Un momento della diretta tv degli attacchi a Parigi di ieri sera (LaPresse)

Parlando di "follia jihadista" l'occidente costruisce la propria sconfitta

Antonio Gurrado
All'ennesimo giornalista che parla di "follia jihadista" commentando gli attentati di Parigi si capisce con quanta meticolosità l'Occidente stia costruendo la propria sconfitta. Siamo (ma presto saremo stati) una civiltà incapace di trovare una giustificazione al male se non ricorrendo alla psicologia, a trame intime degli individui la cui ricerca ossessiva e ombelicale ci impedisce di comprendere e valutare seriamente le ragioni della politica e soprattutto della religione.

All'ennesimo giornalista che parla di "follia jihadista" commentando gli attentati di Parigi si capisce con quanta meticolosità l'Occidente stia costruendo la propria sconfitta. Siamo (ma presto saremo stati) una civiltà incapace di trovare una giustificazione al male se non ricorrendo alla psicologia, a trame intime degli individui la cui ricerca ossessiva e ombelicale ci impedisce di comprendere e valutare seriamente le ragioni della politica e soprattutto della religione, che muovono gli islamici in modo più vigoroso e convincente di quanto possa mai fare un raptus collettivo. Equipariamo l'attacco su vasta scala dell'Islam all'Occidente alle occasionali esplosioni di malvagità dei vicini di casa che sterminano la famiglia nonostante che tutti li ritengano brave persone. Riteniamo inspiegabili razionalmente questi eventi perché ci spaventano; sono la testimonianza della presenza concreta del male nel mondo e nell'uomo e allora, non potendo negarli, li nebulizziamo nelle tortuosità psichiche. Lo stesso ci è capitato dopo il disastro Germanwings, quando si parlò di gesto suicida di un folle per evitare di ammettere che il pilota tedesco avesse deliberatamente deciso di ammazzare centocinquanta persone e che quindi, più che folle, andava considerato malvagio.

 

Qualche giornalista parlerà di "malvagità jihadista"? O cederemo tutti alla comoda tentazione della rimozione? Ci trincereremo dietro un dito per non vedere che si tratta di libera e volontaria scelta del male, che come tale va affrontata e punita, e faremo finta di non accorgerci che i terroristi hanno colpito stadi, ristoranti, teatri ovvero i luoghi dell'intrattenimento che caratterizza la cultura occidentale degli ultimi cent'anni. Hanno colpito i luoghi cardine della rimozione, quelli in cui andiamo per dimenticare che la stessa possibilità di andarci è costata secoli di sangue, così che oggi li diamo per scontati; non li riteniamo più appannaggio della nostra civiltà (presto ex civiltà) e non capiamo più che la libertà di andare allo stadio o al ristorante o al teatro è un bottino di guerra. I combattenti islamici invece lo capiscono benissimo; il fatto che abbiano colpito lì dimostra che sono tutt'altro che folli, quindi continueranno a distruggerci con lucidità mentre noi li considereremo con la commiserazione degli ingenui, degli insipienti, degli imbecilli. Possiamo restare tranquilli; perderemo.

 

Questo post è comparso anche sul blog di Antonio Gurrado, Candido.