle Veneri e degli Apollo? E se oggi, in gran segreto, il Papa avesse guidato Rohani nel luogo più sacro della cristianità, la Cappella Sistina, dove sono proprio tutti nudi, e che nudi?!

 

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