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Elogio della fatica

Non tutti conoscono la “100 km del Passatore” se non gli addetti ai  lavori. Non è considerato un evento mediatico interessante se non per la nostra zona e per chi si prepara tutto l’anno per parteciparvi.

1 Luglio 2010 alle 10:00

Non tutti conoscono la “100 km del Passatore” se non gli addetti ai  lavori. Non è considerato un evento mediatico interessante se non per la nostra zona e per chi si prepara tutto l’anno per parteciparvi. E già, sembra semplice detta così, ma 100 km come questi sono considerati un esame di eccellenza per i maratoneti e un proposito, una sfida con sé stessi, per gli amatori.
Già da domani chi vorrà partecipare alla edizione del 2011, farà bene a cominciare gli allenamenti, e senza scherzare

Da Firenze partenza alle ore 15.00 del sabato con arrivo in serata (per il primo classificato, che quest’anno ha tenuto una media di 14 km orari) fino all’orario limite delle 11.00 della domenica mattina.
Con il proposito di accompagnare per gli ultimi chilometri un amico parroco, che con la sua corsa ha onorato la memoria di Sant’Umiltà, una santa nata a Faenza, della quale quest’anno ricorrono i 700 anni dalla morte,  facendo tappa nelle numerose chiese sul percorso, incrocio l’arrivo degli ultimi concorrenti che ancora sperano di arrivare.
Sono visi stanchi di chi ha camminato per una ventina di ore, aiutati solo da qualche punto di ristoro e massaggio agli arti inferiori, nell’afa che li accoglie a Firenze alla partenza, fino al freddo umido e pungente sulla Colla di Casaglia,  il valico dell’Appennino che collega la Romagna con la Toscana.
Tremenda e interminabile salita affrontata nel buio e nella solitudine completa, soli con i propri passi e la strada da percorrere.
Sono stanchi dicevo, sofferenti alcuni, con le gambe che fanno male veramente e i piedi che non ne possono più . Visi che rispondono volentieri al “buongiorno” con un grande sorriso che tradisce l’orgoglio di avercela fatta, di essere riusciti a sfidare sé stessi,disdegnano con una smorfia l’autobus che raccoglie chi non ce la fa più.
Ormai i pochi chilometri che li dividono dall’arrivo non sono più un ostacolo.
Persone di tutte le età e, direi di tutte le estrazioni sociali, gente che si è allenata duramente tutti i giorni per molte ore per sopportare i disagi che questa corsa comporta.
Li seguo con lo sguardo, con l’ammirazione di chi, dopo pochi chilometri tirati di bicicletta sente già le gambe indolenzite.

Eroi del silenzio e della notte, che non diventeranno mai famosi, che porteranno a casa il pettorale e la medaglia di partecipazione e con orgoglio potranno dire “Se sono riuscita in questa impresa posso affrontare tutto!”

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